Siamo a venerdì. Che bello.
Questa settimana ho dato più del solito. Mediamente come sempre, ma più freneticamente, velocemente, continuativamente del solito. E cavolo se si sente!
Stanca ma felice. Felice di essere al mondo e di esserci così! Con pregi e difetti, manie e normalità. Checchè ne dica la gente.
Tanto per dire, e forse è sintomo della stanchezza del venerdì pomeriggio, tornando a casa oggi ho lasciato un biglietto di...disaccordo sul lunotto posteriore di una cacchio di smart, che da mesi parcheggia dove non deve e mi ha costretta a fare 4 manovre quando normalmente ne basta 1.
Sono prevenuta, è vero, verso chi ha questa macchina, perchè 2 volte su 3 al volante c'è un pirla...ma se uno parcheggia in casa d'altri per andare a farsi le chiappe d'acciaio nella palestra di fronte...non merita giustificazioni. Paga la tua tariffa di righe blu e stai zitto. Porco cane!
Complimenti per il suo parcheggio, evidentemente lei se ne frega di chi abita qui (e dei divieti). Verremo a parcheggiare davanti al suo cancello! Buona serata!.
Non servirà certamente a niente, ma ho intenzione di torturarlo/a, questo pirla da smart. A me non costa niente scendere, alzare il suo tergicristallo e andarmene via.
Chiudo.
i libri che leggo, i pensieri che mi scorrono nelle sinapsi, la mia vita vissuta e qualche vaneggiamento sulla realtà...
15/02/2008
09/02/2008
INTO THE WILD
Ieri io e Marco siamo andati al cinema.
INTO THE WILD ci aveva ispirati dal primo trailer visto: tante delle inquadrature erano posti visti dal vivo nel nostro viaggio di nozze negli USA.
Sabato scorso avevamo dovuto cambiare programma e film, avendo trovato la sala piena; invece ieri siamo riusciti nel nostro intento.
Mi succede sempre, più o meno, a seconda del film, di provare un senso di astrazione dalla realtà, come una sensazione di risucchio nella realtà proiettata sullo schermo. Nel tempo che passo seduta sulla poltrona del cinema, al buio, esco dalla realtà. Mi dimentico di ogni cosa. All'uscita è come risvegliarmi da un'anestesia e vedere di essere stati in quel cinema e non in un altro, sapere di essere a Roma e non a Timbuctu, scoprire che nel frattempo fuori sì è fatta notte...
Sempre mi succede questo.
Ieri, davanti a INTO THE WILD, per tutte le due ore e passa di film, ho completamente azzerato il mio cervello. Ma molto più di altre volte.
Il film mi ha preso completamente e per tutto il resto della serata, una volta fuori, ne ho subito le conseguenze, trovandomi stampati nel cervello il susseguirsi degli ultimi 20 minuti di pellicola. Ora un flash, ora un altro.
Con Marco, diversamente da come siamo abituati a fare, ne abbiamo parlato poco, mangiando un trancio di pizza...
Non riuscivo a parlarne, quasi, era come se (strano ma vero!) non riuscissi a fare due cose insieme: parlarne avendone le immagini in testa.
Non riuscivo a sbloccarmi, a tornare alla mia realtà romana del Warner Village, brulicante di gente in coda, al telefono, in attesa all'aiuola a destra, vicino alla libreria...
Così è stato fino a casa...andando a dormire, mi domandavo se avrei sognato Christopher MacCandless, alis Alexander Supertrump. Qualche timore ce l'avevo, ma poi non è stato così.
Da vedere, comunque. Bellissima fotografia e colonna sonora.
07/02/2008
SAN FRANCISCO
La giornata di oggi è dedicata alla visita di San Francisco e dei suoi dintorni.
In mattinata, per arrivare a Twin Peaks, costeggiamo le tipiche case vittoriane della città, tra cui le cinque sorelle, tutte uguali, i cui padroni, stanchi del via vai turistico davanti ai loro portoni, hanno ottenuto il divieto per pullman e comitive di sostarvi davanti. Alla faccia!
Lungo il tragitto, ci fermiamo alla cattedrale, progettata niente popo di meno che da Enzo Piano. All’interno domina un articolato quanto maestoso organo a canne, di produzione padovana. La guida ci fa sentire quasi dei lombrichi quando ci dice che in Italia, a Padova, c’è la fabbrica di organi più famosa del mondo e noi nemmeno lo sappiamo...! Ignoranti italiani!
Arriviamo a Twin Peaks (due collinette uguali) da cui c’è un belvedere sull’intera metropoli. Un paio di pullman di giapponesi ci precedono e affolliamo insieme i muretti della terrazza...
A confronto loro, sembriamo dei primitivi del primo paleolitico con le nostre digitali 8 mega pixel.
Il tempo non è buono, ma la vista sulla baia c’è ugualmente...alla nostra sinistra intravediamo il Golden Gate, che unisce due tratti di terra; saremo lì a breve. Là, davanti a noi, Alcatraz, solitaria in mezzo alle onde, a poche miglia dalla terraferma.
Poco dopo, ridiscesi a valle, siamo al Golden Gate bridge, il ponte più famoso del mondo dopo Brooklyn.
E’ impressionante. Ognuno dei cavi che lo sorreggono ha un diametro di 92.4 cm, è formato a sua volta da 27.572 cavi più piccoli, che uniti hanno una lunghezza pari a 128.748 km
Andiamo a piedi sul ponte: c’è molto traffico, vicino a noi, oltre l’alta ringhiera, macchine e trucks sfrecciano e col loro passaggio fanno ondeggiare il ponte.
Sotto, l’oceano.
Che strano: sembra di essere più in terra americana adesso che solcando la sabbia rossa della Monument Valley.
Prima di pranzo procediamo verso Sausalito, che la guida ci presenta come “la Portofino d’America”.
Spiacente, ma Portofino è Portofino, uguale a nessun altro posto al mondo, tanto meno a Sausalito. Lo dice una genovese che sa di cosa parla.
Che poi Sausalito è bellissima, ma non ha niente di niente di Portofino...perchè bisogna fare paragoni? Anche qui, come a Las Vegas, ci viene in mente che ‘sti americani abbiano un senso di inferiorità accentuato, esagerato e che cerchino di colmarlo paragonando e definendo cose in modi che non sono...
Da Sausalito prendiamo il battello con cui arriveremo al molo 39.
Dal battello vediamo il lato di Alcatraz che dà verso l’infinito dell’oceano Pacifico.
Fa ipressione, è da brivido, per lo stato in cui versa l’ormai deserta struttura carceraria. Percepisci quasi tutto il brutto che quelle pareti e quelle inferriate hanno visto nel tempo passato. Capisci perchè alcuni abianti di SF vorrebero venisse abbattuta.
Dal mare la città è bella, nonostante il tempo incerto permanga.
Arriviamo al molo e da lì andiamo a gironzolare per i negozi del pontile.
Un forte odore di salsedine e di foche, a poca distanza, ipregna narici e bocca.
Aspettiamo l’ora di cena, poi in gruppo ci troviamo a puntare diretti verso un ristorante dove paghi e mangi quanto vuoi. C’è della pizza e sebbene siamo tutti coscienti di non trovarci in terra tricolore, abbiamo troppa voglia di carboidrati conditi...
La pizza non è male, per il gusto in sè...ma certo l’italiana è tutta un’altra cosa!
Quella sera andiamo poi, in pullman, dell’altra parte della baia per vedere lo skyline by night. Ed ecco che davanti a noi si apre uno scorcio americano indimenticabile. Le luci di SF brillano sul pelo dell’acqua, un ponte (non il Golden Gate, quello non si illumina) alla nostra sinistra completa il quadro.
Foto frettolose, spazzate dal vento; faccio fatica a far star ferma la digitale sul muretto...

San Francisco, già l’ho detto, ci è piaciuta particolarmente.
Sembra giovane, solare (nonostante il sole non si sia mai fatto vedere in quei due giorni), europea. Soprattutto, lasciatemelo dire, si shoppa che è un piacere. Abbiamo preso Levi’s a 35€ (era da coprarne una valigia e rivenderseli al doppio qua in italia, ci avremmo guadagnato noi e rispariato gli acquirenti!), Nike in goretex da donna new colletion a 85...
Abbiamo viaggiato sulle cable car gratis... Don’t mind for the ticket and sit down, ci ha detto il manovratore!
Shops a parte, ci è piaciuta. Dovessi andare a vivere negli USA, andrei lì. Credo proprio di sì.
In mattinata, per arrivare a Twin Peaks, costeggiamo le tipiche case vittoriane della città, tra cui le cinque sorelle, tutte uguali, i cui padroni, stanchi del via vai turistico davanti ai loro portoni, hanno ottenuto il divieto per pullman e comitive di sostarvi davanti. Alla faccia!
Arriviamo a Twin Peaks (due collinette uguali) da cui c’è un belvedere sull’intera metropoli. Un paio di pullman di giapponesi ci precedono e affolliamo insieme i muretti della terrazza...
A confronto loro, sembriamo dei primitivi del primo paleolitico con le nostre digitali 8 mega pixel.
Il tempo non è buono, ma la vista sulla baia c’è ugualmente...alla nostra sinistra intravediamo il Golden Gate, che unisce due tratti di terra; saremo lì a breve. Là, davanti a noi, Alcatraz, solitaria in mezzo alle onde, a poche miglia dalla terraferma.
Poco dopo, ridiscesi a valle, siamo al Golden Gate bridge, il ponte più famoso del mondo dopo Brooklyn.
E’ impressionante. Ognuno dei cavi che lo sorreggono ha un diametro di 92.4 cm, è formato a sua volta da 27.572 cavi più piccoli, che uniti hanno una lunghezza pari a 128.748 km
Andiamo a piedi sul ponte: c’è molto traffico, vicino a noi, oltre l’alta ringhiera, macchine e trucks sfrecciano e col loro passaggio fanno ondeggiare il ponte.
Sotto, l’oceano.
Che strano: sembra di essere più in terra americana adesso che solcando la sabbia rossa della Monument Valley.
Prima di pranzo procediamo verso Sausalito, che la guida ci presenta come “la Portofino d’America”.
Spiacente, ma Portofino è Portofino, uguale a nessun altro posto al mondo, tanto meno a Sausalito. Lo dice una genovese che sa di cosa parla.
Che poi Sausalito è bellissima, ma non ha niente di niente di Portofino...perchè bisogna fare paragoni? Anche qui, come a Las Vegas, ci viene in mente che ‘sti americani abbiano un senso di inferiorità accentuato, esagerato e che cerchino di colmarlo paragonando e definendo cose in modi che non sono...
Da Sausalito prendiamo il battello con cui arriveremo al molo 39.
Dal battello vediamo il lato di Alcatraz che dà verso l’infinito dell’oceano Pacifico.
Fa ipressione, è da brivido, per lo stato in cui versa l’ormai deserta struttura carceraria. Percepisci quasi tutto il brutto che quelle pareti e quelle inferriate hanno visto nel tempo passato. Capisci perchè alcuni abianti di SF vorrebero venisse abbattuta.
Dal mare la città è bella, nonostante il tempo incerto permanga.
Arriviamo al molo e da lì andiamo a gironzolare per i negozi del pontile.
Un forte odore di salsedine e di foche, a poca distanza, ipregna narici e bocca.
Aspettiamo l’ora di cena, poi in gruppo ci troviamo a puntare diretti verso un ristorante dove paghi e mangi quanto vuoi. C’è della pizza e sebbene siamo tutti coscienti di non trovarci in terra tricolore, abbiamo troppa voglia di carboidrati conditi...
La pizza non è male, per il gusto in sè...ma certo l’italiana è tutta un’altra cosa!
Quella sera andiamo poi, in pullman, dell’altra parte della baia per vedere lo skyline by night. Ed ecco che davanti a noi si apre uno scorcio americano indimenticabile. Le luci di SF brillano sul pelo dell’acqua, un ponte (non il Golden Gate, quello non si illumina) alla nostra sinistra completa il quadro.
Foto frettolose, spazzate dal vento; faccio fatica a far star ferma la digitale sul muretto...
San Francisco, già l’ho detto, ci è piaciuta particolarmente.
Sembra giovane, solare (nonostante il sole non si sia mai fatto vedere in quei due giorni), europea. Soprattutto, lasciatemelo dire, si shoppa che è un piacere. Abbiamo preso Levi’s a 35€ (era da coprarne una valigia e rivenderseli al doppio qua in italia, ci avremmo guadagnato noi e rispariato gli acquirenti!), Nike in goretex da donna new colletion a 85...
Abbiamo viaggiato sulle cable car gratis... Don’t mind for the ticket and sit down, ci ha detto il manovratore!
Shops a parte, ci è piaciuta. Dovessi andare a vivere negli USA, andrei lì. Credo proprio di sì.
05/02/2008
ARTE BENEFICA
Mi rendo conto di avere un'ammirazione profonda e quasi sconsiderata per colui che mi venne presentato per la prima volta un'estate in montagna, in Valle d'Aosta, attraverso il videoregistratore di mio cugino, dentro al quale girava il Live Aid di Wembley dell'...86/87?...
Da lì, alla veneranda età di 8 anni, non ho più mollato nè lui nè i suoi altri 3 comapri di ventura che sommati uno con l'altro danno U2.
Sono 21 anni che li seguo, mese più, mese meno. Posso proprio dire di essere cresciuta con loro.
Detto questo, penso che Bono Vox possa far parte del gruppo dei grandi del mondo...e non solo per le corde vocali che si ritrova...
Da lì, alla veneranda età di 8 anni, non ho più mollato nè lui nè i suoi altri 3 comapri di ventura che sommati uno con l'altro danno U2.
Sono 21 anni che li seguo, mese più, mese meno. Posso proprio dire di essere cresciuta con loro.
Detto questo, penso che Bono Vox possa far parte del gruppo dei grandi del mondo...e non solo per le corde vocali che si ritrova...
03/02/2008
PENSIERI DI PENSIERI - un attimo di autoglorificazione!
Rileggo il passato scritto coi tasti del pc, che qui ha come data luglio 2005.
Vado a caso, non riesco a rileggere tutti i post, clicco a memoria sui mesi in cui ricordo avevo in testa cose, fatti, sentimenti, pensieri più o meno graffianti, più o meno importanti.
Leggo incuritosita, avida. E mi stupisco. Mi stupisco della mai mente, delle mie dita sui tasti, delle combinazioni di parole uscite fuori, come risultato di un pezzo di vita vissuta.
Rileggere i post del passato fa un effetto strano, soprattutto perchè ti rendi conto che quello che stai leggendo, che viene da te, è per tutti, per chi passa di qua e si ferma un attimo. Ma questa è l'essenza stessa del blog e ok. Va bene così.
Così, oltre a complimentarti con te stessa ogni tanto, ti fermi e pensi ai volti di chi ti legge, quello che pensa, quello che gli susciti in testa...quello che pensa di te...
Sorridi e pensi che ti piacerebbe avere una telecamera nascosta per entrare nei loro occhi mentre ti leggono, vedere le espressioni del volto, poter sentire i commenti, percepirli...
Attenti a voi, quindi...non sia mai che ora, mentre leggete...
29/01/2008
26/01/2008
ECCO PERCHE'.
Ci siamo arrivati.
Un'altra crisi di governo, un'altra batosta, un'altra dimostrazione di menefreghismo per il proprio Paese, l'ennesima prova di egoismo bastardo.
Sono amareggiata, delusa, schifata, arrabbiata, amareggiata, incazzata.
Stiamo correndo il grosso richio di tornare, a breve, ad essere la Repubblica delle banane. Ma almeno le banane fanno bene alla salute...
Se così succederà (speriamo di no, che Dio ci aiuti) ci aspettano tempi duri, tempi da mal di fegato e nausee quotidiane.
Mi sembra evidente cosa sia bianco e cosa nero, cosa trasparente e cosa no, in tutta questa faccenda.
Non tornaro i conti.
C'è qualcosa di più grande dietro quanto dato dal ministro come motivazione alla sfiducia al senato.
C'è dell'altro e di notevole peso, che va ben oltre la famiglia e la difesa ad oltranza della poltrona attaccata alle chiappe. Anche perchè, è evidente, se il ministro avesse voluto rimanere tale, si sarebbe dimesso il tempo delle indagini, dell'eventuale dichiarazione d'innocenza e basta, non avrebbe voltato le spalle a chi gli aveva dato la poltrona: avrebbe atteso con trepidazione di ri-posare le suddettte chiappe sulla suddetta poltrona.
Perchè, diciamocelo, lui di poltrone se ne intende.
E' chiaro: il ministro ha preferito altro. Altri poteri. Molto più forti di una poltrona e della preferenza data dai cittadini dentro una cabina elettorale.
Ha preferito se stesso e il suo futuro potere a cui assisteremo, aspettiamocelo, nascondendolo dietro un discorsino moralista di chi difende la famiglia e dice di scegliere in base ai suoi principi cristiani.
Complimenti. Bell'esempio. Bravo.
Mi fà schifo, come persona e come cristiano. Soprattutto come cristiano.
Mi andrò a confessare per quante gliene ho dette in questi giorni, pazienza, idee politiche divergenti, idee morali opposte.
Una cosa mi consola, ed è una cosa non da poco: anche per lui, come anche per me e per tutti, prima o poi verrà il giudizio divino, dinanzi al quale poltrone o potere potranno poco.
E allora sì che giustizia sarà fatta.
Un'altra crisi di governo, un'altra batosta, un'altra dimostrazione di menefreghismo per il proprio Paese, l'ennesima prova di egoismo bastardo.
Sono amareggiata, delusa, schifata, arrabbiata, amareggiata, incazzata.
Stiamo correndo il grosso richio di tornare, a breve, ad essere la Repubblica delle banane. Ma almeno le banane fanno bene alla salute...
Se così succederà (speriamo di no, che Dio ci aiuti) ci aspettano tempi duri, tempi da mal di fegato e nausee quotidiane.
Mi sembra evidente cosa sia bianco e cosa nero, cosa trasparente e cosa no, in tutta questa faccenda.
Non tornaro i conti.
C'è qualcosa di più grande dietro quanto dato dal ministro come motivazione alla sfiducia al senato.
C'è dell'altro e di notevole peso, che va ben oltre la famiglia e la difesa ad oltranza della poltrona attaccata alle chiappe. Anche perchè, è evidente, se il ministro avesse voluto rimanere tale, si sarebbe dimesso il tempo delle indagini, dell'eventuale dichiarazione d'innocenza e basta, non avrebbe voltato le spalle a chi gli aveva dato la poltrona: avrebbe atteso con trepidazione di ri-posare le suddettte chiappe sulla suddetta poltrona.
Perchè, diciamocelo, lui di poltrone se ne intende.
E' chiaro: il ministro ha preferito altro. Altri poteri. Molto più forti di una poltrona e della preferenza data dai cittadini dentro una cabina elettorale.
Ha preferito se stesso e il suo futuro potere a cui assisteremo, aspettiamocelo, nascondendolo dietro un discorsino moralista di chi difende la famiglia e dice di scegliere in base ai suoi principi cristiani.
Complimenti. Bell'esempio. Bravo.
Mi fà schifo, come persona e come cristiano. Soprattutto come cristiano.
Mi andrò a confessare per quante gliene ho dette in questi giorni, pazienza, idee politiche divergenti, idee morali opposte.
Una cosa mi consola, ed è una cosa non da poco: anche per lui, come anche per me e per tutti, prima o poi verrà il giudizio divino, dinanzi al quale poltrone o potere potranno poco.
E allora sì che giustizia sarà fatta.
23/01/2008
PERCHE'.
Da qui a un paio di giorni mi sento male. Sospesa. Incerta. Non so cosa verrà dopo. Nessuno lo sa.
Qualcuno sì: ci ha già pensato e ha preparato tutto, meditato da tempo; qualcuno sospetta, prevede: la storia si ripeterà, perchè è sempre stato così; qualcuno spera: forse non sarà proprio tutto negativo, tutto uno schifo come in passato, forse risaliremo la china senza annegare, ritrovarci sommersi dall'oblio.
Io non riesco a pensare.
Sospendo l'attività cerebrale; se penso mi logoro. Mi imbestio.
Aspetto, anche perchè altro non posso fare.
Solo mi domando PERCHE'.
Qualcuno sì: ci ha già pensato e ha preparato tutto, meditato da tempo; qualcuno sospetta, prevede: la storia si ripeterà, perchè è sempre stato così; qualcuno spera: forse non sarà proprio tutto negativo, tutto uno schifo come in passato, forse risaliremo la china senza annegare, ritrovarci sommersi dall'oblio.
Io non riesco a pensare.
Sospendo l'attività cerebrale; se penso mi logoro. Mi imbestio.
Aspetto, anche perchè altro non posso fare.
Solo mi domando PERCHE'.
18/01/2008
MAMMUTH LAKES-SAN FRANCISCO
Partiamo da Mammuth Lakes, la nostra meta di oggi è Sacramento, con proseguimento per San Francisco.
Abbiamo avuto la conferma che non potremo passare dal Tyoga Pass, per cui, niente Yosemite Park e niente Sequoie.
Non siamo esaltati all'idea, proprio per niente, ma ci rassegniamo e iniziamo il lungo (letteralmente) tragitto verso la capitale della California.
Siamo stanchi, più di altre volte ci appisoliamo in molti. Accusiamo la sconfinata estensione delle distanze, questa volta. Ci sembra di non arrivare mai. Poi, finalmente, facciamo irruzione nella capitale.
Il caldo è devastante, se paragonato al freddo di questa mattina dei 3000 di Mammouth.
La guida ci scioglie le briglie e ci dà appuntamento a una certa ora per il museo ferroviario.
Abbiamo tempo per quattro passi prima di cercare un posto dove mangiare.
Sacramento è carina, la parte dove siamo noi è un po' retrò, con portici in legno e pavimento di assi; sembra, ancora un volta, una scenografia da film.
Siamo verso metà ottobre e ci sono già in giro gli addobbi per Halloween: scheletri, zucche, ragni, pipistrelli...
Tanta gente in giro, tanti harleysti, esibizionisti e originali, fanno la spola nelle strade per mostrarsi al mondo in groppa ai loro gioielli...
La stazione, vicino al quale mangiamo l'ennesimo hamburger and chips, sembra quella di C'era una volta il west, con tanto di capi stazione abbigliati all'antica.

Finita la calda attesa all'ombra di una pensilina sul fiume, visitiamo il museo ferroviario.
Vediamo alcune delle più grande e famose locomotive a vapore, che hanno fatto la storia degli Stati Uniti nei tempi che furono. Possiamo visitarne alcune, con delle
ricostruzioni di arredamento originali…siamo sbalzati indietro di qualche decade: ciò che vediamo stride sonoramente con le macchine fotografiche digitali che abbiamo in mano, con le telecamere al collo…Che effetto strano!!!
Usciti dal museo, torniamo al nostro bolide su sei ruote e partiamo per San Francisco.
It’s a long, long, long road, direbbero i REM… ma quando arriviamo, da nord, in vista della baia, nonostante la foschia che tocca terra, ci svegliamo dallo stordimento delle tante ore seduti. Percorriamo un ponte, che tutti erroneamente crediamo essere il famoso Golden Gate, ma non possiamo ancora godere dello skyline della città a causa della nebbia.
Arrivando in hotel, lungo una strada lungo la quale passano i cable car, ci accorgiamo subito di essere davanti ad una città che ha molto poco di americano rispetto alle metropoli che si è abituati a immaginare. Sembra una città europea, quasi italiana… Ci piace!
Per cena siamo al molo 39, al Bubba Gump Restaurant: gamberi fritti e insalata, tra un migliaio di persone e le immagini del film Forrest Gump sui tanti televisori al plasma appesi alle pareti.
Tornando, passeggiamo sul pontile e respiriamo aria di mare.
In poco tempo siamo in camera, con come sottofondo la campana della cable car di turno che passa nella via adiacente…
Domani giornata piena, come di consueto…
Abbiamo avuto la conferma che non potremo passare dal Tyoga Pass, per cui, niente Yosemite Park e niente Sequoie.
Non siamo esaltati all'idea, proprio per niente, ma ci rassegniamo e iniziamo il lungo (letteralmente) tragitto verso la capitale della California.
Siamo stanchi, più di altre volte ci appisoliamo in molti. Accusiamo la sconfinata estensione delle distanze, questa volta. Ci sembra di non arrivare mai. Poi, finalmente, facciamo irruzione nella capitale.
Il caldo è devastante, se paragonato al freddo di questa mattina dei 3000 di Mammouth.
La guida ci scioglie le briglie e ci dà appuntamento a una certa ora per il museo ferroviario.
Abbiamo tempo per quattro passi prima di cercare un posto dove mangiare.
Sacramento è carina, la parte dove siamo noi è un po' retrò, con portici in legno e pavimento di assi; sembra, ancora un volta, una scenografia da film.
Siamo verso metà ottobre e ci sono già in giro gli addobbi per Halloween: scheletri, zucche, ragni, pipistrelli...
Tanta gente in giro, tanti harleysti, esibizionisti e originali, fanno la spola nelle strade per mostrarsi al mondo in groppa ai loro gioielli...
La stazione, vicino al quale mangiamo l'ennesimo hamburger and chips, sembra quella di C'era una volta il west, con tanto di capi stazione abbigliati all'antica.
Finita la calda attesa all'ombra di una pensilina sul fiume, visitiamo il museo ferroviario.
Vediamo alcune delle più grande e famose locomotive a vapore, che hanno fatto la storia degli Stati Uniti nei tempi che furono. Possiamo visitarne alcune, con delle
Usciti dal museo, torniamo al nostro bolide su sei ruote e partiamo per San Francisco.
It’s a long, long, long road, direbbero i REM… ma quando arriviamo, da nord, in vista della baia, nonostante la foschia che tocca terra, ci svegliamo dallo stordimento delle tante ore seduti. Percorriamo un ponte, che tutti erroneamente crediamo essere il famoso Golden Gate, ma non possiamo ancora godere dello skyline della città a causa della nebbia.
Arrivando in hotel, lungo una strada lungo la quale passano i cable car, ci accorgiamo subito di essere davanti ad una città che ha molto poco di americano rispetto alle metropoli che si è abituati a immaginare. Sembra una città europea, quasi italiana… Ci piace!
Per cena siamo al molo 39, al Bubba Gump Restaurant: gamberi fritti e insalata, tra un migliaio di persone e le immagini del film Forrest Gump sui tanti televisori al plasma appesi alle pareti.
Tornando, passeggiamo sul pontile e respiriamo aria di mare.
In poco tempo siamo in camera, con come sottofondo la campana della cable car di turno che passa nella via adiacente…
Domani giornata piena, come di consueto…
12/01/2008
UNDER THE RAIN
C'è chi canta Under the bridge, io mi limito a postare under the rain.
Ma a me piace. L'acqua che scende. Esiste e avrà un suo buon motivo per esserci, un fine, una missione, un senso.
Ben poche cose sono insensate, di quelle al mondo. Le zanzare, per esempio. Quelle sì che sono una spina nel fianco...o altrove, ovunque la zanzara bastarda di turno ti abbia punto.
Ma per tanta gente la pioggia è una rottura al punto da far iniziare la giornata storta. E se a questa gente dà così sui nervi, in un certo senso rompe anche te, perchè ti fa incotrarre gente incazzata per l'acqua che ha preso; fa imbestialire i centauri che o si inzuppano o devono andare a piedi o, peggio, in macchina; crea il panico totale in città come Roma, che non si sa perchè ha abitanti che quando piove vanno in tilt, e non diciamo che è perchè vanno tutti in macchina per non bagnarsi i piedini: non sanno guidare e basta. Cioè, guidano da cani normalmente, figuriamoci quando hanno da star dietro a tergicristalli e lunotto termico.
E invece a me la pioggia piace. Con tutto il popò di roba che si porta dietro. Sono sempre stata quella a cui piace quando piove, sempre, anche al liceo. Lo so, è così. E non posso farci niente.
Mi bagna? Mi asciugerò. C'è caos, va beh, ma prima o poi a casa ci tornerò. Son tutti delle iene perchè piove? Fortunati loro, se posso permettersi il lusso di imebstialirsi per un po' d'acqua, vuol dire che non hanno altri problemi...
E' acqua ragazzi, non mine. Gocce d'acqua, non proiettili o lava di un vulcano.
E poi vuoi mettere. Lei, la pioggia, vien giù e chi s'è visto s'è visto. Non è che sta lì a guardare se piovere su questi o su quelli. Scende. Che tu lo voglia o no, che tu sia bravo o no. Non fa distinzioni. Tu puoi solo cercare di ripararti con l'ombrello o camminando rasente al muro tipo i gatti, ma tanto le viene giù. Basta.
Pensandoci, la si dovrebbe prendere un po' più da esempio per molte cose nostre umane, la pioggia. Chissà che non ci si chiarirebbero tante idee...
Ma a me piace. L'acqua che scende. Esiste e avrà un suo buon motivo per esserci, un fine, una missione, un senso.
Ben poche cose sono insensate, di quelle al mondo. Le zanzare, per esempio. Quelle sì che sono una spina nel fianco...o altrove, ovunque la zanzara bastarda di turno ti abbia punto.
Ma per tanta gente la pioggia è una rottura al punto da far iniziare la giornata storta. E se a questa gente dà così sui nervi, in un certo senso rompe anche te, perchè ti fa incotrarre gente incazzata per l'acqua che ha preso; fa imbestialire i centauri che o si inzuppano o devono andare a piedi o, peggio, in macchina; crea il panico totale in città come Roma, che non si sa perchè ha abitanti che quando piove vanno in tilt, e non diciamo che è perchè vanno tutti in macchina per non bagnarsi i piedini: non sanno guidare e basta. Cioè, guidano da cani normalmente, figuriamoci quando hanno da star dietro a tergicristalli e lunotto termico.
E invece a me la pioggia piace. Con tutto il popò di roba che si porta dietro. Sono sempre stata quella a cui piace quando piove, sempre, anche al liceo. Lo so, è così. E non posso farci niente.
Mi bagna? Mi asciugerò. C'è caos, va beh, ma prima o poi a casa ci tornerò. Son tutti delle iene perchè piove? Fortunati loro, se posso permettersi il lusso di imebstialirsi per un po' d'acqua, vuol dire che non hanno altri problemi...
E' acqua ragazzi, non mine. Gocce d'acqua, non proiettili o lava di un vulcano.
E poi vuoi mettere. Lei, la pioggia, vien giù e chi s'è visto s'è visto. Non è che sta lì a guardare se piovere su questi o su quelli. Scende. Che tu lo voglia o no, che tu sia bravo o no. Non fa distinzioni. Tu puoi solo cercare di ripararti con l'ombrello o camminando rasente al muro tipo i gatti, ma tanto le viene giù. Basta.
Pensandoci, la si dovrebbe prendere un po' più da esempio per molte cose nostre umane, la pioggia. Chissà che non ci si chiarirebbero tante idee...
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