09/06/2018

NOI NON LO SIAMO

sono stati giorni (settimane, mesi) di fatica enorme per me, quelli passati.
maggio mi ha devastata e giugno e luglio non saranno da meno.
perché? per un primo semplice, semplicissimo, basilare motivo: grazie a una serie di fattori, non ultimo l'esser comandata da una Scheisse 💩 non si andrà in ferie se non il 20 agosto.
20 agosto, ebbene sì. ho davanti la bellezza di altri due mesi e mezzo di lavoro, avendone finito uno di solo lavoro. cioè dal 30 aprile al 19 agosto sarò al chiodo.
casualmente quest'anno nell'emisfero boreale l'estate cade a luglio e agosto (com'è potuto succedere, mi domando), la Scheisse 💩non è riuscita a soddisfare i lavoratori per le troppe richieste tra luglio e agosto (per la combinazione di coincidenze tra calendario e stagione di cui sopra) così che le richieste di ferie per luglio sono state sistematicamente bocciate.
va bene. morirò in postazione con le cuffie in testa, non importa, ma ho pronta la mia risposta, ah se ce l'ho pronta. ed è quella di morire lì, in postazione, con tutte le mie belle ore di ferie non concesse, in tasca. il problema a un certo punto dell'anno non sarà più mio ma della Scheisse 💩che dovrà preoccuparsi per forza...e io no, perché andrò in ferie quando lo dirò io. e se non potrà nemmeno essere così, non ci andrò e accumulerò ore, e se me ne andrò a un certo punto (spero molto presto) saranno euro.
insomma, muso duro di là? muso di ferro di qua.
tu mi prendi per scema? io per coglione, guarda un po'...
la cosa che devo migliorare è la resistenza agli affronti, alle palate in faccia, alla fatica, questo sì.
sono in corso azioni d'urto con tale BBTONIK 😅 (già il nome...) e riposo a oltranza appena ne ho l'occasione, nutrimento maggiorato e scorta di pensieri positivi il più possibile.

spiace tanto vedere come, in me e in tanti altri miei compagni di sventura, la situazione sia la stessa e non sia mai stata tanto negativa come ora. siamo tutti arrivati, siamo tutti esauriti e stufi. non siamo Scheisse 💩noi, e dopo un po' l'allergia allo schifo diviene insopportabile per forza di cose, no?
spero solo che questo stato di cose ci unisca e non ci divida, anche se ho paura che la cosa sia già cominciata. lo vedo, lo sento.

Love,
MC

29/05/2018

+11 *** IT *** STEPHEN KING (o della fine dell'undicesimo libro nel 2018)

non avrei mai pensato di leggere i libri di Stephen King. 
non avrei mai pensato di leggere IT in vita mia.
ma siccome la gente cambia, parla, conosce, prova, può capitare che quello che ha conosciuto e provato sia stato di suo gradimento...di suo altissimo gradimento e quando succede, si deve andare avanti per forza. mi è successo e sono dovuta andare avanti per forza. e sono felicissima di averlo fatto. (e quindi devo dire grazie ad A. ancora una volta, per questo e per tutto il resto. tu sai).

IT è per me uno dei più bei romanzi letti in tutta la mia vita e non lo reputo un romanzo horror, nonostante quello che si creda: se dovessi descriverlo nello spazio di una riga, direi che è la storia di una grande amicizia. ebbene sì. di un'amicizia particolare che lega per venticinque anni sette persone: Big Bill, Eddie, Richie, Ben (Covone), Stan, Beverly e Mike che si conoscono da bambini, nell'estate del 1958 a Derry, nel Maine, quando hanno tutti undici-dodici anni.

sono un gruppo di Perdenti, vittime dei bulli della scuola per i più cattivi, stupidi motivi per cui dei coglioni possano maltrattare altri coetanei, ma oltre a questo si legano velocemente l'uno all'altro perché di fondo hanno qualcosa di diverso dagli altri, sono ai margini. uno è afroamericano, un altro balbuziente e ognuno di loro, chi più chi meno, vive situazioni familiari difficili: un padre violento; i genitori indifferenti, rimasti fermi al momento in cui il figlio minore viene trovato morto vicino a un tombino, in un giorno di pioggia; una madre eccessivamente apprensiva...
si trovano per caso e naturalmente si amalgamano, si fondono, si addomesticano a vicenda, direbbe Antoine de Saint-Exupéry.

il loro legame nasce per caso ma per un motivo speciale, preciso.
a Derry vengono trovati morti bambini e adolescenti, uccisi con violenza, sfigurati e i fatti, con un'attenta analisi, avvengono ciclicamente, in tempi cadenzati, precisi. 
è qualcosa di maligno che agisce a Derry, è IT e IT torna ogni venticinque anni, striscia sotto le case di Derry, dentro, intorno, agisce ma nessuno lo vede, lo percepisce. nessuno se non questi sette amici che, insieme, uniti e altro che uniti, lo affronteranno in due momenti diversi delle loro vite, da bambini e da adulti.
quando si ritroveranno nel 1985 la loro amicizia sarà rimasta la stessa di quando erano bambini, ma anche diversa, un'altra, contaminata dalla vita, dalle scelte fatte, dalle esperienza vissute e quelle perse, quelle sognate e quelle effettivamente realizzate.
IT è il male e fa paura, una paura d'inferno a ognuno di loro, incarnando ogni loro incubo personale, ma capiamo alla fine che è solo una scusa intorno a cui girare per dirci quanto diventare grandi, adulti, sia difficile e quanto anche sia difficile accettarci per come siamo adesso, adulti, diversi da come ci sognavamo quando eravamo bambini.
è la storia di una grande amicizia, fa commuovere per il romanticismo che ha dentro ma è anche capace di far tremare le vene ai polsi per l'ineluttabilità delle conseguenze che certe scelte portano con sé, quando ti accorgi che ormai è andata. forse, almeno. o molto probabilmente.

non vedrò mai il film per alcuni motivi: intanto non voglio sporcare le immagini che le descrizioni di King mi hanno disegnato nella mente, me le tengo lì, ferme, come si sono create mentre leggevo e poi perché il film parte da un libro, mica il contrario, quindi mi attengo solo alla fonte della storia e me la godo così.
ho constatato con molto piacere, infine, che tante sono le strizzate d'occhio che King lancia a Il signore degli Anelli di Tolkien, i richiami sono più che mai presenti in questo libro.

è un libro da leggere? SI. 
sì se volete godervi un romanzo, sì se volete conoscere l'arte dello scrivere, sì se volete provare un senso di vuoto dopo, pensando cosa cavolo posso leggere adesso, dopo un libro del genere?

io ci provo, a leggere nel senso letterale del termine, non so come andrà, non so cosa proverò, ma intanto per avere gli occhi puntati su fiumi di parole ho iniziato Quello che ti meriti di Anne Holt, di cui sinceramente non ricordo il motivo per cui si trova nel mio ebook. consigliato da qualcuno?  boh! arrivato da qualche amico in versione pirata? mah! comprato di mia iniziativa? Non saprei...
ma so già, con estrema certezza, che resterò delusissima.

Love,
MC

...e andatevi a leggere IT!

10/05/2018

DI ALCOOL E GIRAMENTI (DI TESTA)

stasera sono brilla. 😁😁
eh si, confesso, ammetto, lo sono.
ho bevuto vino bianco a cena e ho finito la bottiglia (ma era una bottiglietta, eh, un quartino di litro, mica tanto e mica l'ho bevuta tutta io, sia chiaro) ben consapevole che l'effetto sarebbe stato quello che ora mi ritrovo addosso. tutto premeditato, quindi. yes!

 si si, lo so, è così con me, non è una novità: l'alcool non lo reggo più di tanto e dopo una certa dose (dal secondo bicchiere nemmeno pieno, per l'esattezza) inizio ad andar fuori e mi sento la testa ciondolante quando invece è ferma; se mi giro velocemente, la testa mi gira, o almeno non resta ferma come dovrebbe succedere ma in realtà non si muove. insomma il mio collo è fermo eppure per me lei sta girando. 😂

è una bella sensazione, devo dire. questo significa che sono una vecchia spugna? me lo domando perché quando bevo, continuo a bere per arrivare a stare così perché mi piace la sensazione che l'alcool mi dà.
potrebbe essere che sia una vecchia spugna quindi? sì? e chi se ne frega!!! 😎

c'è da essere sincere fino in fondo, però, perché bevo quando il massimo tragitto che devo fare (a piedi e per giunta in ciabatte) è dalla cucina al divano della sala. niente panico, quindi, nessun problema, nessun rischio né per me né per nessun altro.

una volta mi è capitato di bere vino francese, in Francia, a Strasburgo. dopo quella meravigliosa cena a base di formaggi e vino bianco di cui ancora ricordo il gusto in bocca, ero andata in giro (a piedi) con i miei ospiti. un paio di volte mi sono inciampata lungo la strada, rimanendo però in piedi.
ricordo che ridevo, ero felice, mi sentivo leggera e libera.
ero pur sempre in ferie...

Love,
MC


25/04/2018

INSOMNIA

stavo per scrivere questo post alcune ore fa, quando avrei dovuto essere inerme per il sonno profondo di cui normalmente sono preda, per mia fortuna, e invece questa notte alle 2.13 vedevo ancora le 2.13 sui numeri rossi incandescenti della sveglia del comodino.
l'insonnia mia ha preso, questa volta.

dopo una giornata nei meandri burocratici per diversi argomenti (anagrafe, CAF, ristrutturazione della casa futura) sono tornata a casa sul cotto andante ma una volta a letto per una buona ora mi sono immersa nella lettura di King, per spegnere la luce a mezzanotte meno un quarto, circa. solo che poi ho arrotolato me stessa e le lenzuola per un'ora e mezza, appunto, fino alle 2.13 almeno.

in questo tempo pensavo che volevo dormire e non dormivo, mi tornavano in mente le canzoni degli U2 sentite la mattina, il ritornello di Red Light, la strofa di Surrender, il video di Sweetest thing (che ieri non ho ascoltato ma che è sempre U2) e poi da lì sono passata a When you say nothing at all di Ronan Keating (perché nel video di Sweetest thing i Boyzone compaiono e il mio cervello ha fatto tutti questi collegamenti, perché giustamente segue un filo, mica si spegne a un certo punto della notte perché s'è fatta una certa, come dicono a Roma...).

e quindi pensavo a 'ste cose, musica nella testa, immagini di video, il tutto a occhi spalancati.
non so perché non ho ripreso l'ebook in mano e ho ripreso a leggere King, o forse si, lo capisco ora: la parte letta ieri un po' mi ha angosciata, dentro di me volevo allontanare il più possibile le immagini che mi si erano create davanti agli occhi per le descrizioni perfette fatte dal Re, quindi riprendere a leggere avrebbe incentivato la mia immaginazione, chissà. così pensavo, almeno.

oggi sono rimbecillita quanto basta, grazie anche a varie ed eventuali condizioni fisiche da ragazze che hanno deciso di fare combutta con la mia testa, che al momento sembra un flipper.
no ma sto bene, sto molto bene.

Love,
MC

24/04/2018

LETTERALMENTE PARLANDO

 dall'ultimo post, letteralmente parlando (nel senso letterario, di letteratura) è successo che ho iniziato IT e la cosa è avvenuta senza troppi timori, devo dirlo.
quando l'ho detto a qualche amica, mi sono sentita dire mi viene paura solo a pensare che lo stai leggendo e ammetto che fino a qualche mese fa anche io avrei detto la stessa cosa, anzi l'ho pensata e detta più volte, condita anche da un ma perché mi devo stressare pure mentre leggo un libro, se leggo per il piacere di farlo?
è che a me è andata diversamente: la preparazione "a cui sono stata sottoposta" da A. (a cui mi sono piacevolmente fatta sottoporre, siamo sincere) leggendo alcuni romanzi di cui ho parlato in queste pagine, mi ha aiutato parecchio perché mi ha fatto capire un po' la testa di King, il suo stile, la sua visione degli Stati Uniti d'America, delle classi sociali, la denuncia che indirizza sempre, comunque e in ogni storia, contro i cancri della società americana e facendolo senza troppi peli sulla lingua.
è chiarissima la sua posizione, la sua visione com'era trent'anni fa e com'è oggi e fa paura vedere che quanto lui denunci, attraverso le sue storie, sia effettivamente più pericoloso, più pauroso della paura stessa che instilla nel lettore descrivendo il vampiro di turno, il mostro che sale dalla nebbia, il pagliaccio che uccide...
e infatti inquieta di più leggere di un bastardo di marito che picchia la moglie per sottometterla, piuttosto che della fine che farà il piccolo George inseguendo la barchetta di carta lungo il rigagnolo d'acqua, durante un giorno di pioggia a Derry.

...e piangerai anche, mi era stato detto. e così è stato, giusto ieri sera, con l'ebook in mano, e mentre leggevo mi asciugavo le lacrime salate che scendevano dagli occhi in giù, verso le tempie...
ma non dirò altro, per ora. ho ancora più di 900 pagine davanti per piangere ancora.
posso solo già intuire, sapere, che questo è IL libro per eccellenza di Stephen King se non uno dei capolavori della letteratura americana contemporanea.

sempre letteralmente parlando (nel senso che ne sto parlando davvero anche se non di letteratura, questa volta) questa mattina di libertà dal lavoro mi ha vista surriscaldare il lettore cd, che gira dalle 10 con solo U2 dentro.
ho iniziato prima con War, poi è arrivato Boy ed ora sono con October.
sto ripercorrendo la loro storia.

ho fatto caso che in War Larry Mullen pesta su quella batteria che, porca di una miseria, se non ha bucato la pelle dei tamburi e spaccato decine di bacchette in sala prove, non so come diavolo abbia fatto.
c'è tutta la loro la grinta dei vent'anni, la rabbia dei vent'anni, la voglia di spaccare e dare una chiara impronta al loro sound, che con Boy era stato meno arrabbiato, meno coraggioso.
War inizia, ragazzi, con niente meno che Sunday Bloody Sunday, e i primi secondi sono solo tamburo e piatti. (il video che si apre al link che ho messo...parla da solo. è solo una questione di abbigliamento indossato, in realtà di domeniche sanguinose ce ne sono state e ce ne sono ogni settimana in giro per il mondo e infatti la domanda è per quanto ancora dovremo cantare questa canzone?)

War: uno dei miei loro dischi preferiti, tra quelli dei primi tempi, non può che essere così, con il quale, sul serio, sono cresciuta perché mio fratello lo metteva nel mangiacassette mentre giocavamo insieme con il lego in camera, ed io avrò avuto 8-9 anni...
oggi l'ho ascoltato per ascoltare, non ho solo sentito e ho notato che in War giusto Drawing Man e "40" sono i brani meno arrabbiati, mentre Two hearts beat as one è una stupenda canzone d'amore di un ventenne, maschio, che non sa ancora chi veramente è e cosa ha per le  mani:

I don't know 
how to say what's got to be said
I don't know if it's black or white
there's others see it red
I don't get the answer right 
I'll leave that to you
is this love out of fashion
or is it the time of year?
are these words distraction
to the words you wanna hear?
two hearts beat as one

penso proprio che Bono oggi non scriverebbe una canzone d'amore così...e non c'è da averne dubbio, e non perché lo dico io, ma perché dopo, parecchi anni dopo Two hearts beat as one ha scritto roba tipo The landlady, Love is all we have left solo per citare brani del 2017 ma che dire di One, With or without you e tante altre...
ma se ha scritto quello che ha scritto in questi ultimi anni, che Dio lo benedica e ce lo conservi per altre dieci vite, è sicuramente perché a vent'anni ha scritto di un amore di cui non riusciva a capire il senso, la direzione, il colore, per cui non riusciva a trovare le parole ed esprimerlo così com'era.

certe volte mi sembra di averli conosciuti di persona, Bono e i suoi fratelli, per tutto quello che mi hanno raccontato attraverso la loro musica. davvero.

Love,
MC

PS niente foto oggi, il server non è d'accordo...

11/04/2018

+10 *** IL POPOLO DELL'AUTUNNO *** RAY BRADBURY (o della fine del decimo libro nel 2018)

non so se quest'anno sto leggendo più lentamente degli anni scorsi, forse sì. ho questa sensazione: quella di tenere per più tempo uno stesso libro sul comodino o in lettura sull'ebook. ma a pensarci leggere non è una gara, non lo faccio per vedere chi arriva prima a quale traguardo al 31 dicembre di ogni anno. leggo per il piacere di leggere, per il gusto di farlo, di avere un libro per le mani, che sia cartaceo o digitale, di avere una storia da seguire, andando dietro alle idee dell'autore, per il relax mentale che mi procura fuggire da casa mia, da questa città e in questo tempo, per trovarmi dove la storia vuole portarmi. leggo per passione e alla fine di ogni libro, quasi sempre, ne esco soddisfatta e in qualche modo diversa.

Il popolo dell'autunno di Bradbury è un romanzo horror, gotico, dove due ragazzini di quasi quattordici anni, Will e Jim, grandi amici, si trovano coinvolti in qualcosa di decisamente più grande di loro: la notte prima di Halloween a Green Town su un binario morto si ferma uno strano treno, da dove escono strane creature che imbastiscono un nero luna park, dove la popolazione troverà un divertimento apparente.
è soprattutto per i due adolescenti che la sosta di questo luna park significherà paura, timore di perdere se stessi e persone a loro vicine come la maestra, il barbiere della cittadina, entrambe le madri e il padre di Will.

il padre di Will. è il personaggio secondo me chiave, centrale, apparentemente messo in ombra dai due ragazzi, ma che risulterà decisivo e necessario per l'epilogo.
uomo schivo e silenzioso, figura abbastanza sconosciuta al figlio (e forse anche alla moglie), questo dramma gli darà l'occasione per recuperare il rapporto con Will.
anzi, meglio: il finale sarebbe stato diverso se i due non si fossero riavvicinati, riscoperti reciprocamente come padre e figlio, quindi con ruoli in qualche modo previsti, da rispettare, ma che fino a quel momento avevano disatteso.

l'arrivo del luna park e dei vari personaggi malvagi che ne fanno parte, tra cui l'Uomo Illustrato (signor Dark) e la Strega della Polvere, che creeranno grossi problemi e terrore nei due adolescenti e nel padre di Will, sono la scusa su cui quest'ultimo farà leva per riprendersi la sua vita, che potrà finalmente contemplare in suo figlio, insieme a lui.
selfie allo specchio
per me quest'uomo si è rivelato uno dei personaggi più emozionanti degli ultimi libri letti, devo dirlo, con una profondità di pensieri ed emozioni descritte da Bradbury che mi hanno veramente toccato e costretto, non raramente, a rileggerle più volte alcuni passaggi.

adesso sono tornata per un momento all'ultimo capitolo di Stagioni diverse di King per rinfrescare la memoria con The Body, così da poter essere pronta per IT. così mi è stato detto, così faccio.


PS. un paio di note extra:

1) finalmente, oggi dopo 5 mesi dall'ultima volta, sono andata da Franco, il mio parrucchiere, a fare manutenzione e mi sono trovata con questa meraviglia di piega in testa. gli ho chiesto se fosse d'accordo a venire una volta a settimana a casa a farmi i capelli in questo modo...non mi ha risposto, si è solo messo a ridere. cosa avrei dovuto capire?

2) sto stanca e stufa di tante cose, lavoro in primis e la cosa peggiore, forse, è constatare che non sono più la stessa persona di otto anni fa. e grazie, direte, sei più vecchia di otto anni. eh no, dico io, non è solo un fatto anagrafico, ma che percepisco che questo lavoro ha fatto venir fuori una parte di me che non mi piace e che non pensavo di avere... come la mettiamo? io non so come metterla, soprattutto dove...

Love,
MC




27/03/2018

+9 *** LA SOMMA DEI GIORNI *** ISABEL ALLENDE (o della fine del nono libro nel 2018)

lo avevo detto nell'ultimo post: questo libro della Isabel l'avrò letto una decina di volte, ma ogni volta è sempre un piacere - come con il cavalier Condorelli e i suoi torroncini (buoni!).

non penso ci sia altro libro che ho letto così tante volte e non saprei spiegare bene il perché, anche se penso che il suo chiamarmi a scadenze regolari dalla libreria di casa sia dovuto al fatto che esercita in qualche modo il ruolo di oggetto di consolazione per la quipresente.

consolazione per la storia raccontata, che altro non è che il racconto che Isabel fa sotto forma di diario a Paula, la figlia persa nel 1992, dal momento della sua partenza per il Cielo al 2006, anno di stesura, ma consolazione soprattutto per lo stile prettamente Allende che si assapora e che l'autrice usa magistralmente nel raccontare gli eventi che hanno investito la sua famiglia allargata, il suo clan multietnico fatto di cileni, statunitensi, cinesi mischiati insieme.
e' lo stile di Isabel che mi cattura, questo è.

La somma dei giorni non è un romanzo di fantasia: le basi sono vere, sicuramente con qualche ricamo attorno per renderlo ancor più accattivante, ma è proprio il modo di scrivere, la scelta delle parole combinate insieme che mi tiene incollata alle pagine ogni volta come se fosse la prima volta.

a volte mi sono sentita di invidiare questa sua grande, stramba famiglia dove i drammi non sono mancati ma dove alla fine, in un modo o nell'altro, o con la terapia o con gli scossoni, si arriva sempre in porto, scaricando fuori bordo i pesi inutili.
sempre ho invidiato l'autrice per la sua abilità nello scrivere e il suo essere narratrice; spesso ho provato un'innocente invidia nell'immaginare la contea di Marin dove vive, a pochi chilometri da San Francisco e dal maestoso Golden Gate Bridge, con le sue superbe torri rosse, dove perché no, vivrei anche io; altre  volte l'ho invidiata per la sua forza, la libertà, il senso della famiglia che ha, la tenacia nel difenderla da tutto e tutti ma anche la fragilità e il coraggio nell'ammetterne le falle interne e quelle personali.
per quanto posso vedere dalle pagine dei suoi libri, di questo libro, la reputo una grande donna.

quindi la conclusione è che non c'è niente da fare: non toccatemi la Allende e i suoi libri, soprattutto questo, guai a farlo. è la mia autrice femminile preferita, punto.
il maschio si sa: Stephen King. 😊

ora, in attesa di finire The Lord of the Rings in english, mi butto su Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury, così come da scaletta propedeutica indicata da A. per la strada verso IT.
penso proprio che inizierò stasera stessa: domani la sveglia non suona all'alba e 'sta partita dell'Italia....mah...manco gioca Buffon 😐

Love,
MC




18/03/2018

+8 *** INCUBI E DELIRI *** STEPHEN KING (o della fine dell'ottavo libro nel 2018)

ho finito questo nono libro di King qualche giorno fa ma per motivi logistici non sono riuscita a scriverne se non oggi.
un'altra raccolta di racconti, un altro tassello all'opera di questo maestro, un altro (parecchi, veramente) spunto di riflessione sui miei incubi e deliri personali...
con questa lettura ho completato la trilogia di racconti di cui Incubi e deliri fa parte insieme a A volte ritornano e Scheletri.

delle ventiquattro opere contenute in questa raccolta, penso che quella che mi è piaciuta più di tutti sia stata La Cadillac di Dolan, che è anche il primo racconto che si incontra nel libro.
mi è piaciuto per i dettagli, per l'aria vera che si respira durante la lettura e che fa percepire appieno lo stato d'animo del protagonista e la sua fame di vendetta verso Dolan, il quale farà una fine veramente brutta. sembra di essere accanto al professore per tutta la durata del racconto.
la premeditazione di vendetta portata avanti negli anni, il pensiero fisso, quindi, prima di poter riuscire a confezionare la morte di Dolan e la voce della moglie defunta che lo spinge ad agire e a non gettare la spugna, fanno del professore il folle di turno ma in un modo tale che ai miei occhi il pazzo, invece, è apparso Dolan, boss del crimine nell'Ovest degli Stati Uniti, che a ben vedere si è meritato quella fine, che ha sempre viaggiato su una Cadillac color argento da quando la sua vita si è incrociata con quella del professore, artefice del suo destino.
penso sia uno dei racconti più lunghi della raccolta, ricco di particolari, quindi forse per questo apprezzato dalla quipresente.

il racconto che invece mi ha inquietato veramente tanto è stato Il dito, al punto che se oggi rileggessi questa raccolta, salterei a piè pari questo passaggio. e sì perché ero tesa mentre leggevo e mi immaginavo le scene descritte avvenire nel mio bagno, il sentire il rumore dell'unghia del dito picchiettare sulla ceramica del mio lavabo...
mi ha proprio inquietato e fatto vedere l'ora di arrivare in fondo il prima possibile...

un altro abbastanza inquietante è stato Dedica e quanto la cameriera dell'hotel fa nella stanza dello scrittore alcolizzato, ospite fisso nella stessa camera ogni anno, nel sistemare la stanza. questo racconto penso mi abbia disturbato proprio per l'azione in sé fatta da questa cameriera, retaggio dell'educazione ricevuta e di anni di convinzioni che, un pezzo alla volta, sto imparando a gestire e superare.

per quanto riguarda King, sono pronta per IT, ma i passaggi propedeutici prevedono la conclusione di The Lord Of The Rings in lingua originale perché, info ricevuta poco tempo fa dal mio prof personale A., la grotta di Shelob e tutto quello che le gira attorno tanto hanno a che fare con IT.
vado a leggere, allora, anche se ammetto che dopo aver chiuso Incubi e deliri ho iniziato per la...boh...forse decima volta in quindici anni La somma dei giorni di Isabel Allende: erano almeno tre anni che non lo rileggevo e lo considero un po' un libro di transizione, una specie di copertina di Linus, che ogni tanto devo toccare per rassicurarmi di qualcosa o qualcuno...

ora però vado a leggermi Tolkien, ho voglia di lui adesso.

Love,
MC

07/03/2018

CARRIOLA

la tigre in gabbia è diventata una carriola parcheggiata da un lato.
stufa, stanca e arcistufa di quattordici giorni passati a casa con la febbre fissa, ieri sono andata a lavorare, più per tigna, testa dura e vattelapesca cosa, uscendo da casa con un bel 37.2 e tornando con un fantastico 38.4.
perché noi farci mancare qualcosa...noooo quando mai, e perché guarire definitivamente dopo due settimane a casa? perché?

lo so bene io cos'è, il vattelapesca cosa, e quasi quasi non vorrei dirlo ma lo faccio, così forse l'esternarlo mi aiuta: dopo malattia reiterata volevo lanciare un messaggio al mio datore di lavoro e tornare al mio posto senza prolungare ulteriormente la malattia. posto che i giorni già trascorsi a casa erano VERA e senza alcun dubbio VERA malattia, ho pensato fosse una mossa che fugasse ogni seppur minimo pensiero che la quipresente si volesse imboscare. non mi conoscono, c'è da dirlo, così ieri ho lavorato dalle 15 alle 21, facendomi il mazzo come sempre, diciamocelo (perché parlare con 44 belin di clienti in 5 ore e mezza di lavoro non è proprio quello che io chiamo imboscarsi) e tornando a casa più rintronata che mai con una bella febbrona.

ora ci si ribeccherà a data da destinarsi, con un bel "ricaduta" sul certificato; la dottora la vedo oggi pomeriggio e la implorerò di darmi tutte le cure possibili, foss'anche napalm, perché va bene che una a casa si riposa il cervello, ma si rompe pure le palle dopo un po', e dopo due settimane di febbre mi sarei anche leggermente sbomballata: voglio tornare alla mia vita normale, fatta anche di allenamenti e ore fuori casa al di là del tempo passato in ufficio.

intanto ho nella testa questa canzone, oggi, Here with me dei The Killers. 
parole stupende ma immagini inquietanti, sopratutto quelle finali...
ma cosa è saltato in mente al regista del video?


...but there's another world we're living in tonight...
don't want your picture on my cellphone, 
I want you here with me 
don't want you memory in my head now
I want you here with me...

Love,
MC

01/03/2018

TIGRE IN GABBIA

sono otto giorni che vivo chiusa in casa e sto diventando matta, una tigre in gabbia che ogni tanto rincoglionisce per la febbre, ogni tanto resuscita e farebbe una strage. di gente, di cose, di tutto.

la faccenda dura dalla distorsione sulle piste da sci di mercoledì scorso, il 21 febbraio, ed è continuata con una bella influenza del cavolo, con febbre che va e viene, insieme agli unici sintomi quali mal di testa e male alle ossa, che dico almeno avessi altro, no? qualsiasi altra malefica cosa per potermi autorizzare a prendere della dinamite antibiotica e che, almeno, chiudesse la faccenda definitivamente.
qui sembra che senza la tachipirina riesca ad avere una temperatura normale per sì e no dodici ore e poi di nuovo trentasette-e-sei, che due palle...

la malattia al lavoro dura fino a domani, poi sabato-domenica-lunedì sono libera anche se già mi vedo questa meravigliosa tripla passata a combattere ancora contro 'sto nemico invisibile.
non vedo l'ora di uscire, paradossalmente voglio tornare in ufficio (la febbre mi ha bruciato il cervello, è chiarissimo) per tornare a ritmi e movimenti normali: svegliarmi, prepararmi e uscire rispettando un orario, tornare a casa, allenarmi...
ecco, la cosa di cui più accuso la mancanza è lo sport, gli allenamenti a giorni alterni che mi sanno di manna dal cielo e che amo sempre di più ogni volta che li faccio, anche se è il mazzo che mi faccio ma, porcavacca, se fisicamente sto come sto, lo devo a quel mazzo e non ad altro. Thanks Jil! 😎
l'ultimo sport che ho fatto sono le quattro ore di sci sempre di quel famoso mercoledì scorso, prima dello STO-TOC del ginocchio...

passo il tempo a leggere, passando da King e i suoi Incubi e deliri, che sono anche un po' i miei perché, porcapaletta, certi racconti tirano fuori paturnie dell'infanzia che non ricordavo di avere (o che molto più probabilmente avevo nascosto sotto il tappeto) al mio amato JRR Tolkien e il suo The Lord of The Rings in lingua originale.
lo avevo lasciato da parte per troppi mesi (tutta colpa di King! 😅) ma negli ultimi giorni ho ridato un'impennata alle pagine lette, tanto che ora sono oltre la metà, ma comunque ancor un po' lontana dalla fine.
ma è lì, sul comodino bianco della sala ed è confortante sapere che c'è, come un cantuccio sicuro dove per forza si sta bene e il riposo è assicurato, il rifugio accogliente, il tempo amico...

intanto Spotify mi propone Secret Garden dello zio Bruce ed ogni volta è naufragare dolce in questo mare di pensieri che questa musica porta con sé... 💗

Love,
MC



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