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27/03/2022

Io non so perché, ma quest'anno l'assenza di pioggie mi preoccupa veramente. 
Saranno almeno tre mesi che dalle mie parti (ma non solo) non piove. 
Tre mesi, in inverno, senza un temporale. 
Praticamente si è fatto tutto l'inverno a secco di precipitazioni.
E infatti ho il prato di casa mezzo giallo, i ciuffi d'erba si son fatti i colpi di sole, e sto innaffiando. 
A marzo. 
Sto innaffiando come a luglio di sera. 
Fa pensare questa cosa. E a me fa anche un po' paura. 

Ma sono un po' tanto alle prese con la mia emotività, ultimamente...

Mi sono comprata su internet un anello anti stress, quello con le sfere da girare che riempiono le pagine di Instagram, così forse la smetto di sfasciarmi le pellicine delle dita in ogni momento della giornata. 
Vediamo se funziona. 
Perché si, sono sotto una pressa di tensione, pensieri, preoccupazioni, tanto che, dopo due mesi dell'ultimo, mi è tornato l'herpes labialis in una forma da far paura. 
Non mi era venuto per circa due anni, manco durante il lockdown e i momenti peggiori da clausura familiare, e adesso due volte in due mesi. 
Soffro parecchio, questa volta è veramente doloroso. 
Si vede che devo scontare qualche pena, qualche malefatta, vediamola così. 😅

Fino al 30 giugno continuerò a lavorare da casa, poi si saprà, forse, di che morte morirò, insieme ai miei colleghi di sventura. 
Ah, il lavoro è sempre più trascurabile come campo di realizzazione personale e appagamento professionale. 
Non stimo chi mi comanda, non stimo chi comanda i miei capi, non mi piace quello che devo fare e dire. 
Ottimo, no? 

Love, 
MC

27/10/2021

TORNO A GENOVA

sabato mattina parto per Genova. riunione di famiglia, di tutti i rami della famiglia: zii, cugini, figli dei cugini... è da novembre 2019 che non ci vediamo per colpa del bastardo virus, a parte l'incontro diciamo casuale in Val di Fassa con una zia ad agosto 2020 e due cugini quest'anno. non vedo l'ora di rivedere tutti e credo che aver rivisto i cugini quest'anno e aver fatto gite insieme a loro, non abbia fatto altro che incrementare la voglia di rivederli tutti. e siccome sono due anni che non ci vediamoi, questa volta è come se la parte paesaggistica, del riavere Genova sotto gli occhi, stia passando in secondo piano. 

Genova, Corso Italia
adesso è così, a 500 km di distanza, ma potrei anche ricredermi appena farò ingresso in Liguria dall'autostrada e vedrò le colline a destra e il mare a sinistra. in ogni caso, so che tornando a casa non sarò io al volante per i primi 100 km per godermi il panorama. 😍

can't wait.


Love,
MC

12/10/2021

QUATTRO COSE

sono qui alla scrivania con la coperta sulle gambe, le mani fredde e le gambe accavallate per limitare la dispersione del poco calore che ho dentro...mi sembro una vecchietta sulla poltrona. ah, ho anche le pantofole di lana cotta. 
si, sono proprio una vecchietta. 

nonostante questo, a me l'autunno piace. temperature più basse, a tratti miti, che al sole si sta che è una bellezza, e giardino non in perenne stato di sete, ovvero se mi dimentico un giorno o non mi va di bagnare, non crepa nessuno. 
manco i fiori. 

nei prossimi giorni ci dò un taglio, dal mio parrucchiere di fiducia Frenkie, vado a darci un taglio, uno di quelli belli. mi sono stufata delle tende da finestre che ho intorno al viso, per quanto quando vedo chiome lunghe et fluenti, mi si apra il cuore. 
è che non mi va più di star lì a sbattermi a lavarli, asciugarli, farli...e siccome non ho un parrucchiere domiciliare a comando, mi devo organizzare. 

ieri sono stata a Roma per una visita medica e mi sono accorta di essere contenta di tornarmene a casa in campagna. 
il caos, il traffico, lo smog. mamma mia, come ho fatto a viverci per 11 anni? cioè, bello, bellissimo, per carità, abitavo anche a quindici minuti da piazza San Pietro, ma mi sono talmente disintossicata dalla città in questi tre anni qui sul litorale, che veramente, sono stata contenta di tornare. 
non credo riuscirei a stare molto bene se dovessi tornare a vivere in città.

ah, comunque mi sono messa un pile pesante addosso, sopra la felpa, e sto iniziando a scaldarmi adesso.
tutto a posto.

Love,
MC

10/11/2020

MUCH LOVE

a me questa vita sta spaccando in due. non ci capisco più col cervello, con lo spirito e con il corpo; tutto mi si sballa dentro (non che è uno sballo, ma che tutto è sottosopra). 
il corpo mi dà segnali contrastanti: sono tornata indietro di anni con la pelle del viso, che manco da adolescente; il ciclo è in tumulto, arriva a caso, così, fuori luogo o decisamente troppo in ritardo; il sonno è in panne, ho deliri notturni da aver paura, tipo gente che mi vuole molestare ma che poi riempio di botte per autodifesa, o mi cadono tutti i denti e prima della caduta li sento muoversi tutti insieme in bocca, al punto di doverli cercare con le dita al risveglio, per accertarmi che sia stato solo un sogno.

vi prego, fate qualcosa, facciamo qualcosa, per tornare a vivere.

quando la domenica vedo orde di romani venire al mare a mangiare e camminare (sulla pista ciclabile, tra l'altro, e io che passo in bicicletta giustamente mi imbestio, e che cacchio!), per non rimanere a casa...ok, venite pure, ma METTETEVI QUELLA MALEDETTA MASCHERINA. 
non vi va? e allora statevene a casa!
perché se non ve la mettete e uscite, rompete le balle a tuti, me compresa, che ci facciamo il mazzo a uscire solo quando serve, per proteggerci l'un l'altro. ma forse non sapete cos'è il concetto di rispetto, dove sta di casa, cosa significa...

insomma, per quanto osservo intorno a me e da quanto capto dai pochi telegiornali che vedo (non voglio farmi venire l'ansia oltremodo, preferisco vedere poche cose, mirate e per il resto distrarmi) andremo a finire dentro un altro blocco totale. 
scusate ma me lo sento. guardandomi in giro e osservando gli atteggiamenti delle persone, finiremo a chiudere un'altra volta tutta la baracca. 
e allora altro che incubi. 
solo che mi rompe. mi rompe dover subire per l'idiozia della gente, dell'altra gente.

se vi volete suicidare, prendete la macchina, andate al molo e buttatevi di sotto a tutto gas. o con una pietra al collo, sempre al molo. fate per conto vostro. io non c'ho intenzione.

much Love,
MC

29/10/2020

AFRIKA


no, non siamo in Africa, anche se lo sembra. E' casa mia, pochi giorni fa... 

ma a proposito di Africa, ieri mi è capitata in Spotify questa canzone, che ho letteralmente amato, questa state, di cui non ho imparato la coreografia nonostante ne avessi tutte le intenzioni. 
Sono sempre in tempo. 😄

Se fossi stata adolescente in questa estate 2020, invece, sono sicura che adesso la ballerei senza pensare ai movimenti, come facevo con la Macarena ai tempi del liceo.....

Love,
MC

31/03/2020

COSA È PER ME LA LIGURIA

Un paio di giorni fa Irene, la figlia poco più che ventenne di mia cugina, ha fatto un sondaggio tra i suoi contatti di Instagram, chiedendo "cosa è per te la Liguria?".
Ho risposto, al volo "é la terra del cuore, dove vado emozionandomi, da dove torno emozionata". 
Il giorno dopo Irene mi ha scritto una mail, chiedendomi se avevo voglia di scriverle qualcosa di più in merito. 
Questo è quanto mi è venuto in mente, scritto più o meno di getto... 

La Liguria per me è la terra del cuore, la terra dove sono nata,
la terra delle mie radici.
Genova è la città dove sono vissuta, Savona quella dove sono nata e la Riviera di Ponente
quella dove ho passato i primissini anni dell'infanzia.

E' una terra unica, per me la più bella;
l'unica da dove in inverno, dalla spiaggia, si vedono le Alpi Marittime innevate, là in fondo;
è la terra degli opposti, del caldo soffocante e umido in estate,
del freddo polare in inverno, quando il vento di tramontana soffia da nord e spazza
mare, cose e persone, facendole rabbrividire.
La terra delle montagne che si tuffano in mare, e del mare che diventa profondo dopo pochi metri dalla riva,
con le pietre sbattute nelle caviglie quando il mare è agitato;
forse è per questo che a noi liguri i litorali bassi non piacciono più di tanto, ci lasciano un po' indifferenti:
Non c'è gusto a camminare per metri e metri per trovare l'acqua alta mentre fai il bagno.
E' la terra dove dai monti vedi il mare lì vicino, quasi da toccarlo con le mani, e dal mare, se ti giri,
vedi le alture che sembrano chiudere la vista, ma che sono affascinanti, in qualche modo,
con il verde della macchia e i colori delle case arroccate.

La Liguria è la a terra che ho lasciato ormai ventitrè anni fa ma che non ha mai lasciato me.
Dal 1997 vivo nel Lazio e in tutta la mia vita, ormai, sono più gli anni che ho vissuto fuori dalla Liguria
che in Liguria, eppure io mi sento ligure fino al midollo, sono ligure, orogogliosamente ligure
fino in fondo, e continuo e continuerò a dire "sono genovese" a chi mi chiede da dove vengo,
se mi sente parlare e capisce che non sono nativa di Roma - cosa che provoca un moto di orgoglio
per la presenza di un qualcosa, in me, che mi distingue ancora dai miei concittadini attuali.

E' la tera dove torno sempre e quando inizio a vederla, quando mi viene incontro, gli occhi
diventano avidi e guardo tutto, cerco gli spazi di panorama tra una galleria e l'altra dell'autostrada,
osservo il profilo dei monti e il mare: ne guardo il colore, l'aspetto, il moto ondoso, se brilla per il
sole o se è cupo, se ci sono navi e barchette di pescatori...
La conosco, so com'è, ho davanti agli occhi tutto, ogni curva della strada
e ogni scorcio di panorama, eppure guardo sempre, a pieni occhi, come se non l'avessi mai vista.
Quello che viene prima passa quasi inosservato, solo appena "visto", mai veramente assaporato e contemplato, ma
la Liguria entra sempre fino in fondo ai miei occhi, quasi a volerne fare "il pieno".

E' la terra dove torno emozionandomi e da ciui riparto emozionata, sempre, e sempre provo la setssa sensazione:
di bisogno di tornare appena possibile, di desiderio di non lasciarla quando invece devo andare via.
Dico spesso che se un giorno dovessi lasciare il Lazio, non potrei che tornare su, a Genova,
tra la mia gente, nella ia terra del cuore.

17/03/2020

40 GIORNI SENZA SOCIAL - giorno 20

ho effettuato l'accesso a Facebook, poco fa, per condividere questo video, realizzato dalla Banda dell'esercito italiano, in occasione del 159° anniversario dell'Unità d'Italia.
una deroga giustificata dallo stato attuale delle cose.




inoltre domani torno al lavoro.
non ho molto altro da aggiungere, se non che sto diventando claustrofobica, mi sento in gabbia pur avendo un giardino di 1500 mq e potendo uscire quando mi pare a prendere aria, pur non vivendo in mezzo alla città, pur stando bene.
forse il tornare al lavoro è dettato anche da questo, non solo dal fatto che non è giusto che di un problema non mio, sia io a dovermene far carico, usando ferie, permessi e congedi parentali pagati al 30%...
mi sa che ho detto anche troppo.

Love,
MC

15/03/2020

40 GIORNI SENZA SOCIAL - giorno 18

Ho riaperto Instagram.
Facebook continua la sua quarantena, sto scoprendo che non mi serve e non so nemmeno se lo terrò ancora, ma Instagram é tornato. 
Adesso, precisamente adesso, sono tentata di cancellarmi da Facebook ma non essendo una sera in cui sono completamente me stessa (nervosismo, stanchezza, fastidi vari...) non è il momento giusto per prendere decisioni, pur essendo poco importanti come questa. Mi avvalgo della facoltà di pensarci ancora, ma di certo voglio arrivare alla fine dei 40 giorni. 
Instagram invece é stato importante riaprirlo stasera (proprio pochi minuti fa) e iniziare a sentirmi vicina a chi adesso è ancora più lontano.

LIVE, 
MC

12/03/2020

40 GIORNI SENZA SOCIAL - giorno 15

il mondo è cambiato.
così si apre il primo capitolo della trilogia cinematografica de Il Signore Degli Anelli e non posso che dirlo anche io, perché dall'ultimo aggiornamento ad oggi, il mondo, il mio mondo, il nostro mondo, quello che conosciamo di più, è veramente cambiato. qualcuno lo riconosce? 

sono a casa dal lavoro da mercoledì, in attesa del decreto del Governo che mi dica quanti giorni mi concede per continuare a prendermi cura di me e degli altri e a che prezzo; in questi giorni casalinghi, a volte ripenso ai miei nonni e alla guerra che hanno vissuto, con tre figli piccoli e le corse nei rifugi quando suonava la sirena di un bombardamento imminente. qui non suonano le sirene, non cadono le bombe ma lo stesso si respira tensione, paura, nervosismo, che lo si voglia ammettere o no. siamo spaventati, c'è poco da girarci intorno. 
più che dal virus in sé, però, penso siamo spaventati dalle regole da seguire, dalle strade vuote, dagli ingressi scaglionati al supermercato, dai negozi chiusi che manco ad agosto...siamo spaventati perché non è mai successo, non abbiamo mai vissuto una cosa del genere, nemmeno Chernobyl ribaltò tanto la vita di noi italiani: abbiamo lavato l'insalata con l'amuchina (sempre presente) per un bel po', non abbiamo comprato certi prodotti per un altro po' ma poi, alla fine, siamo sopravvissuti.

e in questa che sembra in tutto e per tutto un' anomalia temporale (come se con la macchina del tempo di Doc, fossimo capitati in un marzo 2020 alternativo), quando i social sono la cosa che più che mai unisce, io continuo ad averli spenti. 
Facebook non mi manca nemmeno lontanamente, quasi non mi viene più in mente, mentre Instagram sì, mi manca. soprattutto mi manca il sapere come stanno alcuni contatti che seguo e che vivono in Alto Adige (due maestri di sci dell'Alta Badia, un albergatore delle stesse zone...) o in che stato sono le piste delle Alpi (vuote ma con ancora metri di neve, magari...che peccato!) così come mi piacerebbe sapere in tempo reale cosa dicono dall'altra parte dell'Oceano vari profili che seguo, com'è la percezione e la vita negli Stati Uniti...

davanti a questa mancanza, mi sono detta che vista la situazione avrei anche potuto revocare i #40giornisenzasocial e fare di nuovo login a Instagram, ma poi ho pensato che no, continuo, rifiuto l'offerta e vado avanti. manca meno di un mese alla fine, è tanto ma ci provo. voglio vedere davvero l'effetto che fa. 
vorrei poter scrivere più spesso, questo sì, ma nonostante non stia andando a lavorare, il tempo vola e i momenti di pausa durante la giornata non sono così tanti come si potrebbe pensare.

un pensiero di questi giorni è che non so se ci ricorderemo più, quando torneremo alla normalità (perché ci torneremo, anche se adesso ci sembra di no e abbiamo la sensazione che questo porterà semplicemente alla fine del mondo) com'è il traffico per strada il lunedì mattina, la coda al supermercato -quella più lenta perché scegliamo sempre la cassa sbagliata- il salutare con un abbraccio e un bacio una persona a cui vogliamo bene...

forse ci baceremo tutti sempre, almeno per un po', perché avremo capito quanto ci sono mancati e quanta è la bellezza di un abbraccio e di una carezza; ci metteremo a parlare con chiunque in fila alla cassa, semplicemente per la voglia di parlare con chi abbiamo vicino e non ad almeno un metro di distanza; nel traffico, saremo più pazienti, lasceremo attraversare i pedoni che camminano sulle strisce pedonali e rispetteremo i limiti di velocità, perché sarà così bello guidare per andare a trovare i nostri aprenti, dall'altra parte del grande raccordo anulare....
ci piacerà di più tutto quello che potremo fare, che adesso dobbiamo tener lontano da noi per il bene nostro e degli altri e che comunque un social non potrà mai sostituire.
chissà come ci sentiremo, quando tutto sarà finito...

Love,
MC

04/01/2020

PRIMO POST DEL 2020 (TERAPEUTICO)

ritorno qui, a provare a scrivere qualcosa che possa avere senso e sia forse in qualche modo terapeutico (nel frattempo mi stupisco, come sempre, del fatto che non ci sia l'autocorrezione per un foglio di scrittura sul computer, come c'è per i messaggi sulle chat degli smartphone. ogni volta che scrivo una lettera invece di un'altra, mi infastidisce vedere l'errore e dover cancellare "manualmente" con canc o il tasto "indietro", e penso ma perché non è automatico? poi certo, passa quel secondo e mi ricordo di non essere sul cellulare ma sulla tastiera di un vecchio computer, che se questa sensazione mi dà la'dea di vecchio, che ne è della carta e della penna? lasciam perdere...).

dicevo, chissà se questo scrivere potrà essere in qualche modo terapeutico. fino a un po' di tempo fa, un passato non molto lontano, per me la scrittura lo era, terapeutica. e non voglio darmi queste arie da scrittrice che fa la figa, dicendo così. semplicemente a me scrivere una volta rilassava, come a certa gente rilassa fare la maglia o cucinare o cosa. (a me rilassa anche guidare, in certe situazioni...)
mi rilassava perché mi fermavo. ero io, la mia testa che si spegneva un attimo da tutto il resto e sciorinava sui tasti le parole che aveva dentro. 
oggi non ho più molto la possibilità di staccarmi dalla realtà, giusto quando dormo, per fortuna, ma se sono sveglia (nel senso di in piedi, fuori dal letto) è frequente che il mio cervello sia acceso su più cose diverse allo stesso tempo. 
tipo cosa? 
tipo l'asciugatrice ha quasi finito, poi devo sistemare i panni; 
tra poco devo uscire per andare a far la spesa; 
domani che turno faccio? 
devo preparare la cena;
ah, devo annaffiare le piante fuori sennò crepano;

niente di che, per carità, ma sono ormai molto rari i giorni (i momenti, dai, non allarghiamoci troppo) in cui posso pensare a niente. manco in ferie. ma del resto, come dicevo qualche giorno fa con A. uno si alza dal letto la mattina per fare cose, mica per stare a guardare il soffitto, no?
certo, per quanto anche il soffitto ha il suo bel quantitativo di fascino, ci si può stare una giornata intera a guardarlo e a contare i puntini bianchi che ne fanno la tinta. penso io, eh?

comunque, ciance belinose (neologismo appena sfornato) a parte, ultimamente mi sono resa conto che #maipiusenzarossetto è entrato a far parte anche del mio pensiero quotidiano. 
interessante, che a quarant'anni la quipresente abbia scoperto l'esistenza di stick labbra colorati, di un colore diverso dal color carne, veramente interessante! eh sì, perché io oggi, a meno di andare al mare o in gita su per i monti o giù per le piste da sci, mica ci esco da casa senza rossetto, eh? quando va male, un color carne, quando va proprio che mi lancio dall'aereo senza paracadute, rosso fuoco. e son soddisfazioni (per le case cosmetiche) per una che fino a un anno fa guardava e non toccava, mentre oggi, benedetta me, mi devo tagliare le mani e coprire gli occhi quando entro da Sephora, Kiko o vado su internet...mi comprerei tutto!!!

lo dicevo io, che sarebbe stato terapeutico, no? si, lo dicevo, perché in qualche modo queste tre idiozie messe in croce, mi hanno fatto staccare il cervello e, se anche c'è il ronzio dell'asciugatrice che sta per finire a pochi metri da qui, mi sono rilassata.
non rileggo e posto tutto. 

Love,
MC

25/11/2019

IL BURRO NON E' MAI ABBASTANZA

da qualche giorno mi tormenta la faringite. la mia voce è particolarmente sinuosa, se vogliamo, ma molto poco in sana, quindi oggi e domani mi atterrò alla cura dello star zitta, ovvero resto a casa, sperando di tornare normale per mercoledì. 
ho i miei dubbi, sono sincera. ormai il mio è uno stato diciamo cronico (che se venisse certificato e dichiarato causa di servizio, farebbe scoppiare una bomba) con cui devo fare i conti ciclicamente, purtroppo. 

così ieri pomeriggio, mentre marito e figlio erano al cinema ed io a casa a star zitta, appunto, ho iniziato a vedere Julia&Julie, già visto più volte... 
"...il burro non è mai abbastanza!"
mi serviva un film da domenica pomeriggio, una commedia rilassante ma coinvolgente, che casualmente ha come protagonista solo una fantastica Meryl Streep e un altrettanto bravissimo Stanley Tucci (devo assolutamente rivedermi Il diavolo veste Prada) ma non avendolo finito in tempo per il ritorno dei maschi, l'ho completato oggi pomeriggio. 
e niente, come ogni volta, mi ha fatto venir voglia di cucinare qualcosa usando il burro, così sono andata in cucina e ho aperto il frigo e la prima cosa a portata di mano che potevo fare sono state le carote al burro di mia nonna Maria Rosa: rondelle di carote cotte in padella con il burro, appunto, e solo un'aggiunta di sale. 
me le mangerò tutte io e con molta gioia, per altro, perché al figlio non piacciono (non ha ancora capito molte cose della vita culinaria, 'sto bambino 😶) e al marito il burro così tanto, fa senso. 
ma mica ne ho usato tanto, dai....una lastrina di mezzo centimetro grande quanto può essere grande un panetto di burro da 250 gr. mica stiamo parlando di due etti. 
e poi, siamo sinceri, di solito il burro lo uso per rivestire lo stampo della torta, è solo che avevo bisogno di sentire quel profumo, vedere quel friccico sulla superficie rovente della padella antiaderente... 😍

Love,
MC



20/10/2019

DONNA PER UN ATTIMO

Pensare che l'apice della mia settimana siano questi minuti di asciugatura della prima mano di smalto sulle mani, mi fa sentire una casalinga disperata. Anzi, disperante. Ovvero sulla via per. 
Casalinga non molto, o non solo, visto che lavoro 30 ore a settimana fuori casa, più le restanti ore diurne a casa, dove mi stanco molto di più. E sì, perché normalmente quando sono a casa mi siedo per mangiare e, se sono fortunata, per vedere non dico il telegiornale ma un pezzo del suddetto, ma siccome la fortuna non è così presente (ma tornerà, eccome, é temporaneamente andata altrove) sul serio, quando sono a casa mi siedo pressoché solo quando mangio. 

Oggi, adesso, si sta verificando un'allineamemto dei pianeti favorevole per cui figlio e marito sono usciti in bicicletta ed io, quindi, ne ho immediatamente approfittato e sono qui a sfondare il divano e ad aspettare che si asciughi lo smalto. Con un occhio alla tele su Rainews24 e uno allo schermo del cellulare su cui scrivo. E i pavimenti da lavare possono aspettare e aspetteranno ancora, di grazia. 
Per quest'oggi faccio la donna e basta, e poi non posso mica seccare di già lo smalto rosso scuro, no? 
E che diamine! 

Love, 
MC

05/10/2019

E ANCHE OGGI....

...mi riposo domani!

ahaha rido. essì dai, bisogna riderci sopra per evitare di mollare tutto, prendere la mira, la rincorsa e andare a dare testate contro un bel muro a spigolo, di quelli in casa!
oggi è sabato e dopo una meravigliosa sveglia alle 8 (bell'idea quella di iscrivere il pargolo al corso di nuoto del sabato alle 10. bella idea, bellissima!!!) mi sono seduta per fare colazione, per pranzare e poi un'ora fa per mettermi lo smalto sulle unghie delle mani. ho detto basta, al diavolo il mondo intero, adesso mi fermo e mi riposo un po'. lo smalto è stato una scusa, penso, perché ad avere le mani libere, avrei trovato (io o i miei coinquilini maschi!) qualcos'altro da fare e allora altro che riposarsi. che poi la giornata mica finisce qui, eh? no, nei, niet.
appena finito qui, vai con la preparazione della pizza per stasera, che tanto buona e tanto onesta pare, certo, ma è un po' meno riposante di quella da asporto. buona è buona, anzi, mi viene proprio bene, modestamente, ma quell'oretta di preparazione gliela vuoi dedicare? ma tanto lo si sa, mica rivelo la verità del secolo.
nel frattempo affino i dettaglio per un cd di prossima uscita che andrà direttamente in macchina per le mie guide da e per l'ufficio, d'ora in avanti, così la collezione si amplia.

ah, ultimamente ho letto due libri di King, Cose preziose e On writing, di cui vorrei parlare prima o poi. forse più poi che prima, come ultimamente mi tocca fare con molte delle cose che mi piace fare (ovvero rimandare) ma l'importante è stato leggerli. nuovamente, ancora, e sempre, confermo che è il Re dello scrivere. punto.

manco rileggo cosa ho scritto, son così stanca che faccio fatica a rivedere le mie stesse parole (per lo più sconnesse, immagino!)

Love.
MC

11/09/2019

passano i mesi e io continuo a non trovare ancora tempo per scrivere.
nel frattempo, da luglio a questa parte, sono più vecchia di un anno e più insalubre, visto che da due settimane a questa parte sono stata alle prese rispettivamente con tosse prima, raffreddore poi e ora per la gioia di tutti, con la sinusite. sento male persino alla mandibola.
non sono mai stata presa a pugni in faccia, ma ho la sensazione che il dolore sia simile, o ci si avvicini parecchio. non è piacevole.

oltre a questo, ho cambiato nuovamente lavoro.
non più per una multinazionale del tabacco ma per una che eroga energia e gas da fonti rinnovabili. meglio, da una parte: si pensa alla salute del pianeta e non si contribuisce agli enfisemi degli italiani, per carità, ma almeno a parlar di tabacco le frasi da dire potevano essere diverse ed ero io a decidere quali usare.
lavorando su elettricità e gas, invece, si tratta di leggere un prestampato, compilando vari campi e salutare il cliente. il tutto sempre al telefono, ovviamente. diciamo che questa volta basta l'alfabetizzazione di base e un minimo di educazione civica, per il resto....vabbè, lasciam perdere.
molto poco edificante, sono sincera, ma è pur sempre un lavoro onesto quindi non mi devo lamentare. quando inizio la lamentela, cerco di pensare a chi un lavoro continuativo, in cui sta seduto al caldo in inverno e al fresco in estate, non ce l'ha e lo vorrebbe tanto, e allora le paturnie mi passano, o almeno si alleggeriscono un po'.

solo mi domando dove ho sbagliato. cosa non si è incastrato bene negli ingranaggi quando ho finito il liceo.
qualche rimpianto ce l'ho, confesso. tornassi indietro, non farei Scienze dell'Educazione ma Lingue Straniere, per esempio, con l'obiettivo di insegnare inglese nelle scuole.
è troppo tardi, adesso, quindi niente.
sarà per la prossima vita.

Love,
MC




22/07/2019

sono mesi che non riesco a scrivere.
eppure la vita c'è sempre, va avanti, e di cose me ne succedono, piacevoli e meno.
mi è passata la voglia di scrivere, o forse il piglio, l'ispirazione. forse, più semplicemente, non ho più tempo. 
perché sì, con una figlio che ti arriva abbastanza all'improvviso, con i suoi sei anni (ormai sette) e tutta l'energia che ha dentro di sé, di certo la vita cambia parecchio e le ore della giornata sono decisamente scandite in una maniera diversa. basti solo pensare che sono, boh, sei mesi? che non mi siedo davanti al televisore a vedere un film dall'inizio, per non parlare di un telegiornale visto con calma dall'inizio alla fine.
ridendo, ma nemmeno troppo, ho detto ai miei parenti che se dovesse scoppiare una guerra, dovranno scrivermi un messaggio su whatsapp perché, a meno che non sia al lavoro in quel momento, non verrei a saperlo in altro modo!
ma non è tutto un casino, no. detto così sembra che la mia vita sia solo una gran fatica e tutta in salita...anche se a volte lo è per davvero, e per tanti giorni di fila e ci sono momenti in cui mi sento una colf, una badante, una cameriera, qualsiasi cosa ma non una dona, ci sono anche tanti momenti in cui penso che non avrebbe potuto che essere così, con Manuel, così com'è lui, un vulcano in eruzione molto spesso,un cucciolo indifeso tante volte, un bambino sempre, e nonostante la mia frequente sensazione di incapacità nell'essere madre, va bene così com'è. 
andrà sempre meglio in alcuni momenti, male in altri, molto male in altri ancora ma nessun genitore è nato tale e tutti abbiamo imparato sul campo, facendo...

la cosa curiosa, ma anche indicativa, secondo me, è che questa abnegazione che mi ha investito in questo ultimo anno, mi ha portato a scoprire i rossetti. bella scoperta, dirà qualcuno,
sì, bella scoperta per me, che attraverso un rossetto rosso o fucsia dichiaro al mondo che, nonostante a casa sia una colf, una cameriera, una qualsiasi cosa ma spesso non più una donna,
quando esco voglio riprendermi in mano la mia identità e dirlo con un rossetto.

e ho scoperto che mi piace e che nessuno mi guarda comunque. solo mi sento di nuovo io e più femmina.
quindi sì, potete regalarmi rossetti, se proprio non sapete cosa regalarmi!

Love,
MC

06/05/2019

+11 *** ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO *** GAIL HONEYMAN (o della fine dell'undicesimo libro nel 2019)

ho finito questo libro qualche giorno fa. libro cartaceo, regalo di Natale dalle zie di Genova® e, confesso, tornare a prendere in mano un libro fisico mi è piaciuto molto, da troppo tempo non succedeva. l'ebook è stracomodo, impossibile negarlo, ma la carta ha quel suo fascino ormai antiquato che tocca sempre il cuore e fa bene all'anima.

Eleanor è stata una piacevolissima scoperta, per me. non mi stuzzicava, il titolo. forse sarebbe stato uno di quei libri che, visti in libreria, mi sarebbe passato davanti agli occhi e basta, senza destare la benché minima attenzione da parte mia, e invece mi sono dovuta ricredere. 
ebbene sì, 'sta ragazza è risultata simpatica, stramba ma gentile, ferrea nelle sue convinzioni e metodologie (a volte un po' le assomiglio...), ma anche duttile e malleabile, cosa di cui lei stessa si stupisce. scopre sé stessa insieme e grazie agli altri, a coloro che aveva sempre fuggito pensandoli troppo distanti, diversi, oltre. si sblocca grazie al rapporto con Raymond, con cui capisce giorno dopo giorno di essere vicina, in contatto, compatibile... 
sfocerà in qualcosa di diverso da una sana, bella amicizia tra uomo e donna?
da leggere, per saperlo.

ha qualcosa in comune con la mia storia attuale, la storia di Eleanor, essendo stata data in affido in varie famiglie del corso della sua infanzia-adolescenza (ed io ho qui a casa un cucciolo che ha conosciuto qualcosa di simile) e, lo dico con un po' di amarezza, ha fatto scelte che anche io avrei voluto fare, col senno di poi, ma che si sono rivelate impossibili da fare, per averne fatte altre. 
rimpianti? sì, qualcuno ce l'ho. 

a me i libri che fanno riflettere sulla mia vita sono sempre stati quelli che ho apprezzato più di altri, e quindi per me un libro come questo, che mi ha fatto pensare a quello che ho fatto fino ad ora, quello che avrei potuto fare, quello a cui ho rinunciato, è un buon libro, anche al di là della storia che racconta. anzi no, proprio per la storia che racconta.

lo consiglio con forza, quindi.

Subito dopo aver finito questo romanzo, ho deciso di dare un'altra chance a Donato Carrisi, il cui primo romanzo che avevo letto, La ragazza nella nebbia, non mi aveva fatto perdere il sonno. 
Il suggeritore mi ha messo al tappeto, invece. iniziato l'1 maggio, l'ho finito pochi minuti fa. complice la convalescenza da influenza, certo, per cui ho goduto di tante ore a casa da sola dove ho potuto leggere fino alla nausea, ma al di là di questo particolare, mi è piaciuto tantissimo. ne parlerò nei prossimi giorni, ma mi basti dire che quando mi alzerò da questa sedia, inizierò il secondo capitolo L'ipotesi del male.

Ps. questa volta sono io che consiglio ad A. di leggerlo, un libro! 😉

Love,
MC


02/05/2019

+10 *** LA COLLINA DEI CONIGLI *** RICHARD ADAMS (o della fine del decimo libro nel 2019)

sono rimasta un po' indietro con le recensioni, ultimamente. 
a inizio mese di aprile ero al tappeto con una bruttissima tonsillite; a fine aprile sono stata nuovamente fermata da un virus che mi ha portato (e ancora non è passato) faringite, tosse, raffreddore e mal di testa. questa mattina è passato il medico dell'Inps il quale mi ha detto "signora, si faccia vedere dal suo medico, domani, perché mica può tornare al lavoro così, lunedì...".
insomma, sono una carriola sempre più arrugginita, con i quarant'anni c'è stato un tracollo verso il basso indiscutibile (nonostante mi venga detto il contrario, evidentemente questa gente non vede bene, dovrebbe fare un controllo degli occhi da un oculista bravo...) e aggiungendoci gli annessi e connessi, casa lavoro figlio &Co. ho poco tempo per me in generale, figurarsi per il blog. 

la lettura, però, per fortuna va avanti e così qualche giorno fa ho finito La collina dei conigli di Richard Adams. non sapevo molto cosa aspettarmi, pur avendone avuta un'ottima presentazione da A., e così coinvolta dal suo entusiasmo mi sono lasciata andare alla lettura.
Adams scrisse questo romanzo attingendo da una storia che lui stesso inventò per le sue figlie -nasce come letteratura per l'infanzia, quindi- e che in seguito trascrisse. 
i conigli vengono qui presentati, e con loro gli altri animali che si incontrano, come esseri viventi "umanizzati": parlano, hanno una loro lingua, usanze, leggende, proverbi...
la storia è basata sulla necessità di una colonia di conigli di trovare un rifugio diverso da quello utilizzato a causa di una visione avuta dal giovane coniglio Quintilio, che prevedeva la distruzione della conigliera.
tutto il clan avrà di che essere occupato nella ricerca della nuova dimora, con svariati intoppi da risolvere, non ultimo la battaglia contro un gruppo di conigli organizzato e comandato da Vulneraria.
le forze che i conigli metteranno insieme, trovando aiuto anche in altre specie animali, saranno fondamentali per la riuscita del loro progetto, non ultimo quello di rinfoltire la comunità con delle nuove compagne di vita... 

e' stato bello leggere questo romanzo. 
a distanza di qualche giorno mi torna in mente e penso di apprezzarlo più adesso che subito dopo aver letto la parola Fine sull'ebook. 
e' un romanzo riposante, (nonostante alcuni passaggi possano essere tragici per dei conigli) e che fa immaginare molto bene le scene descritte. è tutto immerso nella natura, di fatto, quindi non fosse altro che per questo, merita. 
lo consiglio? sì, perché è qualcosa di diverso dal solito, che traspone se vogliamo quella che è la vita degli uomini: alla ricerca di un modo per stare meglio, con delle compagne per perpetuare la specie, sempre un po' in combutta con i cattivi di turno.

subito dopo aver terminato questo libro, sono tornata al cartaceo con un romanzo che mi è stato regalato a natale dalle zie di Genova (che tornano su queste pagine dopo mesi di assenza, visto l'uso compulsivo dell'ebook) e che si intitola Eleanor Oliphant sta benissimo, di Gail Honeyman e che mi è piaciuto veramente molto, ma di cui non parlerò oggi.

Love,
MC

31/01/2019

CRONACA SEMISERIA DI UN'INFLUENZA DI STAGIONE (e non solo)

stamattina mi sono accorta che avevo voglia di picchiare un po' sui tasti...

lunedì scorso, 28 gennaio, sono tornata a casa alle 8.20 dopo aver portato lo gnomo a scuola con la chiara sensazione di avere la febbre. e infatti, sono partita con un discreto 37.5 che poi si è allargato fino a 38, e tale è rimasto fino a quando, gentilmente, ha lasciato il passo al fratello maggiore 39. ne avrei fatto volentieri a meno, di questa visita di tutta la famiglia del termometro, fatto sta che il 39 l'ho tenuto con me per qualche ora, anche se per tutta la notte tra lunedì e martedì 38 mi ha tenuto compagnia (bello lui...), facendomi vedere le luci sotto le palpebre degli occhi chiusi.
nono siamo mai diventati amici, pur essendo stati insieme due giorni pieni...con l'aiuto del doc di famiglia, l'ho spinto via, un po' a calci in faccia, un po' implorando, un po' ha sgomitato pure lui, visto che ieri mattina stavo ancora con 37.9 davanti 😶, ma piano piano ne sto venendo fuori.
ah, l'amica febbre si è portata dietro anche la cugina tosse, faringea, ma la sto facendo litigare con il fluimucil in aerosol, se la stanno vedendo tra loro anche se il fluimucil sta vincendo. mi spiace per tutta sta famiglia di virus ma...ho da fà, quindi andatevene caramente a quel paese.

mi sono resa conto che la febbre a 39 a quarant'anni, porca misera, sfonda, detto chiaramente. sfonda perché non passa nemmeno per l'anticamera del cervello pensare di alzare un dito e anzi, alzarsi dal letto per mangiare o andare in bagno sembra uno sforzo insormontabile. e poi il freddo, il male alle ossa, il mal di testa...e il mal di pancia da ciclo perché, signora mia, non si poteva perdere occasione migliore che mandare le scassa-utero a far compagnia a tutta sta gente. un bel festival del fastidio e del mal di schiena che manco Sanremo alla finale.

che poi quando sto male così, mi viene da piangere da quanto sto male e mi sento giù, e piangevo come quando ero bambina, e mia mamma mi consolava e mi faceva le coccole.
e quando sto male così, mi sembra sempre di non tornare mai più in forma come sempre, di fpoter di nuovo fare settemila cose al giorno, di allenarmi con Jillian Micheals, di non sentire più dolori ovunque come se mi fosse passato addosso uno schiacciasassi.
che carogna l'influenza!

nel frattempo il tempo è passato e quello che era iniziato il 18 settembre 2018, ovvero i cinque mesi di maternità obbligatoria, sono agli sgoccioli e il 19 febbraio torno al lavoro. inizierà un nuovo ritmo, altri equilibri da cercare e bilanciare, nuova e diversa stanchezza da dover gestire e la consapevolezza, ancora una volta, che il tempo lo sai vola, e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà (Cit. L'attimo fuggente).

ah. voglio sciare. devo inaugurare una maschera da sci speciale.🎿

Love,
MC

03/12/2018

+22 *** THE OUTSIDER *** STEPHEN KING (o della fine del ventiduesimo libro nel 2018)

e anche questo King lo abbiamo letto e goduto.
me lo sono letteralmente bevuto come un boccale di radler al bar del rifugio alla fine di una gita in montagna, quando la sete ti attanaglia e puoi goderti il sole del pomeriggio dolomitico, che tanto la strada da fare è o fino alla macchina, o fino alla partenza a monte della funivia, quindi succeda quel che succeda, non devi correre per tornare a casa anche se si mette a piovere.
ecco, questo romanzo l'ho proprio letto tutto d'un fiato.
l'intenzione era fare una lettura condivisa con A. ma è successo che pur avendo iniziato dopo di lui, l'ho superato e quindi ora non possiamo nemmeno parlarne più di tanto perché io so già tutto e lui non sa ancora 😅
lo aspetterò! 😊

il libro è stato pubblicato a maggio di quest'anno negli USA ed è arrivato da noi qualche mese dopo, a ottobre. nuovissimo quindi, lo zio Steve si starà ancora chiedendo in questo momento come vanno le vendite del suo ultimo bambino...

a Flint City un ragazzino viene trovato morto di una morte atroce; su di lui e attorno a lui la polizia scientifica trova impronte e DNA di Terry Maitland, Coach T, prof di inglese della scuola della città e allenatore della squadra di baseball, conosciuto e stimato da tutti, da sempre cittadino di Flint City.
un uomo irreprensibile, si penserà, un uomo che figurati se è capace di una cosa del genere. solo che in tanti testimonieranno di averlo visto sul luogo del delitto.
insomma, il mostro tra noi, travestito da bravo padre di famiglia.

questo nelle prime...cinquanta pagine (perché il libro inizia come un pugno nello stomaco del lettore), solo che poi per le restanti cinquecentocinquanta circa, King ricama una storia avvincente e dove c'è dentro tutta la sua capacità di raccontare: è un thriller, è un libro di paure, incubi e deliri di tutti, bambini e adulti, casalinghe e poliziotti, studenti e professori, con una bella dose di fantasy...

non avrei mai pensato che si potesse scrivere così tanto tenendo sempre sulla corda chi sta leggendo (anche se effettivamente con IT avevo avuto già modo di rendermene conto) ed è proprio grazie a questa corda tesa che ho letto e letto e letto il libro, arrivando in fondo in dieci giorni.
da leggere? certamente sì!

subito dopo ho iniziato Becoming - La mia storia di Michelle Obama. ho sempre ammirato suo marito in primis e lei in secundis e questa autobiografia non ho voluto farmela scappare.
per ora, con le prime cinquantaquattro pagine posso dire che non avrei mai detto che avesse avuto un'infanzia del genere ma anche che l'ambizione che l'ha caratterizzata fin da bambina non poteva che portarla così in alto.

Love,
MC

19/11/2018

+21 *** QUATTRO DOPO MEZZANOTTE *** STEPHEN KING (o della fine del ventunesimo libro nel 2018)

esattamente un mese dopo dall'ultimo post, mi risiedo ad un'incasinata scrivania (l'unica che ho al momento, per altro) a scrivere di questo ventunesimo libro letto nell'anno. visto come sta andando la mia vita ultimamente, ovvero a casa in congedo di maternità obbligatoria per l'arrivo del terzo, pensavo di avere meno tempo per leggere, e invece mi sto accorgendo che, se ho dovuto rivedere le priorità per tante cose, la lettura riesco a tenermela buona e penso che sia per me una fortuna, che mi tiene sana di mente in molti momenti, che mi fa rilassare e trasporta lontano, come deve fare qualunque libro che non sia di algebra o fisica quantistica (anche se conosco persone che troverebbero il paradiso in libri del genere).

dicevamo, questo ventunesimo libro (il quindicesimo che ho letto di King sotto la supervisione di A. come sempre) è composto da quattro racconti dove il nostro Re sguinzaglia quattro paure, quattro incubi, tanto da far passare la voglia, in certi casi, di prendere un aereo. 

è così per il primo, I langolieri. 
durante un volo dell'American Pride, spariscono tutti i passeggeri tranne chi in quel momento dormiva o, come succede, era cieco. 
i superstiti inizieranno a fare i conti con le loro paure quando scopriranno di non avere nessuna torre di controllo dall'altra parte della radio e...nessuno in vita sotto i piedi, sulla terra che stanno sorvolando.
atterrati, grazie a un pilota non in servizio presente sul volo, capiranno di essere assediati da forme di vita potremmo dire aliene che divorano tutto quanto incontrano sulla loro strada.
solo grazie a un'intuizione di alcuni di loro, tenteranno il ritorno alla realtà, rischioso e pieno di incognite e che...

continuerò a prendere aerei quando se ne presenterà l'occasione, ma di certo questo racconto mi verrà in mente ogni volta, una volta in rotta verso la destinazione prevista e chissà se mi appisolerò o no.

Finestra segreta, giardino segreto ci racconta dell'ossessione di uno scrittore accusato di plagio da un altro presunto scrittore, il quale gli renderà la vita così infernale da farlo impazzire. tanto che...
è questo un delirio vissuto da King in persona, che anni fa venne accusato di plagio da una donna per il romanzo Misery, fatto che si rivelò poi non vero.

non scrivo libri (per ora?) quindi di plagi non mi preoccupo ma certo, penso che mi arrabbierei parecchio se ne fossi oggetto.

Il poliziotto della biblioteca mi era stato presentato da A. come il più appassionante dei quattro e arrivata in fondo, devo confermare che è veramente così. anche questo, come tanti, prende spunto da un fatto vero, ovvero il rifiuto del figlio di King di tornare in biblioteca per la paura che gli incuteva il poliziotto che ne era posto a guardia. prendere libri in prestito è una cosa semplice, normale, stimolante anche, visto che il tempo massimo di "noleggio" spinge a leggere più alacremente, e quindi a farci leggere di più, in qualche caso, ma...se non restituiamo i libri che cosa succede? e cosa potrebbe succedere se uno o più libri presi in prestito dovessero andare perduti? 
ancora una volta in questo racconto emerge la potenza e l'importanza del gruppo, il quale solo con la fiducia reciproca che porta coraggio e forza a tutti i componenti, riuscirà ad affrontare le conseguenze di questi interrogativi. e qui il pensiero vola a IT in un attimo. geniaccio di un King. 

penso che d'ora in avanti quando entrerò in una biblioteca/libreria, guarderò il gorilla all'ingresso con sottomesso rispetto.

Il fotocane invece ci porta gli occhi nel mirino dell'obiettivo di una fotocamera Polaroid Sun 600. regalata a un ragazzino di Castel Rock per il suo quindicesimo compleanno; presto la macchina rivelerà la sua stranezza, tanto da indurre Kevin, il proprietario, a "farla vedere" e poi distruggerla.
solo che non sarà così facile come pensava...


ho avuto una Polaroid, non ricordo più quale modello, ma l'ho avuta, andava di moda nella fine degli anni '80 e mi venne regalata per la Prima Comunione; il costo esorbitante della pellicola me la fece usare poco fino a quando si inceppò e, visto lo scarso utilizzo, finì richiusa in un armadio. anni dopo risaltò fuori e penso che da lì passò direttamente alla spazzatura - quando ancora non era differenziata - ma anche qui, quando prenderò in mano la reflex digitale, seppur digitale, accidenti a King, mi verrà in mente questo delirio.


ancora una volta, quindi, penso di poter dire che il vecchio Steve abbia adempiuto al suo dovere e siccome ogni volta, prima di inoltrare il lettore nelle sue storie, ci ringrazia, vorrei poter ringraziarlo io, questa volta, pur sapendo che queste parole seppur lanciate nella rete, rimarranno ferme qui, alla vista di pochi.
grazie Steve per tutto quello che mi hai raccontato e che ancora mi racconterai, mi hai fatto pensare a cose della mia infanzia (e non) che non avevo mai effettivamente messo a fuoco ma che, da chissà dove, hai tirato fuori con i tuoi racconti.
vediamo cosa saprai fare con The Outsider che hai pubblicato quest'anno.

Love,
MC


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