18/08/2025

Sto scoprendo una Sardegna locale, indigena, quella vissuta dai suoi abitanti e per la precisione dai cagliaritani, e mi piace. Un carissimo amico oltre a prestarci la sua casa a Cagliari, ci ha dato una lista di spiagge dove andare, dove di solito vanno lui e la moglie. A volere vedere tutte, bisognerebbe star qui due mesi. E parlo solo delle spiagge del sud Sardegna.
Mari pintau, Chia, Sant'Elia, Nora, Poetto... Non ce n'è una da poter definire mediocre, ognuna diversa, tutte bellissime.
Capisco perché la prima volta che atterrai a Cagliari, rimasi scioccata vedendo che anche la spiagge attaccate a Cagliari fossero di sabbia bianca. 
Per me una cosa troppo esotica. E invece.
Sto riscoprendo la spiaggia libera: il telo steso sulla sabbia calda, il calore che mi entra nelle ossa, le cunette della sabbia da smussare con la schiena, la pelle asciutta con la polvere di sale sopra, ancorare l'ombrellone con sacchetti di sabbia perché non voli via. 
E poi lunghi bagni e giri sul sup, con figlio e marito preferito. Due giorni fa mio figlio, vedendomi salire sul sup dove l'acqua è profonda e non si tocca, mi ha detto "Ammazza che atletica!" 
"A bello, visto che madre che hai? E compie 47 anni a fine mese!"

Love, live from Poetto beach,
MC

11/08/2025

 In questi giorni fa un gran maledetto caldo del cavolo. Sudo a star ferma pensando a come fare per non sudare. 
Per fortuna domani cambiamo posizione e avremo modo di rinfrescare corpo e spirito altrove. 
Sono arrivata stanca morta sfatta alle ferie anche perché non ero mai arrivata così tanto avanti, a lavorare fino alla prima decina di agosto. 
Di solito mi fermo sempre a fine luglio, quest'anno no. E lo sento. 
Sono morta, ma rientrerò al lavoro l'1 settembre. 
Presumibilmente sempre poco motivata e stanca del tipo di lavoro, ma almeno per tre settimane non avrò da veder l'ora per sapere quanto manca alla timbratura. 
Anche se iniziare il nuovo mese, rientrando dalle ferie, di lunedì primo del mese, mo sta sulle balle, proprio mi disturba. 
Mia nipote invece "nooo che bello, così la settimana inizia dal primo del mese e tutto è ordinato!" è patologicamente metodica peggio di me!
Vabbè, è giovane, quasi ventenne, avrà tempo per cambiare, in meglio o in peggio.

Nel frattempo ho fatto due conti e da gennaio ad oggi ho letto, fino ad ora, quarantotto libri; quarantasei fino a luglio compreso. Non mi posso di certo lamentare, ma una cosa l'ho capita: basta romanzi rosa. Basta, non ne voglio più leggere. 
Ogni tanto ne ho letto qualcuno, nel mesi e negli anni passati, per riposare la mente tra un tomo e l'altro, ma ho capito che se mi devo svuotare il cervello, allora è meglio fare parole crociate, non prevedere di pagine e pagine come andrà a finire tra i due protagonisti o iniziare a sbuffare già a pagina 12. 
C'è un limite a tutto, anche alla mia testa da svuotare.
Adesso sto leggendo un Manzini della serie di Rocco Schiavone, l'ultimo scritto ad oggi. 
Dopo non so come farò: ne sentirò di certo la mancanza e quindi serve che Manzini vada a avanti a fare indagare il vicequestore, perché io devo leggere sentendo la voce di Giallini nelle orecchie. 
Senza, non posso divertirmi leggendo!

Canzone di questi ultimi giorni, questa
Mi sa di qualcosa di epico, che forse è quello che mi ci vuole nel prossimo futuro e per il quale mi sto attrezzando.

Love,
MC




07/08/2025

E pensare che fin da ragazzina scrivevo pagine e pagine di pensieri, scaricavo su carta, preferibilmente con una penna stilografica dall'inchiostro colorato - rosa, viola, azzurro - i pensieri che mi attraversavano la testa e quelli che ci si fermavano in mezzo, sguazzandoci per giorni o mesi. Confessavo al diario tutto: ciò che vivevo, come lo vedevano i miei occhi attraverso il filtro dei pensieri; le amicizie adolescenziali con i compagni di scuola; gli innamoramenti eterni che poi svanivano al successivo principe che i miei occhi vedevano. Insomma, sono cresciuta scrivendo. Su quaderni, agende, libretti di carta riciclata: tutto andava bene per fissare il momento, l'esperienza, la mia percezione della vita. 
Col tempo è mancato il tempo e oggi spesso rimpiango quei minuti, mai sprecati, in cui mi sedevo alla scrivania e iniziavo a fare scorrere la penna. 
Penso di essermi salvata spesso da sola, con la scrittura. Consolata sicuramente ma anche salvata dalle brutture là fuori e, perché no, anche da me stessa. 
Scrivere mi faceva vedere le cose uscendo da me, come da un altro punto di vista. Oggi la capacità che ho di guardami dentro con distacco, viene sicuramente da lì. 
Vorrei cercare di riprendere il piacere tutto personale di tornare a scrivere, per me e per la me bambina, ancora dentro di me. 
Perché se stava bene lei e stavo bene io, può succedere ancora: posso fare tornare a stare meglio entrambe.

Love,
MC

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