22/12/2007

Sabato pomeriggio...


...in un dopo pranzo seguito a una mattina di lavori di casa. E' questo il momento, per me, da dedicare alle faccende.
Non nascondo che mi piacerebbe farlo in momenti diversi. Vorrebbe dire essere "casalinga"...ed ebbene sì, non mi dispiacerebbe affatto.

Marco è di là che lava i piatti e intanto canta l'inno nazionale (non so perchè, ma quello è!), tra scrosci d'acqua e botte di piatti che si scontrano.
Tra un po' usciamo, ultimi, indispensabili, economici e soprattutto utili regali natalizi respirando biossido di carbonio romano, quasi vaticano. Chissà che un po' di santità mista a quelle polveri aleggianti non ci invada e ci renda più buoni!

Mi pesa sulla crapa l'incarico di pensare anche per gli altri; ieri sera mio padre, sulla A1 direzione Roma, mi chiama dicendo: cosa regalo a tua mamma?
Gli anni scorsi, con un certo anticipo, mi veniva davanti e mi diceva "pensa un po' cosa posso regalare alla mamma...", questa volta, non avendomi a portata di mano, me lo chiede per telefono...
Ho già perso un'occasione di regalo per mancanza di disponibilità nei negozi e non so cosa regalarle...e devo anche pensare per lui!!!

Mi sono riservata una notte e una mezza giornata per pensarci...e non è che sia qui con la mente piena di idee, diciamocela tutta...
Qualcosa mi è balenato...ma mi brucerei un'occasione che volevamo tenerci buona...
Vedremo...le vetrine ci ispireranno, vedremo fino a che punto...

Nel frattempo non realizzo ancora del tutto che martedì è Natale...il compleanno di Gesù...
Sembra ieri, quando le colleghe mi dicevano, ed era un anno fa, "Maria Chià, pensa che questo è il tuo ultimo Natale da nubile!"...

Com'è possibile che sia già passato un anno...
non lo so, ma è così. Anzi, lo so, ed è come è sempre stato.
E va bene.


PS NIENTE FOTO, BLOGGER NON COLLABORA...GGRRRRRR!


(PS INVECE, A DISTANZA DI 2 GIORNI, SONO RIUSCITA A POSTARE UAN FOTO DEL NOSTRO ALBERO DI NATALE...!!!)

17/12/2007

LAS VEGAS - by night&day-


Arrivati a Las Vegas verso metà pomeriggio, dopo un paio d'ore ci rivediamo con il gruppo in un punto specifico dell'albergo per andare al buffet e cenare.
Questo primo passaggio interno al Luxor ci fa prendere le misure di quanto esteso e labiribtico sia il nostro hotel, come tutti gli altri, del resto.
L'ambientazione è egiziana e se non fosse che chi passa (perchè ospite o turista che entra, guarda e va via) è vestito all'occidentale, si direbbe di trovarsi su un set cinematografico. Forse da qualche angolo, da un momento all'altro, spunta una mummia che cammina o uno schiavo o un faraone...

Per arrivare al ristorante, da qualsiasi punto dell'hotel si provenga, si deve per forza passare dal casinò: non sia mai che per mangiare ci si dimentichi di giocare qualche dollaro alle slots!
E si gioca ad ogni ora...
Avremo modo di scoprire che i casinò sono aperti 24 hrs a day...perchè la gente va lì per giocare e giocare a qualsiasi ora...
Ceniamo a un buffet di cui non si vede la fine. C'è tutto di tutto: cucina cinese, americana, internazionale... Frutta "normale", esotica (mangerò una macedonia di frutta esotica fresca il cui gusto mi rimarrà in bocca a vita, credo!), fresca, secca...
Non si finirebbe mai di mangiare, poi per forza di cose, non entrandotene più nello stomaco, a un certo punto ci si deve fermare!
Fa anche un effetto controverso, però, trovarsi qua dentro e pensare di poter mangiare quello che si vuole, nella quantità che si vuole, sapendo che altrove, magari nemmeno tanto lontano da noi, c'è chi non sa quale sarà il prossimo pasto, se in giornata o chissà quando...

Dopo cena partiamo per il giro guidato per alcuni hotel. Perchè sì, qui gli hotel si visitano come fossero musei, esposizioni...
Fuori il sole sta calando e inizia lo splendore di Las Vegas; il traffico si intensifica e la gente si riversa nelle strade.
Fa caldo, l’aria desertica si fa sentire: siamo tutti smanicati. Smanicati e attoniti. Quello che stiamo vedendo non è reale, non può che essere finzione. Non è possibile che una città sia stata costruita dal niente e abbia come unico scopo quello per cui viene tenuta in vita: il gioco d’azzardo, legalizzato nel 1931, e lo sfoggio dell’eccesso, ad ogni angolo e in ogni particolare.
2 milioni di persone su 286.000 kilometri quadrati ad esibire la futilità stessa di questo posto

Tutto qui è fatto per essere “più di”, tutto è in competizione con tutto.
E’ una gara a chi ha l’albergo più lussuoso degli altri, con più camere, coi costi più alti, con più superficie, con più luci, con la luce che arriva più lontano in cielo, con più show dentro, con più ospiti nell’arco dell’anno, con più Vip tra i suoi clienti...
Las Vegas è la follia, pura, non semplpice, ma totale, tutta. E folli sono coloro che la popolano.
Qui c’è un tizio, Whyn, che dopo aver costruito un paio di alberghi, ha deciso di metterne su uno che fosse la sintesi di tutti questi “più”. Così ha costruito il Whyn, uno dei più raffinati e, devo dirlo, più di gusto rispetto agli altri che abbiamo avuto modo di vedere...
Certamente, con più gusto, ma anche con più ostentazione del lusso; non si può descrivere un corridoio al piano terra largo una quindicina di metri...cosa può esserci e di che grandezza, dietro quelle porte, se il corridoio per arrivarci ha certe dimensioni?

Giriamo, seguendo la guida, tra uno show e l’altro.
Ci ritroviamo prima al Caesar Palace, nell’antica Roma, dove la Celine Dion da due anni se la canta e se la suona nel teatro dell’hotel, dove si fanno anche gli incontri di boxe...
Arriviamo al href="http://www.vegas.com/slideshows/hotels/venetian/slideshow.html">Venice, dove Palazzo dei Dogi, ponte di Rialto e laguna ci attendono, con tanto di gondole (piatte, però, non inclinate da una parte...beccati) a motore e gondolieri che emulano canzoni veneziane ai cinesi che fanno il giro in gondola...a Las vegas!
Visitiamo il Mirage e il giardino botanico; il Bellagio, con uno scorcio di lago di Como di fronte al quale si erge una tour Eiffel in scala, in dotazione all’hotel Paris...
C'è il Mirage, col suo vulcano finto che fa spettacolo, l'MGM Grand, con una mega riproduzione dello stesso leone che da bambini (e anche adesso...) vediamo nella sigla di inizio di certi cartoni...
Notiamo che qui tutto è copia (approssimativa) o imitazione di un qualcosa che non è americano.
Non c’è una riproduzione di qualcosa di loro. Certo, c’è il New York New York...ma solo quello...
E’ come se gli americani fossero prigionieri di un forte senso di inferiorità rispetto al resto del mondo... Riproducono tutto, paraganonano tante delle loro cose a quelle altrui, soprattutto italiane....

La follia prosegue con la vista di Las Vegas downtown, quella che fu l’originaria Las vegas, la prima, la città dell’esordio...
E’ qui che ci appare quello che abbiamo già visto in televisione in film e video musicali.
Trovo l’albergo sotto le cui luci gli U2 cantarono I still haven’t found what I’m looking for...e non posso fare a meno di guardare, fotografare e riprendere...

E’ tutto eccesso, qui, ma credo che il massimo della mancanza di utilità dell'essere, lo raggiunga un tunnel il cui tetto interno è ricoperto di lapadine. 2 milioni di lampadine che, comandate da un computer, si accendono, cambiano colore, creano immagini...
Utilità? Nessuna. Spettacolo. Puro e (non tanto) semplice spettacolo!
Ma quali costi può avere tutto questo?

Spesso questa nostra impressione verrà confermata dall'evidenza dei fatti, altre volte non potremo che rasegnarci e pensare che, veramente, la follia umana, realmente raggiunge limiti impensabili!

14/12/2007

FRIDAY NIGHT

La mia giornata finisce qui, alle 22:35 di questo venerdì sera. Che poi mica è tardi, è vero, ma considerando che questa mattina, signore e signori, sono uscita di casa alle 07:00...mi sembra di averne fatte abbastanza, per oggi.
Domani mattina shopping in Rome downtown e poi si vedrà.

Ora basta...non riesco nemmeno a trasformare in tasti schiacciati quello che mi rimbalza nel cervello, che è tanto e articolato.
Vedremo in futuro...
(Intanto codesta immagine è quanto vediamo la mattina all'ora della sveglia, con tanto di luna...)

09/12/2007

PREPARATIVI


Sono qui, in quest'uggiosissima e piovosa domenica pomeriggio di inizio dicembre, a casa, nella solita vip lounge di Roma centro.
Ho nelle orecchie la colonna sonora di The Mission, creata da quel genio della musica conosciuto come Ennio Moriccone...e una certa atmosfera s'è creata.
Aspetto Marco, prima di iniziare il lavoro che ci porterà a dar vita al primo albero di Natale di casa nostra.
Sono impaziente. Mi rendo conto di esserlo scrivendolo.
Ho un qualcosa che sento qua, dentro di me, in fondo allo stomaco.
Natale mi ha sempre fatto questo bell'effetto.

Non sono quella che spera che passi presto, quella che non vede l'ora che sia il 7 gennaio, quella che si rompe a stare a casa con chi ama, per tutto il giorno, senza orari da rispettare facendo quello che si ha voglia di fare.
Non lo sono mai stata e non lo sarò mai.

Sono quella che aspetta questi giorni perchè sta bene con chi "è previsto che si stia"...
Sono contenta e sto bene, perchè in questi giorni vedo più chiara quella Luce che mi porta avanti in tutto l'anno e che si avvicina.
...e per fortuna che ritorna ogni anno...non ce la farei senza.

06/12/2007

ULTIM' ORA

Mi sento sempre in viaggio, da quando ho la connection to the net a casa.
Sono sempre seduta in sala, sul nostro divano rosso non esageratamente moderno ma nemmeno classico, che contrasta molto bene con il mobile e il tavolo color noce, caldi e schietti, con le venature in evidenza...e sebbene la scena sia sempre molto casalinga, dicevo, mi sento come in un aeroporto (magari, significherebbe un viaggio in corso...), visto che ho sempre il pc sulle gambe e non vado si mouse esterno ma di pad integrato.
Mi sento in una sala d'attesa della businnes class lounge...
Mi piace.

Inoltre da un paio di giorni non riesco a smettere di sentire Sarah Brightman, fino a 48 ore fa sconosciuta ai miei timpani...
Mi venne trasferita su pennna USB da Xavier, domenica scorsa, sempre in un momento di pc sulle gambe, velocememente, durante un passaggio di foto datate W-Day (wedding-day), a casa dei miei suoceri...
Me la presentò come una che fa musica simil arabeggiante.
In realtà non so nemmeno io come definirla. Ogni tanto sembra che abbia qualcosa anche di indiano (quelli con le penne, non quelli dell'India)...
Certamente ha una voce da esaltazione. E questo le basta.

Fatto sta che tutt'oggi in ufficio la Sarah ha girato in Media Player, sempre dalla suddetta penna USB e ora mi fa tremare le dita sui tasti e fantasticare con la mente, mentre scrivo.
Era un po' che la musica non mi faceva questo effetto.

(A SEGUITO DI INDAGINI, EMERGE CHE:
Wikipedia la dà come cantante lirica (soprano) e pop inglese, che canta pop, techno, lirica, new age.
E te credo che non riuscivo a collocarla in nessuno stile musicale...'zzarola!

04/12/2007

ZION PARK-LAS VEGAS


L'itinerario di oggi prevede Zion Park e tappa a Las Vegas, costeggiando la Sierra Nevada.
Lo Zion, l'ultimo dei parchi di questo viaggio, ci sorprende come i suoi predecessori. Ci passiamo attraverso e ne vediamo buona parte dal pullman; è l'unico dei parchi che abbiamo visto attraverso ilquale si deve per forza transitare. E' un passaggio obbligato...
Il rosso delle sue rocce ci ricorda le Dolomiti in momenti di tramonto estremo e potente...ma non è possibile paragonare niente a qualcosa: tutto è comunque diverso dal resto e bello per come è.
In prossimità della fine del parco, verso le 10, ci fermiamo...e "per assaggiare la specialità del posto", ci troviamo tra le mani hot dog e fried chips...
Il nostro stomaco si è ormai abituato a tutto, per cui non ci facciamo quasi nemmeno caso...e mangiamo con appetito!

Riprendiamo la strada e dopo una lunga serie di rettilinei e sali-scendi, arriviamo a Las Vegas a metà pomeriggio.
Las Vegas di giorno è brutta, un cantiere a cielo aperto, una serie di strutture mastodontiche e alquanto squallide...
Non ci piace, non "dice niente" e non ha niente di storico o importante tra le sue mura; è nata dal niente, in mezzo al deserto, grazie all'energia fornita dall'acqua del Colorado.
E' evidente che l'unica ragion d'essere che ha è essere la capitale del gioco d'azzardo in uno Stato, il Nevada, dove giocare per soldi è stato legalizzato e fatto strumento di guadagno (tanto) per pochi riccastri (i padroni degli hotel) e fonte di sostentamento per le migliaia di persone, per lo più ispaniche, che lavorano nei casinò e negli hotel.

Arriviamo all'hotel, il Luxor, ambientazione antico Egitto, e inizia lo shock.

Da questo momento e fino alla sera successiva (staremo due notti a Las Vegas) sarà uno stupore unico, un senso di incredulità, di imabarzzo e schifo, quasi.
Gireremo per "la città" già dalla prima sera, per vedere i vari spettacoli che gli hotel propongono...

Ma di questo avremo poi tempo di parlarne...

02/12/2007

ANTEMPRIMA - Live from Rome downtown


Ce l'ho fatta!!!!
Scrivo finalmente da casa mia, da casa nostra, da casa mia e di Marco.
Ho configurato, collegato, connesso...e alla fine eccomi qua!

Seduta sul nostro divano di casa, alla fine di un weekend che ci ha visti in giro a destra e a manca, tra matrimoni di amici, pranzi di saluto, ritiro regali lista nozze...sono qui, col portatile sulle gambe (ci manca ancora il mobiletto per il pc...), il modem sul bracciolo del divano e Report davanti, alle tele.
Mi sembra quasi strano essere on lineda qui...ci avevo fatto quasi l'abitudine, a stare al pc qualche minuto ogni volta che tornavo nella mia "ex casa", dai miei...
Adesso non ho più scuse, nè per non scaricare la posta, nè per aggiornare questo diario digitale...

Ora però vado...
Il relax della mente e degli occhi chiama...

PS ah, quello che si vede qua sopra, è ciò che vediamo affacciandoci a due delle cinque finestre di casa...!

27/11/2007

BRYCE CANYON



Atterrati a Page, risaliamo sul pullman, dove ritroviamo la guida e alcuni del gruppo che non hanno sorvolato.
Riprendiamo la strada e ci dirigiamo verso un altro canyon, il Bryce, che scopriremo essere l’unico dei canyon americani che certamente “morirà”; nel giro di qualche decina d’anni non sarà più come lo vediamo noi oggi.
Il suo colore particolare e bellissimo, infatti, è dato dalla presenza di ferrite nella roccia, prevalentemente calcarea, la quale si sfalda, si deteriora sotto l’azione degli agenti atmosferici. Vento e pioggia collaborano all’unisono cancellando e sciogliendo la bellezza di queste rocce.
La natura crea e distrugge. E’ più forte di noi.
Tra qualche tempo l’attrattiva di questo luogo svanirà e non ci sarà più un Bryce Canyon rosso-rosa, ma solo un canyon bianco. In qualche punto, qua e là, è già visibile quello che sarà l’effetto finale, che effettivamente si dimostra essere di portata nettamente inferiore al “vero” Bryce.

Arriviamo al punto panoramico indicatoci dalla guida (che ci dice di non fermarci al primo scorcio ma di seguirla fino al punto fatidico!) e ancora una volta restiamo sorpresi e affascinati; viviamo ciò che già abbiamo conosciuto osservando l’immensità del Grand Canyon.
Qui, però, forse per il senso di relativa “finitezza” che si ha osservando, perchè tutto è più ristretto e a portata di occhi e quasi di mano, ci sentiamo ancora più calamitati.

I nostri occhi sono rubati da queste rocce illuminate di traverso dalla luce del sole che sta calando. E’ la situazione ideale, dove tutti i colori sono enfatizzati. Silenzio, aria fresca, pura, natura all’ennesia potenza è quanto vediamo.
Restiamo senza parole; riusciamo solo a dirci, ancora una volta, che un posto del genere altrove non c’è e che lo si deve vedere dal vivo per percepirne tutta la bellezza e maestosità.
Maestosità: ecco un aggettivo per definire la natura che abbiamo visto fino ad oggi in America.

Tante cose possono essere maestose, tra le opere dell’uomo: palazzi, cattedrali, teatri, stadi, navi, monumenti...ma quando è la natura, con la sua grandezza, a suggerirmi il concetto di maestosità, la sensazione che vivo è diversa.
E’ qui, infatti, che percepisco la vera essenza della maestosità e, di contro, l’infinita piccolezza dell’essere umano.
Dinanzi alla natura è difficile rimanere impassibili e ci si ri-scopre capaci di sentimenti e sensazioni conosciute ma non consuete, che ti portano a riconfermare dentro di te che davvero Dio esiste, è anche lì, vicino, a portata di mano (come sempre, d’altronde) e si esprime e ti parla anche attraverso un Canyon americano.

17/11/2007

GRAND CANYON-MONUMENT VALLEY-POWELL LAKE

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Oggi ci aspetta il voloNon siamo mai stati in questa parte di mondo, e nè io nè Marco siamo mai saliti sul un aereo monoelica da 9 posti.
Arriviamo al Grand Canyon Airport e in breve ci troviamo suddivisi in gruppetti.
I nostri aerei sono in arrivo da Page. Delle altre compagnie, ci dice la guida, non c'è da fidarsi molto...
Decidiamo di fidarci noi delle sue parole (c’è poca scelta!)...e sorridiamo quando scopriamo che il pilota che ci porterà in volo è donna...per giunta bionda.
Dovremo ricrederci velocemente: la signora si dimostrerà simpaticissima e anche molto brava. Arriveremo a destino interi; questo ci basterà.

Decolliamo. Sotto di noi una distesa di pini e abeti illuminati dalla luce obliqua del sole e dall'umidità notturna che si alza.



Oltre e tutto intorno il cielo è terso, pieno del freddo che abbiamo sentito sia usciti dall'albergo che nel pezzo di pista che abbiamo precorso a piedi dall'androne del piccolo scalo aeroportuale fino all’aereo.
In lontananza vediamo solo l'orizzonte che, chissà quante migliaia di miglia più avanti, arriva a toccare terra. Lì cielo e terra sono una cosa sola. Noi siamo nel mezzo…e si sente!



Dopo alcuni minuti di distesa verdeggiante sotto di noi, arriviamo in prossimità del baratro che per 1200 metri scende praticamente in verticale, fino al fondo del Canyon...
Siamo avvolti dall'ambiente del velivolo, con cuffie stile piloti in testa, per ammortizzare il rombo dei motori e per permetterci di ascoltare un po' di storia del luogo sacro per gli indiani Navajos e di loro proprietà e competenza.

E' indescrivibile quello che vediamo e vedremo sotto di noi.
Davvero Chi ha creato tutto questo, ha pensato bene a come farlo…e l’ha fatto decisamente da Dio…!

Il Grand Canyon è un susseguirsi di colori, torri, strapiombi, cunicoli, archi naturali, fiordi asciutti che mente umana non riuscirebbe a disegnare con la sola fantasia.

Il tragitto fino allo scalo del Monument Valley Airport sembra lunghissimo (non ho idea nemmeno ora di quanto sia durato) ma non c’è un attimo di noia in nessuno dei nove passeggeri.
Da qualsiasi parte ci si giri, da qualsiasi finestrino si guardi, c’è sempre sbigottimento.

Arrivati alla Monument Valley (in lontananza, già dalla pista, si vede la scenografia, vera, dei più famosi film western), una specie di emozione avvolge tutti. Qui ci ritroviamo con gli altri del gruppo e tutti, più o meno ammutoliti, saliamo sul pulmino che ci porterà nel cuore della Monument.

Nuovamente, siamo affascinati.
Non si riesce a non pensare di aver già visto altre volte questo scenario in tele o in foto o su un poster…ma come per il Grand Canyon, non è possibile paragonare un ricordo visto su uno schermo con la presa di coscienza in prima persona di questa meraviglia naturale.



Il silenzio è assoluto, rotto solo dal cigolio del pulmino quando siamo in movimento o dalle nostre voci quando scendiamo, nelle tre tappe previste (ten minutes!).
Ci sentiamo tutti un po’ cinesi: non facciamo che fotografare ogni singola pietra, ogni mucchietto di sabbia, ogni torrione…(certo, non so chi potrebbe resistere dal mandare in tilt la digitale, davanti a una tale potenza!)
Ma tant’è, ragioniamo al pessimismo: magari non ci torniamo più e allora ne approfittiamo adesso! Balle, perché ci piacerebbe tornarci domani…e chissà che non si riesca!

Torniamo al monoelica e da qui decolliamo per l’ultimo tratto.



Sorvoliamo il Powell Lake dove davvero abbiamo l’impressione che il cielo si sia rovesciato e insinuato tra le insenature del Grand Canyon, fino a formare quel lago (infatti il Powell altro non è che il Colorado sbarrato da una diga).
Penisole, insenature, isolette, barche…3000 chilometri di costa…
I colori ci abbagliano in tutta la loro bellezza e ne assaporiamo nuovamente la forza.

E’ troppo difficile e troppo limitate le possibilità per descrivere su una pagina digitale quanto abbiamo visto in quel volo.
Certo è che tutti, tutti, atterrati a Page e ritrovati insieme, abbiamo dichiarato questo volo come i migliori $$$ spesi in tutto il tour e come certamente la parte più ipnotizzante e coinvolgente.

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