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07/08/2025

E pensare che fin da ragazzina scrivevo pagine e pagine di pensieri, scaricavo su carta, preferibilmente con una penna stilografica dall'inchiostro colorato - rosa, viola, azzurro - i pensieri che mi attraversavano la testa e quelli che ci si fermavano in mezzo, sguazzandoci per giorni o mesi. Confessavo al diario tutto: ciò che vivevo, come lo vedevano i miei occhi attraverso il filtro dei pensieri; le amicizie adolescenziali con i compagni di scuola; gli innamoramenti eterni che poi svanivano al successivo principe che i miei occhi vedevano. Insomma, sono cresciuta scrivendo. Su quaderni, agende, libretti di carta riciclata: tutto andava bene per fissare il momento, l'esperienza, la mia percezione della vita. 
Col tempo è mancato il tempo e oggi spesso rimpiango quei minuti, mai sprecati, in cui mi sedevo alla scrivania e iniziavo a fare scorrere la penna. 
Penso di essermi salvata spesso da sola, con la scrittura. Consolata sicuramente ma anche salvata dalle brutture là fuori e, perché no, anche da me stessa. 
Scrivere mi faceva vedere le cose uscendo da me, come da un altro punto di vista. Oggi la capacità che ho di guardami dentro con distacco, viene sicuramente da lì. 
Vorrei cercare di riprendere il piacere tutto personale di tornare a scrivere, per me e per la me bambina, ancora dentro di me. 
Perché se stava bene lei e stavo bene io, può succedere ancora: posso fare tornare a stare meglio entrambe.

Love,
MC

04/10/2022

POTATURE

Io non so se è il covid unito alle placche in gola che mi fa questo effetto, se è il rosicamento del non poter andare al concerto di Francesco Gabbani sabato prossimo (biglietti comprati ad agosto, mio regalo di compleanno)  o cos'altro, so solo che sto potando. Sto potando tanti ma tanti rami secchi morti stecchiti, che riempivano le mie liste Instagram e Facebook e di cui non mi fregava assolutamente.
Sto capendo cosa veramente è importante per me, per la mia vita e che questa può essere lunga e lunghissima, ma anche improvvisamente corta, troppo breve per essere sprecata dietro cazzate inutili.
Via, potare, eliminare, bruciare tutto nella stufa e usare la cenere a mio vantaggio, per concimare altra terra da far germogliare e fiorire al momento giusto.
E se veramente non sarò negativa entro venerdì e Gabba sfumera', andrò al prossimo. Dovessi aspettare anni.

Love, 
MC

27/03/2022

Io non so perché, ma quest'anno l'assenza di pioggie mi preoccupa veramente. 
Saranno almeno tre mesi che dalle mie parti (ma non solo) non piove. 
Tre mesi, in inverno, senza un temporale. 
Praticamente si è fatto tutto l'inverno a secco di precipitazioni.
E infatti ho il prato di casa mezzo giallo, i ciuffi d'erba si son fatti i colpi di sole, e sto innaffiando. 
A marzo. 
Sto innaffiando come a luglio di sera. 
Fa pensare questa cosa. E a me fa anche un po' paura. 

Ma sono un po' tanto alle prese con la mia emotività, ultimamente...

Mi sono comprata su internet un anello anti stress, quello con le sfere da girare che riempiono le pagine di Instagram, così forse la smetto di sfasciarmi le pellicine delle dita in ogni momento della giornata. 
Vediamo se funziona. 
Perché si, sono sotto una pressa di tensione, pensieri, preoccupazioni, tanto che, dopo due mesi dell'ultimo, mi è tornato l'herpes labialis in una forma da far paura. 
Non mi era venuto per circa due anni, manco durante il lockdown e i momenti peggiori da clausura familiare, e adesso due volte in due mesi. 
Soffro parecchio, questa volta è veramente doloroso. 
Si vede che devo scontare qualche pena, qualche malefatta, vediamola così. 😅

Fino al 30 giugno continuerò a lavorare da casa, poi si saprà, forse, di che morte morirò, insieme ai miei colleghi di sventura. 
Ah, il lavoro è sempre più trascurabile come campo di realizzazione personale e appagamento professionale. 
Non stimo chi mi comanda, non stimo chi comanda i miei capi, non mi piace quello che devo fare e dire. 
Ottimo, no? 

Love, 
MC

12/10/2021

QUATTRO COSE

sono qui alla scrivania con la coperta sulle gambe, le mani fredde e le gambe accavallate per limitare la dispersione del poco calore che ho dentro...mi sembro una vecchietta sulla poltrona. ah, ho anche le pantofole di lana cotta. 
si, sono proprio una vecchietta. 

nonostante questo, a me l'autunno piace. temperature più basse, a tratti miti, che al sole si sta che è una bellezza, e giardino non in perenne stato di sete, ovvero se mi dimentico un giorno o non mi va di bagnare, non crepa nessuno. 
manco i fiori. 

nei prossimi giorni ci dò un taglio, dal mio parrucchiere di fiducia Frenkie, vado a darci un taglio, uno di quelli belli. mi sono stufata delle tende da finestre che ho intorno al viso, per quanto quando vedo chiome lunghe et fluenti, mi si apra il cuore. 
è che non mi va più di star lì a sbattermi a lavarli, asciugarli, farli...e siccome non ho un parrucchiere domiciliare a comando, mi devo organizzare. 

ieri sono stata a Roma per una visita medica e mi sono accorta di essere contenta di tornarmene a casa in campagna. 
il caos, il traffico, lo smog. mamma mia, come ho fatto a viverci per 11 anni? cioè, bello, bellissimo, per carità, abitavo anche a quindici minuti da piazza San Pietro, ma mi sono talmente disintossicata dalla città in questi tre anni qui sul litorale, che veramente, sono stata contenta di tornare. 
non credo riuscirei a stare molto bene se dovessi tornare a vivere in città.

ah, comunque mi sono messa un pile pesante addosso, sopra la felpa, e sto iniziando a scaldarmi adesso.
tutto a posto.

Love,
MC

27/02/2020

40 GIORNI SENZA SOCIAL - giorno 2

Non so se sarà tutto più difficile col passare dei giorni, ma oggi il pensiero a Facebook e Instagram non mi è praticamente mai venuto in mente. Si, ho visto e vedo le icone delle App sullo schermo del telefono, ma non c'è stato, fino ad ora, nessun dito che si è mosso in direzione dell'icona per farci clic sopra...

Sarà la giornata piena di cose pur essendo stata in ferie, sarà che ho avuto il telefono meno tra le mani del solito, non so, ma sta andando bene. 
Le notizie sono andata a cercarle su una testata giornalistica - luogo normalmente deputato alla diffusione delle informazioni, per altro - e per il resto sono sono stata una normale utente di WhatsApp.

WhatsApp... 
Nel libro Veronica chiude tutto, cambia proprio telefono usando un vecchio Nokia 3310 del padre, io ho capito che non avrei potuto arrivare a tanto, non per non volermi staccare ma per non poterlo fare. É un canale di messaggistica istantanea che uso con tutti, famiglia, amici, classe di Manuel, lavoro...e in tempi come questi, dove si sa tramite il comunicato del Comune o delle RSU aziendali se la scuola o l'ufficio chiude per quarantena, ho pensato che non avrei potuto eclissarmi completamente. Non in questo momento storico, almeno...

Sarebbe da provare, però. Sono sincera, l'esperimento mi incuriosisce. Sarebbe un mettersi veramente alla prova, testare la forza di volontà, la tenacia, e guardarmi dentro, ma anche fuori, più approfonditamente. Non escludo di farlo. No, non lo escludo, perché ho imparato che nella vita non si può mettere la mano sul fuoco per niente e nessuno, quindi anche questo drastico atteggiamento potrei farlo mio un giorno. 

Love, 
MC

12/09/2019

LAVORATORIIII?????

la commessa sulla quale lavoro anche io da venerdì scorso (sembrerebbe per fare solo "vpt", a detta dei capi) presenta due tipi di impiego, ovvero chi fa solo "vpt" e chi fa servizio clienti e "vpt".
chi fa anche servizio clienti è perché ad oggi ha le credenziali di accesso ai sistemi -e questa premessa è doverosa.

qualche giorno fa durante la pausa mi sono imbattuta in due ex colleghe, notando proprio quel giorno che viaggiano sempre in coppia, come i carabinieri. o come gli zebedei, se preferiamo. ma fin qui niente di male.

una di queste due venne assunta con me, frequentammo insieme il corso di formazione nell'ormai lontanissimo gennaio 2010, dopo il quale ci perdemmo di vista (per quanto possa sembrare strano, o si lavora fianco a fianco o, facendo turni diversi, può capitare di non vedersi per settimane intere) un po' per il poco legame stretto, un po' per essere sempre state destinate a gruppi diversi.
e anche fin qui, ancora niente di male, niente di strano.
voglio dire, capita di non diventare amiconi con tutti, no? appunto...

ero in pausa, dicevamo e molto tranquillamente, conoscendole, ho pensato che fosse normale scambiare due parole e alla mia innocente domanda ma voi fate solo vpt o tutto? (leggi anche servizio clienti) i loro volti si sono totalmente ricoperti di disprezzo e con uno bisbigliato tutto e un sorriso da mi fai pena ma non te lo posso dire, tu che sei venuta qui per far solo vpt hanno ripreso a guardarsi negli occhi e a parlare dei fatti loro.

ora. dico.
sicuramente sono bravissime, professionalissime, competentissime, meravigliosissime con i clienti e da quanto sono brave possono fare una pernacchia alla crema della crema della crema del customer care
ma....
MA....
MA....

sono due impiegate di una multinazionale di customer care che rispondono al telefono a clienti che vogliono spiegazioni, aiuto, informazioni (servizio clienti) o ad agenti che chiamano per fornire i dati di un nuovo contratto appena sancito (vpt).

detto in altre parole

non lavorano alla NASA
non stanno scindendo l'atomo
non sono Samantha Cristoforetti

quindi? e allora???


Love,
MC

31/01/2019

CRONACA SEMISERIA DI UN'INFLUENZA DI STAGIONE (e non solo)

stamattina mi sono accorta che avevo voglia di picchiare un po' sui tasti...

lunedì scorso, 28 gennaio, sono tornata a casa alle 8.20 dopo aver portato lo gnomo a scuola con la chiara sensazione di avere la febbre. e infatti, sono partita con un discreto 37.5 che poi si è allargato fino a 38, e tale è rimasto fino a quando, gentilmente, ha lasciato il passo al fratello maggiore 39. ne avrei fatto volentieri a meno, di questa visita di tutta la famiglia del termometro, fatto sta che il 39 l'ho tenuto con me per qualche ora, anche se per tutta la notte tra lunedì e martedì 38 mi ha tenuto compagnia (bello lui...), facendomi vedere le luci sotto le palpebre degli occhi chiusi.
nono siamo mai diventati amici, pur essendo stati insieme due giorni pieni...con l'aiuto del doc di famiglia, l'ho spinto via, un po' a calci in faccia, un po' implorando, un po' ha sgomitato pure lui, visto che ieri mattina stavo ancora con 37.9 davanti 😶, ma piano piano ne sto venendo fuori.
ah, l'amica febbre si è portata dietro anche la cugina tosse, faringea, ma la sto facendo litigare con il fluimucil in aerosol, se la stanno vedendo tra loro anche se il fluimucil sta vincendo. mi spiace per tutta sta famiglia di virus ma...ho da fà, quindi andatevene caramente a quel paese.

mi sono resa conto che la febbre a 39 a quarant'anni, porca misera, sfonda, detto chiaramente. sfonda perché non passa nemmeno per l'anticamera del cervello pensare di alzare un dito e anzi, alzarsi dal letto per mangiare o andare in bagno sembra uno sforzo insormontabile. e poi il freddo, il male alle ossa, il mal di testa...e il mal di pancia da ciclo perché, signora mia, non si poteva perdere occasione migliore che mandare le scassa-utero a far compagnia a tutta sta gente. un bel festival del fastidio e del mal di schiena che manco Sanremo alla finale.

che poi quando sto male così, mi viene da piangere da quanto sto male e mi sento giù, e piangevo come quando ero bambina, e mia mamma mi consolava e mi faceva le coccole.
e quando sto male così, mi sembra sempre di non tornare mai più in forma come sempre, di fpoter di nuovo fare settemila cose al giorno, di allenarmi con Jillian Micheals, di non sentire più dolori ovunque come se mi fosse passato addosso uno schiacciasassi.
che carogna l'influenza!

nel frattempo il tempo è passato e quello che era iniziato il 18 settembre 2018, ovvero i cinque mesi di maternità obbligatoria, sono agli sgoccioli e il 19 febbraio torno al lavoro. inizierà un nuovo ritmo, altri equilibri da cercare e bilanciare, nuova e diversa stanchezza da dover gestire e la consapevolezza, ancora una volta, che il tempo lo sai vola, e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà (Cit. L'attimo fuggente).

ah. voglio sciare. devo inaugurare una maschera da sci speciale.🎿

Love,
MC

19/11/2018

+21 *** QUATTRO DOPO MEZZANOTTE *** STEPHEN KING (o della fine del ventunesimo libro nel 2018)

esattamente un mese dopo dall'ultimo post, mi risiedo ad un'incasinata scrivania (l'unica che ho al momento, per altro) a scrivere di questo ventunesimo libro letto nell'anno. visto come sta andando la mia vita ultimamente, ovvero a casa in congedo di maternità obbligatoria per l'arrivo del terzo, pensavo di avere meno tempo per leggere, e invece mi sto accorgendo che, se ho dovuto rivedere le priorità per tante cose, la lettura riesco a tenermela buona e penso che sia per me una fortuna, che mi tiene sana di mente in molti momenti, che mi fa rilassare e trasporta lontano, come deve fare qualunque libro che non sia di algebra o fisica quantistica (anche se conosco persone che troverebbero il paradiso in libri del genere).

dicevamo, questo ventunesimo libro (il quindicesimo che ho letto di King sotto la supervisione di A. come sempre) è composto da quattro racconti dove il nostro Re sguinzaglia quattro paure, quattro incubi, tanto da far passare la voglia, in certi casi, di prendere un aereo. 

è così per il primo, I langolieri. 
durante un volo dell'American Pride, spariscono tutti i passeggeri tranne chi in quel momento dormiva o, come succede, era cieco. 
i superstiti inizieranno a fare i conti con le loro paure quando scopriranno di non avere nessuna torre di controllo dall'altra parte della radio e...nessuno in vita sotto i piedi, sulla terra che stanno sorvolando.
atterrati, grazie a un pilota non in servizio presente sul volo, capiranno di essere assediati da forme di vita potremmo dire aliene che divorano tutto quanto incontrano sulla loro strada.
solo grazie a un'intuizione di alcuni di loro, tenteranno il ritorno alla realtà, rischioso e pieno di incognite e che...

continuerò a prendere aerei quando se ne presenterà l'occasione, ma di certo questo racconto mi verrà in mente ogni volta, una volta in rotta verso la destinazione prevista e chissà se mi appisolerò o no.

Finestra segreta, giardino segreto ci racconta dell'ossessione di uno scrittore accusato di plagio da un altro presunto scrittore, il quale gli renderà la vita così infernale da farlo impazzire. tanto che...
è questo un delirio vissuto da King in persona, che anni fa venne accusato di plagio da una donna per il romanzo Misery, fatto che si rivelò poi non vero.

non scrivo libri (per ora?) quindi di plagi non mi preoccupo ma certo, penso che mi arrabbierei parecchio se ne fossi oggetto.

Il poliziotto della biblioteca mi era stato presentato da A. come il più appassionante dei quattro e arrivata in fondo, devo confermare che è veramente così. anche questo, come tanti, prende spunto da un fatto vero, ovvero il rifiuto del figlio di King di tornare in biblioteca per la paura che gli incuteva il poliziotto che ne era posto a guardia. prendere libri in prestito è una cosa semplice, normale, stimolante anche, visto che il tempo massimo di "noleggio" spinge a leggere più alacremente, e quindi a farci leggere di più, in qualche caso, ma...se non restituiamo i libri che cosa succede? e cosa potrebbe succedere se uno o più libri presi in prestito dovessero andare perduti? 
ancora una volta in questo racconto emerge la potenza e l'importanza del gruppo, il quale solo con la fiducia reciproca che porta coraggio e forza a tutti i componenti, riuscirà ad affrontare le conseguenze di questi interrogativi. e qui il pensiero vola a IT in un attimo. geniaccio di un King. 

penso che d'ora in avanti quando entrerò in una biblioteca/libreria, guarderò il gorilla all'ingresso con sottomesso rispetto.

Il fotocane invece ci porta gli occhi nel mirino dell'obiettivo di una fotocamera Polaroid Sun 600. regalata a un ragazzino di Castel Rock per il suo quindicesimo compleanno; presto la macchina rivelerà la sua stranezza, tanto da indurre Kevin, il proprietario, a "farla vedere" e poi distruggerla.
solo che non sarà così facile come pensava...


ho avuto una Polaroid, non ricordo più quale modello, ma l'ho avuta, andava di moda nella fine degli anni '80 e mi venne regalata per la Prima Comunione; il costo esorbitante della pellicola me la fece usare poco fino a quando si inceppò e, visto lo scarso utilizzo, finì richiusa in un armadio. anni dopo risaltò fuori e penso che da lì passò direttamente alla spazzatura - quando ancora non era differenziata - ma anche qui, quando prenderò in mano la reflex digitale, seppur digitale, accidenti a King, mi verrà in mente questo delirio.


ancora una volta, quindi, penso di poter dire che il vecchio Steve abbia adempiuto al suo dovere e siccome ogni volta, prima di inoltrare il lettore nelle sue storie, ci ringrazia, vorrei poter ringraziarlo io, questa volta, pur sapendo che queste parole seppur lanciate nella rete, rimarranno ferme qui, alla vista di pochi.
grazie Steve per tutto quello che mi hai raccontato e che ancora mi racconterai, mi hai fatto pensare a cose della mia infanzia (e non) che non avevo mai effettivamente messo a fuoco ma che, da chissà dove, hai tirato fuori con i tuoi racconti.
vediamo cosa saprai fare con The Outsider che hai pubblicato quest'anno.

Love,
MC


09/10/2018

+19 *** IL CLUB DELLE LETTERE SEGRETE *** ANGELES DONATE (o della fine del diciannovesimo libro nel 2018)

questo romanzo mi è stato consigliato dalla mia collega F., grande divoratrice di libri, colei che mi ha fatto conoscere la serie Outlander di Diana Gabaldon, e quindi sono andata sul sicuro.
"Marie Claire - come mi chiama lei - sono certa che ti piacerà!".
e sarà stato per tutta questa enfasi, per l'aspettativa, per quello che volete voi, a me questo romanzo non ha lasciato molto.
la storia è anche simpatica, poiché in uno sperduto paesino spagnolo, una signora inizia una catena di lettere anonime per far sì che la postina del paese non venga trasferita in città, lasciando il paesino senza ufficio postale e postino, dopo più di cento anni, grazie a un rinnovato movimento di posta.
attorno a questa intenzione, si sviluppa l'amicizia tra alcuni paesani e le vicende che si troveranno a condividere.

non è un brutto libro, solo che non è entrato nella lista dei libri rilevanti dell'anno, ma solo in quella dei libri letti, e che probabilmente, con molta sicurezza, pensandoci, non rileggerò mai. è un libro da ombrellone, ma ne ho letti di migliori della categoria.
la scrittura è scorrevole ma a tratti banale; sembra scritta da un principiante, alcune immagini prendono vita ma per descrizioni povere, insipide, che mi hanno fatto pensare più volte che frasi del genere le avrei potute scrivere anche io che non sono nessuno, men che meno una scrittrice.
insomma, non un bel giudizio, e mi domando come mai,  invece, sia stata indicata come una che lo avrebbe apprezzato. o chi me l'ha consigliato non mi conosce bene (e può anche essere) oppure proprio sono io che questa volta non ho colto, non ho sentito il libro.

ora prima di tornare a King passo un attimo nella mia città con Bruno Morchio e Con la morte non si tratta; vediamo in quali vie di Genova mi porta, quanto mi fa sognare ad occhi aperti.

Love,
MC

23/07/2018

E VENNE IL GIORNO...

...in cui una ditta dei traslochi arrivò in una piovosissima mattina di quasi fine luglio, pronta a impacchettare tutta la mia vita fino ad ora, chiudendola dentro scatoloni di cartone;

...in cui Roma e il quartiere dovo ho abitato per quasi 11 anni non mi sono mai sembrati così belli, così desiderabili, così meravigliosamente perfetti come oggi;

...in cui paragonai le condizioni meteorologiche al mio umore, improvvisamente crollato sotto il peso di una nostalgia che già inizio a sentire;

...in cui la paura per il futuro è quanto mai presente perché non è mai stato tanto ignoto quanto oggi: a confronto il trasloco da Genova a Roma nel 1997, ventun anni fa, fu una passeggiata per me (ma lì avevo 19 anni e la vivevo come una rinascita - e poi andavo da Genova a Roma ragazzi, R O M A, mica cavoli);

...in cui provai, forse, quello che mia madre provò proprio a fine luglio dello stesso 1997 nel lasciare la città in cui aveva vissuto fin da bambina. io qui non ci ho vissuto da bambina, è vero, ma questa casa ne ha viste tante, di ogni tipo, e forse è questo che mi pesa, mi fa accartocciare il cuore.
di là c'è una vita intera da costruire, è vero, ma quella qui è stata particolare e speciale, soprattutto nell'ultimissimo anno.
posso di certo fare una cosa: portarmi tutto, tutto, via, negli occhi, nel cuore, nelle orecchie e nella mente.
non ci sarà trasloco che potrà scalfire alcunché. c'è chi sa cosa intendo. 💗

She's living like it's the last night on heart...
(U2)

Love,
MC

09/06/2018

NOI NON LO SIAMO

sono stati giorni (settimane, mesi) di fatica enorme per me, quelli passati.
maggio mi ha devastata e giugno e luglio non saranno da meno.
perché? per un primo semplice, semplicissimo, basilare motivo: grazie a una serie di fattori, non ultimo l'esser comandata da una Scheisse 💩 non si andrà in ferie se non il 20 agosto.
20 agosto, ebbene sì. ho davanti la bellezza di altri due mesi e mezzo di lavoro, avendone finito uno di solo lavoro. cioè dal 30 aprile al 19 agosto sarò al chiodo.
casualmente quest'anno nell'emisfero boreale l'estate cade a luglio e agosto (com'è potuto succedere, mi domando), la Scheisse 💩non è riuscita a soddisfare i lavoratori per le troppe richieste tra luglio e agosto (per la combinazione di coincidenze tra calendario e stagione di cui sopra) così che le richieste di ferie per luglio sono state sistematicamente bocciate.
va bene. morirò in postazione con le cuffie in testa, non importa, ma ho pronta la mia risposta, ah se ce l'ho pronta. ed è quella di morire lì, in postazione, con tutte le mie belle ore di ferie non concesse, in tasca. il problema a un certo punto dell'anno non sarà più mio ma della Scheisse 💩che dovrà preoccuparsi per forza...e io no, perché andrò in ferie quando lo dirò io. e se non potrà nemmeno essere così, non ci andrò e accumulerò ore, e se me ne andrò a un certo punto (spero molto presto) saranno euro.
insomma, muso duro di là? muso di ferro di qua.
tu mi prendi per scema? io per coglione, guarda un po'...
la cosa che devo migliorare è la resistenza agli affronti, alle palate in faccia, alla fatica, questo sì.
sono in corso azioni d'urto con tale BBTONIK 😅 (già il nome...) e riposo a oltranza appena ne ho l'occasione, nutrimento maggiorato e scorta di pensieri positivi il più possibile.

spiace tanto vedere come, in me e in tanti altri miei compagni di sventura, la situazione sia la stessa e non sia mai stata tanto negativa come ora. siamo tutti arrivati, siamo tutti esauriti e stufi. non siamo Scheisse 💩noi, e dopo un po' l'allergia allo schifo diviene insopportabile per forza di cose, no?
spero solo che questo stato di cose ci unisca e non ci divida, anche se ho paura che la cosa sia già cominciata. lo vedo, lo sento.

Love,
MC

10/05/2018

DI ALCOOL E GIRAMENTI (DI TESTA)

stasera sono brilla. 😁😁
eh si, confesso, ammetto, lo sono.
ho bevuto vino bianco a cena e ho finito la bottiglia (ma era una bottiglietta, eh, un quartino di litro, mica tanto e mica l'ho bevuta tutta io, sia chiaro) ben consapevole che l'effetto sarebbe stato quello che ora mi ritrovo addosso. tutto premeditato, quindi. yes!

 si si, lo so, è così con me, non è una novità: l'alcool non lo reggo più di tanto e dopo una certa dose (dal secondo bicchiere nemmeno pieno, per l'esattezza) inizio ad andar fuori e mi sento la testa ciondolante quando invece è ferma; se mi giro velocemente, la testa mi gira, o almeno non resta ferma come dovrebbe succedere ma in realtà non si muove. insomma il mio collo è fermo eppure per me lei sta girando. 😂

è una bella sensazione, devo dire. questo significa che sono una vecchia spugna? me lo domando perché quando bevo, continuo a bere per arrivare a stare così perché mi piace la sensazione che l'alcool mi dà.
potrebbe essere che sia una vecchia spugna quindi? sì? e chi se ne frega!!! 😎

c'è da essere sincere fino in fondo, però, perché bevo quando il massimo tragitto che devo fare (a piedi e per giunta in ciabatte) è dalla cucina al divano della sala. niente panico, quindi, nessun problema, nessun rischio né per me né per nessun altro.

una volta mi è capitato di bere vino francese, in Francia, a Strasburgo. dopo quella meravigliosa cena a base di formaggi e vino bianco di cui ancora ricordo il gusto in bocca, ero andata in giro (a piedi) con i miei ospiti. un paio di volte mi sono inciampata lungo la strada, rimanendo però in piedi.
ricordo che ridevo, ero felice, mi sentivo leggera e libera.
ero pur sempre in ferie...

Love,
MC


25/04/2018

INSOMNIA

stavo per scrivere questo post alcune ore fa, quando avrei dovuto essere inerme per il sonno profondo di cui normalmente sono preda, per mia fortuna, e invece questa notte alle 2.13 vedevo ancora le 2.13 sui numeri rossi incandescenti della sveglia del comodino.
l'insonnia mia ha preso, questa volta.

dopo una giornata nei meandri burocratici per diversi argomenti (anagrafe, CAF, ristrutturazione della casa futura) sono tornata a casa sul cotto andante ma una volta a letto per una buona ora mi sono immersa nella lettura di King, per spegnere la luce a mezzanotte meno un quarto, circa. solo che poi ho arrotolato me stessa e le lenzuola per un'ora e mezza, appunto, fino alle 2.13 almeno.

in questo tempo pensavo che volevo dormire e non dormivo, mi tornavano in mente le canzoni degli U2 sentite la mattina, il ritornello di Red Light, la strofa di Surrender, il video di Sweetest thing (che ieri non ho ascoltato ma che è sempre U2) e poi da lì sono passata a When you say nothing at all di Ronan Keating (perché nel video di Sweetest thing i Boyzone compaiono e il mio cervello ha fatto tutti questi collegamenti, perché giustamente segue un filo, mica si spegne a un certo punto della notte perché s'è fatta una certa, come dicono a Roma...).

e quindi pensavo a 'ste cose, musica nella testa, immagini di video, il tutto a occhi spalancati.
non so perché non ho ripreso l'ebook in mano e ho ripreso a leggere King, o forse si, lo capisco ora: la parte letta ieri un po' mi ha angosciata, dentro di me volevo allontanare il più possibile le immagini che mi si erano create davanti agli occhi per le descrizioni perfette fatte dal Re, quindi riprendere a leggere avrebbe incentivato la mia immaginazione, chissà. così pensavo, almeno.

oggi sono rimbecillita quanto basta, grazie anche a varie ed eventuali condizioni fisiche da ragazze che hanno deciso di fare combutta con la mia testa, che al momento sembra un flipper.
no ma sto bene, sto molto bene.

Love,
MC

11/04/2018

+10 *** IL POPOLO DELL'AUTUNNO *** RAY BRADBURY (o della fine del decimo libro nel 2018)

non so se quest'anno sto leggendo più lentamente degli anni scorsi, forse sì. ho questa sensazione: quella di tenere per più tempo uno stesso libro sul comodino o in lettura sull'ebook. ma a pensarci leggere non è una gara, non lo faccio per vedere chi arriva prima a quale traguardo al 31 dicembre di ogni anno. leggo per il piacere di leggere, per il gusto di farlo, di avere un libro per le mani, che sia cartaceo o digitale, di avere una storia da seguire, andando dietro alle idee dell'autore, per il relax mentale che mi procura fuggire da casa mia, da questa città e in questo tempo, per trovarmi dove la storia vuole portarmi. leggo per passione e alla fine di ogni libro, quasi sempre, ne esco soddisfatta e in qualche modo diversa.

Il popolo dell'autunno di Bradbury è un romanzo horror, gotico, dove due ragazzini di quasi quattordici anni, Will e Jim, grandi amici, si trovano coinvolti in qualcosa di decisamente più grande di loro: la notte prima di Halloween a Green Town su un binario morto si ferma uno strano treno, da dove escono strane creature che imbastiscono un nero luna park, dove la popolazione troverà un divertimento apparente.
è soprattutto per i due adolescenti che la sosta di questo luna park significherà paura, timore di perdere se stessi e persone a loro vicine come la maestra, il barbiere della cittadina, entrambe le madri e il padre di Will.

il padre di Will. è il personaggio secondo me chiave, centrale, apparentemente messo in ombra dai due ragazzi, ma che risulterà decisivo e necessario per l'epilogo.
uomo schivo e silenzioso, figura abbastanza sconosciuta al figlio (e forse anche alla moglie), questo dramma gli darà l'occasione per recuperare il rapporto con Will.
anzi, meglio: il finale sarebbe stato diverso se i due non si fossero riavvicinati, riscoperti reciprocamente come padre e figlio, quindi con ruoli in qualche modo previsti, da rispettare, ma che fino a quel momento avevano disatteso.

l'arrivo del luna park e dei vari personaggi malvagi che ne fanno parte, tra cui l'Uomo Illustrato (signor Dark) e la Strega della Polvere, che creeranno grossi problemi e terrore nei due adolescenti e nel padre di Will, sono la scusa su cui quest'ultimo farà leva per riprendersi la sua vita, che potrà finalmente contemplare in suo figlio, insieme a lui.
selfie allo specchio
per me quest'uomo si è rivelato uno dei personaggi più emozionanti degli ultimi libri letti, devo dirlo, con una profondità di pensieri ed emozioni descritte da Bradbury che mi hanno veramente toccato e costretto, non raramente, a rileggerle più volte alcuni passaggi.

adesso sono tornata per un momento all'ultimo capitolo di Stagioni diverse di King per rinfrescare la memoria con The Body, così da poter essere pronta per IT. così mi è stato detto, così faccio.


PS. un paio di note extra:

1) finalmente, oggi dopo 5 mesi dall'ultima volta, sono andata da Franco, il mio parrucchiere, a fare manutenzione e mi sono trovata con questa meraviglia di piega in testa. gli ho chiesto se fosse d'accordo a venire una volta a settimana a casa a farmi i capelli in questo modo...non mi ha risposto, si è solo messo a ridere. cosa avrei dovuto capire?

2) sto stanca e stufa di tante cose, lavoro in primis e la cosa peggiore, forse, è constatare che non sono più la stessa persona di otto anni fa. e grazie, direte, sei più vecchia di otto anni. eh no, dico io, non è solo un fatto anagrafico, ma che percepisco che questo lavoro ha fatto venir fuori una parte di me che non mi piace e che non pensavo di avere... come la mettiamo? io non so come metterla, soprattutto dove...

Love,
MC




18/03/2018

+8 *** INCUBI E DELIRI *** STEPHEN KING (o della fine dell'ottavo libro nel 2018)

ho finito questo nono libro di King qualche giorno fa ma per motivi logistici non sono riuscita a scriverne se non oggi.
un'altra raccolta di racconti, un altro tassello all'opera di questo maestro, un altro (parecchi, veramente) spunto di riflessione sui miei incubi e deliri personali...
con questa lettura ho completato la trilogia di racconti di cui Incubi e deliri fa parte insieme a A volte ritornano e Scheletri.

delle ventiquattro opere contenute in questa raccolta, penso che quella che mi è piaciuta più di tutti sia stata La Cadillac di Dolan, che è anche il primo racconto che si incontra nel libro.
mi è piaciuto per i dettagli, per l'aria vera che si respira durante la lettura e che fa percepire appieno lo stato d'animo del protagonista e la sua fame di vendetta verso Dolan, il quale farà una fine veramente brutta. sembra di essere accanto al professore per tutta la durata del racconto.
la premeditazione di vendetta portata avanti negli anni, il pensiero fisso, quindi, prima di poter riuscire a confezionare la morte di Dolan e la voce della moglie defunta che lo spinge ad agire e a non gettare la spugna, fanno del professore il folle di turno ma in un modo tale che ai miei occhi il pazzo, invece, è apparso Dolan, boss del crimine nell'Ovest degli Stati Uniti, che a ben vedere si è meritato quella fine, che ha sempre viaggiato su una Cadillac color argento da quando la sua vita si è incrociata con quella del professore, artefice del suo destino.
penso sia uno dei racconti più lunghi della raccolta, ricco di particolari, quindi forse per questo apprezzato dalla quipresente.

il racconto che invece mi ha inquietato veramente tanto è stato Il dito, al punto che se oggi rileggessi questa raccolta, salterei a piè pari questo passaggio. e sì perché ero tesa mentre leggevo e mi immaginavo le scene descritte avvenire nel mio bagno, il sentire il rumore dell'unghia del dito picchiettare sulla ceramica del mio lavabo...
mi ha proprio inquietato e fatto vedere l'ora di arrivare in fondo il prima possibile...

un altro abbastanza inquietante è stato Dedica e quanto la cameriera dell'hotel fa nella stanza dello scrittore alcolizzato, ospite fisso nella stessa camera ogni anno, nel sistemare la stanza. questo racconto penso mi abbia disturbato proprio per l'azione in sé fatta da questa cameriera, retaggio dell'educazione ricevuta e di anni di convinzioni che, un pezzo alla volta, sto imparando a gestire e superare.

per quanto riguarda King, sono pronta per IT, ma i passaggi propedeutici prevedono la conclusione di The Lord Of The Rings in lingua originale perché, info ricevuta poco tempo fa dal mio prof personale A., la grotta di Shelob e tutto quello che le gira attorno tanto hanno a che fare con IT.
vado a leggere, allora, anche se ammetto che dopo aver chiuso Incubi e deliri ho iniziato per la...boh...forse decima volta in quindici anni La somma dei giorni di Isabel Allende: erano almeno tre anni che non lo rileggevo e lo considero un po' un libro di transizione, una specie di copertina di Linus, che ogni tanto devo toccare per rassicurarmi di qualcosa o qualcuno...

ora però vado a leggermi Tolkien, ho voglia di lui adesso.

Love,
MC

07/03/2018

CARRIOLA

la tigre in gabbia è diventata una carriola parcheggiata da un lato.
stufa, stanca e arcistufa di quattordici giorni passati a casa con la febbre fissa, ieri sono andata a lavorare, più per tigna, testa dura e vattelapesca cosa, uscendo da casa con un bel 37.2 e tornando con un fantastico 38.4.
perché noi farci mancare qualcosa...noooo quando mai, e perché guarire definitivamente dopo due settimane a casa? perché?

lo so bene io cos'è, il vattelapesca cosa, e quasi quasi non vorrei dirlo ma lo faccio, così forse l'esternarlo mi aiuta: dopo malattia reiterata volevo lanciare un messaggio al mio datore di lavoro e tornare al mio posto senza prolungare ulteriormente la malattia. posto che i giorni già trascorsi a casa erano VERA e senza alcun dubbio VERA malattia, ho pensato fosse una mossa che fugasse ogni seppur minimo pensiero che la quipresente si volesse imboscare. non mi conoscono, c'è da dirlo, così ieri ho lavorato dalle 15 alle 21, facendomi il mazzo come sempre, diciamocelo (perché parlare con 44 belin di clienti in 5 ore e mezza di lavoro non è proprio quello che io chiamo imboscarsi) e tornando a casa più rintronata che mai con una bella febbrona.

ora ci si ribeccherà a data da destinarsi, con un bel "ricaduta" sul certificato; la dottora la vedo oggi pomeriggio e la implorerò di darmi tutte le cure possibili, foss'anche napalm, perché va bene che una a casa si riposa il cervello, ma si rompe pure le palle dopo un po', e dopo due settimane di febbre mi sarei anche leggermente sbomballata: voglio tornare alla mia vita normale, fatta anche di allenamenti e ore fuori casa al di là del tempo passato in ufficio.

intanto ho nella testa questa canzone, oggi, Here with me dei The Killers. 
parole stupende ma immagini inquietanti, sopratutto quelle finali...
ma cosa è saltato in mente al regista del video?


...but there's another world we're living in tonight...
don't want your picture on my cellphone, 
I want you here with me 
don't want you memory in my head now
I want you here with me...

Love,
MC

25/02/2018

PRIMA O POI DOVEVA SUCCEDERE

...e infatti è successo.
in 32 anni di piste da sci non mi ero mai rotta un'unghia (e cadute ne ho fatte, e cose spericolate pure 😛) ma mercoledì a Campofelice, sulla pista più facile di tutto il comprensorio, mi sono procurata una distorsione al ginocchio sinistro.

i fatti raccontano che la notte precedente aveva nevicato sopra la neve già battuta dai gatti, quindi tutte le piste erano appesantite da almeno dieci centimetri di neve fresca  -che ha infatti reso le discese pesanti e stancanti da subito. 
Sofia Goggia 2018
la mattinata è stata un continuo nevischiare, con visibilità azzerata rispetto al bianco attorno: non c'era modo di distinguere la conformazione della pista, i dossetti, i cumuli di neve se non quando ci si stava sopra e li si sentiva con le gambe, così come era un casino capire dove finiva la pista battuta e dove iniziava la parte non battuta...proprio per tutta la neve fresca che c'era ovunque.

ora, la quipresente non è Sofia Goggia che ha vinto l'oro olimpico nella discesa libera, si sa, ma non è nemmeno analfabeta di lamine e sciolina, fatto sta che per evitare di scontrarmi con un cordone di bambini di una scuola sci, mi sono ritrovata a bordo pista, finendo nella neve fresca di cui sopra e piantandomi per perdita di aderenza dello sci al terreno. 
nell'istante di perdita di aderenza, il ginocchio sinistro ha sbandierato ed io ho SENTITO il ginocchio fare STO-TOC, con conseguente, ovvia caduta. 
dire che mi è mancato il fiato è un eufemismo. credevo di svenire ma ho fatto in tempo a pensare ecco, mi sono rotta sicuro! 😭😭😭😭😭😭 
la prima caduta seria in vita mia, la fitta di dolore all'esterno del ginocchio...per me ero andata, prossima tappa sala gessi del pronto soccorso de L'Aquila.
poi in qualche modo mi sono alzata (stavo in piedi, dolorante ma stavo in piedi) e sempre in qualche modo sono arrivata da mio fratello e mio nipote che mi aspettavano più avanti.

insomma, la mia giornata di sci è finita lì, con immenso dispiacere mio, di fratello e nipotini, ed è continuata al CTO di Roma dove mi hanno confermato la distorsione e dato giorni di riposo...

mi sto curando e non vedo l'ora di tornare sulle lamine.
perché mica finisce qui!

Love,
MC

07/02/2018

C'E' SEMPRE UN PO' DI TRAMONTO...

un paesaggio al tramonto e ho di nuovo modificato la grafica del blog. 😎
non è una cosa che faccio spesso, ma quando mi prende, poi ci passo le mezze ore a vedere, scegliere, cambiare i colori, le grandezze, il tipo di carattere...
per quanto mi avvalga di immagini e impostazioni già scelte da altri per evidenti incapacità in fatto di costruzione di siti web (ecco, mi servirebbe un amico smanettone che si immolasse alla causa e mi aiutasse...ma mi manca nella lista!) cerco di renderlo il più possibile specchio della mia personalità, almeno di quella di quel momento.

io, nel tramonto dell'Alto Adige...
la giornata di oggi porta a stare al chiuso, piove e fa freddo e quindi, libera dal lavoro, la sto trascorrendo tra lettura del nuovo caso per Bacci Pagano  -sul letto, con la copertina di pile addosso- il pc -con accanto la tazza tirolese della tisana, sempre tirolese 😍 dove si sente il profumo dei campi di fieno appena tagliato- e pensieri vari nella testa, tra cui domande presenti dal risveglio, che hanno trovato risposte.
tra queste una, ovvero la netta, forte, concreta presa di coscienza che non potrò fare a meno di alcune persone ormai parte della mia vita. non più, non adesso e nemmeno in futuro.
rendermi conto di questo mi ha fatto sentire viva, oggi. un po' più viva di ieri e di ieri l'altro.

ma andiamo avanti, perché nonostante queste cose belle, alcune molto bellissime -e non intendo la tisana nella tazza tirolese o Bacci Pagano-  c'è sempre un po' di tramonto nella mia vita, un po' di penombra, una dose di luce calante che, se normalmente fa vedere particolari in altri momenti nascosti e avendo del bello in sé, da un po' di tempo associo a uno stato d'animo malinconico, a tratti amaro.

di questo si tratta, questo sento sulla lingua dal famoso 23 maggio e poi dal 6 luglio 2017, momento del passaggio effettivo, ufficiale, definitivo, da un tutto sommato piacevole paesaggio ombreggiato, a tratti soleggiato e caldo, con momenti di vento e autunno e qualche scroscio d'acqua, a un deserto totale, dove aridità completa e assenza di riparo la fanno da padrone.
una Valle della Morte per impiego, praticamente.
sì, mi riferisco al lavoro; al cambio di padrone, più che altro, ecco.
ha sempre il coltello dalla parte del manico, il capo, sempre, mica dico di no, ma se fino a questa estate ci sembrava di avere anche noi una posata in mano con cui poter fare qualcosa, ogni tanto, da luglio ci siamo ritrovati sì e no con uno stuzzicadenti, per giunta inumidito, che si piega da solo senza manco farsi sentire appuntito.
sto provando direi quotidianamente un senso di impotenza, frustrazione, rabbia, insofferenza mai provate prima, mai così tanto, mai così di continuo. il lavoro è lo stesso da otto anni, ormai, io sono più o meno la stessa (più vecchia di otto anni, occhei) e se prima ne uscivo diciamo normale ed oggi incazzata ogni volta....qualcosa dipenderà anche dal capo. o no?
la domanda ha una risposta e non è negativa.

si cerca di tener duro, ci facciamo forza a vicenda tra colleghi, ci ascoltiamo e aiutiamo, ma non sempre è facile, non sempre si trova la spinta.
il calendario gira, l'orologio pure, ma è sempre l'ora del tramonto. e la cosa non torna.
ha da andar via 'sto sole, prima o poi, per risorgere chiaro e limpido, per mostrarci una valle fertile e verdeggiante, dove cambia il tempo, certo, ma dove ci sono rifugi lungo il cammino, per ripararsi dalla pioggia più forte...perché comunque sia, è anche bello camminare sotto la pioggia leggera, quando il sentiero è sicuro e senza pericoli. parola di girlscout.

Love,
MC

02/02/2018

+4 *** SCHELETRI *** STEPHEN KING (o della fine del quarto libro nel 2018)

(quattro libri in un mese. bene).

è la terza raccolta di racconti di King che leggo da quando ho imparato a conoscere questo maestro della letteratura americana - anzi mondiale.
il titolo non promette niente di tranquillo, rispetto a Stagioni diverse e A volte ritornano e per certi versi è così, visto che alcuni racconti mi hanno fatto irrigidire un po' sulla sedia, il divano, il letto, il sedile della metropolitana o del treno, in base a dove mi trovavo mentre leggevo...

decisamente il racconto più avvincente (e lungo, quindi ben strutturato, lavorato, pieno di cose per far lavorare bene la fantasia di chi legge...) per me è stato La nebbia il quale mi ha lasciato dentro la nettissima sensazione che non guarderò più con così tanta indifferenza un banco di nebbia, ovunque esso sia. anzi, ogni banco di nebbia che incontrerò, penserò a King e ai suoi non meglio identificati mostri che bloccano una ventina di cittadini americani in un supermarket per due giorni, dove alcuni perderanno la vita ed altri...

così come ogni volta che, dalla spiaggia, vedrò un galleggiante fisso per bagnanti, ripenserò a La zattera e a quello che successe a quei quattro viziati adolescenti americani, che per fare l'ultimo bagno dell'estate al lago...finiranno col non farne più per tutta la vita.

o come La scimmia, la cui lettura mi ha coinvolto parecchio e fatto sentire nelle orecchie il suono dei piatti suonati, quello del metallo scadente, leggero, usato per i giocattoli dei bambini, che a volte alcune scimmie peluche hanno attaccato alle zampe anteriori.

il più nauseante è certamente stato L'arte di sopravvivere, dove un medico chirurgo, naufrago su un'isola deserta, cerca di vivere il più a lungo possibile...nutrendosi di sè stesso.

una caratteristica molto frequente nei racconti di King è non arrivare mai a svelare veramente la sorte toccata ai protagonisti delle sue storie. si intuisce, si immagina, si inventa e ingigantisce nella propria mente, il che può essere un bell'esercizio di fantasia per noi lettori ma anche un'arma a doppio taglio, generante scenari più o meno tragici e ricchi di dettagli. lo fa apposta, di certo. per questo lo amo.
così come amo, ogni volta, la sua apertura e chiusura del libro, dove si rivolge direttamente al lettore; ha un'ironia sottile, efficace, tagliente ma anche discreta. mi chiedo come sia parlargli dal vivo...

Adesso sono passata un attimo a ridurre la mia mente alla ruota usata dal criceto, giusto per aprire le finestre e far prendere aria alle sinapsi, con un Non basta dirmi ti amo della Daniela Volontè (non nuova nel mio ebook) che potrebbe essere relegato nella categoria Harmony come mi ha suggerito A. 😆 ma che ogni tanto serve. tra oggi e domani finirà tra i libri letti e probabilmente mai più leggibili ma dai, per 1.99€, mica possiamo aspettarci 'sta grande letteratura, no?

Love,
MC

07/01/2018

+2 *** LACRIME DI SALE *** PIETRO BARTOLO (o della fine del secondo libro nel 2018)

e' difficilissimo dire qualcosa di questo libro, difficile come non mai, come non mi è mai successo in tutti questi anni.

Pietro Bartolo è il medico di Lampedusa che presta il primissimo soccorso alle donne, i bambini e gli uomini che arrivano sulla sua isola, e lo presta solitamente sul molo se non direttamente sulle navi della capitaneria di porto.
un uomo, un medico. un eroe.

(...) provo a immaginare la scena di una mamma disperata che sa di dover morire da un momento all'altro. che non ha alternative se non quella di adagiare la sua bimba tra le braccia di un'altra donna. una donna che nemmeno conosce, un'estranea, con la quale ha condiviso solo quella porzione di viaggio e alla quale sta affidando ciò che ha di più prezioso. con la speranza che la compagna di traversata possa proteggere la sua creatura e fare in modo che almeno lei si salvi.
io credo che tutto ciò non sia umano. eppure accade ogni giorno, continuamente, e noi ce ne accorgiamo solo quando diventa "notizia", e poi facciamo presto a dimenticare, a tornare alla nostra routine. (...)


Pietro e Favour, la bimba affidata ad altre braccia..

forse questo basta a spiegare il mio stato d'animo leggendo e, soprattutto, cosa ho sentito dentro di me al sentire la prima "notizia" riguardante in qualche modo migranti in arrivo, in transito, sulla nostra terra.
mi è venuto il mal di stomaco che tante volte ha provato e prova Pietro Bartolo aiutando questi suoi, questi nostri fratelli disperati.
perché non puoi essere che disperata, se ti imbarchi da sola, incinta, con una bambina piccola che poi lasci nelle braccia di una donna sconosciuta.

che lo leggano tutti questo libro, a iniziare dai loschi figuri che siedono in Parlamento e poi tutti, tutti, indistintamente tutti.

Love,
MC

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