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03/12/2018

+22 *** THE OUTSIDER *** STEPHEN KING (o della fine del ventiduesimo libro nel 2018)

e anche questo King lo abbiamo letto e goduto.
me lo sono letteralmente bevuto come un boccale di radler al bar del rifugio alla fine di una gita in montagna, quando la sete ti attanaglia e puoi goderti il sole del pomeriggio dolomitico, che tanto la strada da fare è o fino alla macchina, o fino alla partenza a monte della funivia, quindi succeda quel che succeda, non devi correre per tornare a casa anche se si mette a piovere.
ecco, questo romanzo l'ho proprio letto tutto d'un fiato.
l'intenzione era fare una lettura condivisa con A. ma è successo che pur avendo iniziato dopo di lui, l'ho superato e quindi ora non possiamo nemmeno parlarne più di tanto perché io so già tutto e lui non sa ancora 😅
lo aspetterò! 😊

il libro è stato pubblicato a maggio di quest'anno negli USA ed è arrivato da noi qualche mese dopo, a ottobre. nuovissimo quindi, lo zio Steve si starà ancora chiedendo in questo momento come vanno le vendite del suo ultimo bambino...

a Flint City un ragazzino viene trovato morto di una morte atroce; su di lui e attorno a lui la polizia scientifica trova impronte e DNA di Terry Maitland, Coach T, prof di inglese della scuola della città e allenatore della squadra di baseball, conosciuto e stimato da tutti, da sempre cittadino di Flint City.
un uomo irreprensibile, si penserà, un uomo che figurati se è capace di una cosa del genere. solo che in tanti testimonieranno di averlo visto sul luogo del delitto.
insomma, il mostro tra noi, travestito da bravo padre di famiglia.

questo nelle prime...cinquanta pagine (perché il libro inizia come un pugno nello stomaco del lettore), solo che poi per le restanti cinquecentocinquanta circa, King ricama una storia avvincente e dove c'è dentro tutta la sua capacità di raccontare: è un thriller, è un libro di paure, incubi e deliri di tutti, bambini e adulti, casalinghe e poliziotti, studenti e professori, con una bella dose di fantasy...

non avrei mai pensato che si potesse scrivere così tanto tenendo sempre sulla corda chi sta leggendo (anche se effettivamente con IT avevo avuto già modo di rendermene conto) ed è proprio grazie a questa corda tesa che ho letto e letto e letto il libro, arrivando in fondo in dieci giorni.
da leggere? certamente sì!

subito dopo ho iniziato Becoming - La mia storia di Michelle Obama. ho sempre ammirato suo marito in primis e lei in secundis e questa autobiografia non ho voluto farmela scappare.
per ora, con le prime cinquantaquattro pagine posso dire che non avrei mai detto che avesse avuto un'infanzia del genere ma anche che l'ambizione che l'ha caratterizzata fin da bambina non poteva che portarla così in alto.

Love,
MC

11/04/2018

+10 *** IL POPOLO DELL'AUTUNNO *** RAY BRADBURY (o della fine del decimo libro nel 2018)

non so se quest'anno sto leggendo più lentamente degli anni scorsi, forse sì. ho questa sensazione: quella di tenere per più tempo uno stesso libro sul comodino o in lettura sull'ebook. ma a pensarci leggere non è una gara, non lo faccio per vedere chi arriva prima a quale traguardo al 31 dicembre di ogni anno. leggo per il piacere di leggere, per il gusto di farlo, di avere un libro per le mani, che sia cartaceo o digitale, di avere una storia da seguire, andando dietro alle idee dell'autore, per il relax mentale che mi procura fuggire da casa mia, da questa città e in questo tempo, per trovarmi dove la storia vuole portarmi. leggo per passione e alla fine di ogni libro, quasi sempre, ne esco soddisfatta e in qualche modo diversa.

Il popolo dell'autunno di Bradbury è un romanzo horror, gotico, dove due ragazzini di quasi quattordici anni, Will e Jim, grandi amici, si trovano coinvolti in qualcosa di decisamente più grande di loro: la notte prima di Halloween a Green Town su un binario morto si ferma uno strano treno, da dove escono strane creature che imbastiscono un nero luna park, dove la popolazione troverà un divertimento apparente.
è soprattutto per i due adolescenti che la sosta di questo luna park significherà paura, timore di perdere se stessi e persone a loro vicine come la maestra, il barbiere della cittadina, entrambe le madri e il padre di Will.

il padre di Will. è il personaggio secondo me chiave, centrale, apparentemente messo in ombra dai due ragazzi, ma che risulterà decisivo e necessario per l'epilogo.
uomo schivo e silenzioso, figura abbastanza sconosciuta al figlio (e forse anche alla moglie), questo dramma gli darà l'occasione per recuperare il rapporto con Will.
anzi, meglio: il finale sarebbe stato diverso se i due non si fossero riavvicinati, riscoperti reciprocamente come padre e figlio, quindi con ruoli in qualche modo previsti, da rispettare, ma che fino a quel momento avevano disatteso.

l'arrivo del luna park e dei vari personaggi malvagi che ne fanno parte, tra cui l'Uomo Illustrato (signor Dark) e la Strega della Polvere, che creeranno grossi problemi e terrore nei due adolescenti e nel padre di Will, sono la scusa su cui quest'ultimo farà leva per riprendersi la sua vita, che potrà finalmente contemplare in suo figlio, insieme a lui.
selfie allo specchio
per me quest'uomo si è rivelato uno dei personaggi più emozionanti degli ultimi libri letti, devo dirlo, con una profondità di pensieri ed emozioni descritte da Bradbury che mi hanno veramente toccato e costretto, non raramente, a rileggerle più volte alcuni passaggi.

adesso sono tornata per un momento all'ultimo capitolo di Stagioni diverse di King per rinfrescare la memoria con The Body, così da poter essere pronta per IT. così mi è stato detto, così faccio.


PS. un paio di note extra:

1) finalmente, oggi dopo 5 mesi dall'ultima volta, sono andata da Franco, il mio parrucchiere, a fare manutenzione e mi sono trovata con questa meraviglia di piega in testa. gli ho chiesto se fosse d'accordo a venire una volta a settimana a casa a farmi i capelli in questo modo...non mi ha risposto, si è solo messo a ridere. cosa avrei dovuto capire?

2) sto stanca e stufa di tante cose, lavoro in primis e la cosa peggiore, forse, è constatare che non sono più la stessa persona di otto anni fa. e grazie, direte, sei più vecchia di otto anni. eh no, dico io, non è solo un fatto anagrafico, ma che percepisco che questo lavoro ha fatto venir fuori una parte di me che non mi piace e che non pensavo di avere... come la mettiamo? io non so come metterla, soprattutto dove...

Love,
MC




18/03/2018

+8 *** INCUBI E DELIRI *** STEPHEN KING (o della fine dell'ottavo libro nel 2018)

ho finito questo nono libro di King qualche giorno fa ma per motivi logistici non sono riuscita a scriverne se non oggi.
un'altra raccolta di racconti, un altro tassello all'opera di questo maestro, un altro (parecchi, veramente) spunto di riflessione sui miei incubi e deliri personali...
con questa lettura ho completato la trilogia di racconti di cui Incubi e deliri fa parte insieme a A volte ritornano e Scheletri.

delle ventiquattro opere contenute in questa raccolta, penso che quella che mi è piaciuta più di tutti sia stata La Cadillac di Dolan, che è anche il primo racconto che si incontra nel libro.
mi è piaciuto per i dettagli, per l'aria vera che si respira durante la lettura e che fa percepire appieno lo stato d'animo del protagonista e la sua fame di vendetta verso Dolan, il quale farà una fine veramente brutta. sembra di essere accanto al professore per tutta la durata del racconto.
la premeditazione di vendetta portata avanti negli anni, il pensiero fisso, quindi, prima di poter riuscire a confezionare la morte di Dolan e la voce della moglie defunta che lo spinge ad agire e a non gettare la spugna, fanno del professore il folle di turno ma in un modo tale che ai miei occhi il pazzo, invece, è apparso Dolan, boss del crimine nell'Ovest degli Stati Uniti, che a ben vedere si è meritato quella fine, che ha sempre viaggiato su una Cadillac color argento da quando la sua vita si è incrociata con quella del professore, artefice del suo destino.
penso sia uno dei racconti più lunghi della raccolta, ricco di particolari, quindi forse per questo apprezzato dalla quipresente.

il racconto che invece mi ha inquietato veramente tanto è stato Il dito, al punto che se oggi rileggessi questa raccolta, salterei a piè pari questo passaggio. e sì perché ero tesa mentre leggevo e mi immaginavo le scene descritte avvenire nel mio bagno, il sentire il rumore dell'unghia del dito picchiettare sulla ceramica del mio lavabo...
mi ha proprio inquietato e fatto vedere l'ora di arrivare in fondo il prima possibile...

un altro abbastanza inquietante è stato Dedica e quanto la cameriera dell'hotel fa nella stanza dello scrittore alcolizzato, ospite fisso nella stessa camera ogni anno, nel sistemare la stanza. questo racconto penso mi abbia disturbato proprio per l'azione in sé fatta da questa cameriera, retaggio dell'educazione ricevuta e di anni di convinzioni che, un pezzo alla volta, sto imparando a gestire e superare.

per quanto riguarda King, sono pronta per IT, ma i passaggi propedeutici prevedono la conclusione di The Lord Of The Rings in lingua originale perché, info ricevuta poco tempo fa dal mio prof personale A., la grotta di Shelob e tutto quello che le gira attorno tanto hanno a che fare con IT.
vado a leggere, allora, anche se ammetto che dopo aver chiuso Incubi e deliri ho iniziato per la...boh...forse decima volta in quindici anni La somma dei giorni di Isabel Allende: erano almeno tre anni che non lo rileggevo e lo considero un po' un libro di transizione, una specie di copertina di Linus, che ogni tanto devo toccare per rassicurarmi di qualcosa o qualcuno...

ora però vado a leggermi Tolkien, ho voglia di lui adesso.

Love,
MC

30/12/2017

+36 *** STAGIONI DIVERSE *** STEPHEN KING (o della fine del trentaseiesimo libro nel 2017)

(e con questo siamo a cinque libro di King letti quest'anno, da questa estate ad oggi).

una raccolta di quattro racconti, questo Stagioni diverse, che inizia col botto con niente di meno che
Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, da cui è stato tratto il film Le ali della Libertà dove, come dicevo qui, penso che Frank Darabont abbia fatto ben poco sforzo a metterla insieme, la sceneggiatura, visto che tutta la fatica l'ha fatta Stephen al posto suo un bel po' di anni prima.
per me questo primo racconto è stato come leggere un film ma con una sensazione particolare: avevo negli occhi alcune immagini del film ma non è stata una lettura inquinata dalla pellicola (forse perché il film l'ho visto almeno dieci anni fa l'ultima volta) pertanto mi sono goduta ogni pagina, per quanto in alcuni passaggi ci sia durezza e crudeltà.

Un ragazzo sveglio ci racconta di un ragazzino di buona famiglia, il classico belloccio americano, figlio unico, bravo a scuola, e di un anziano tedesco, ex ufficiale delle SS divenuto cittadino americano, che diventano diciamo amici perché, di fatto, si scoprono entrambi due assassini, due psicopatici potremmo dire, che placano i loro istinti bestiali ammazzando gente un po' a caso (o avendolo fatto in passato con la giustificazione di aver ricevuto ordini dal fuhrer). finale meritato per entrambi questi due maledetti, devo dirlo, e storia a tratti inquietante. ma bella.

Il corpo è la storia di quattro dodicenni compagni di scuola i quali, per provare in qualche modo a se stessi e agli altri di essere tosti, si avventurano lungo boschi, rotaie del treno e colline alla ricerca del corpo di un coetaneo che hanno saputo essere morto, se per mano di qualcuno o per un incidente non ci è dato di sapere...
insomma, i quattro troveranno pane per i loro denti e fantasmi personali da affrontare tra cani sguinzagliati alle costole, guardie notturne nel bosco, sanguisughe attaccate alla pelle e un branco di ragazzi più grandi (alcuni dei quali loro fratelli) che incontreranno attorno al "corpo", dove si recheranno per fare più o meno come i loro conoscenti/fratelli più piccoli, ovvero sfidare loro stessi dimostrando chissà cosa.
amicizia, amarezza, fiducia e paura (non orrore, no, quanto "la solita" paura ancestrale che ognuno di noi ha di essere abbandonato, di rimanere solo, di non farcela...) ci vengono incontro in questo racconto e mi pare di poter dire che qui, più che in altri, viene fuori forse la vita di King, i suoi vissuti, le sue ansie e paure di bambino, adolescente, ragazzo...

infine l'autore ci delizia con Il metodo di respirazione che, devo proprio dirlo, è il racconto che mi ha coinvolto più di tutti, probabilmente perché la protagonista è una giovane donna (mi sto dando della giovane, quindi...😅) nubile che nella NY degli anni '30 si trova in attesa di un figlio o, come si era soliti dire a quel tempo, nei guai. troverà un amico nel dottore che accetterà di seguirla per tutta la durata della gravidanza...e del parto.
anche questa volta King denuncia a voce alta gli stereotipi americani (ma direi occidentali in genere, se non altro mediterranei) e il pensiero comune che a quei tempi girava intorno a donne che, come Sandra, si trovavano ad essere in attesa di un figlio ma senza avere un marito...o averlo mai avuto.
il racconto ci arriva dalle parole del membro di un club dove ogni giovedì sera, per parecchi anni, il protagonista si reca e dove era tradizione che ogni giovedì prima di Natale uno dei membri raccontasse una storia impegnata di soprannaturale. la storia di Sandra, appunto.

ho apprezzato anche questo libro e mi domando se resterò mai delusa da un King.
potrebbe succedere oppure no. chissà. sono curiosa, lo confesso, di andare avanti a leggerlo; a proposito, sempre come dicevo nell'ultimo post sul trentacinquesimo libro finito, ho la scaletta pronta per arrivare a IT 😎

Love,
MC

PS finiamo l'anno in bellezza, qui, con placche in gola e antibiotico in corpo. ne avrei fatto anche volentieri a meno, eh? 😑


04/11/2017

+32 *** FAHRENHEIT 451 *** RAY BRADBURY (o della fine del trentaduesimo libro nel 2017)

avevo preso in mano questo libro già anni fa, ma per qualche dimenticato motivo lo avevo abbandonato quasi subito.
questa volta sono arrivata in fondo e senza sforzo, anzi, sono stata curiosa fino all'ultima pagina -tirando tardi due sere fa per finirlo - e l'aspetto che più mi ha impressionata, dall'inizio alla fine, è stato constatare quanto un libro pubblicato nel 1953 sembrasse scritto ieri e scritto proprio per noi esseri umani del 2017, giovani, adulti, ragazzi, anziani, bambini.
un Bradbury ispirato, senza dubbio visionario, direi inquietante per la sua precisione nel descrivere scenari con sessant'anni di anticipo...

siamo in una città americana qualsiasi del futuro ma dopo gli anni '60 (e verrebbe da dire ma no, sarà tipo ambientato nel 2154! e invece...) e Guy Montag è un pompiere che però appicca incendi e non li doma, con un unico, specifico scopo: distruggere le case di coloro (e magari anche coloro) che nascondo libri, dal momento che leggere è proibito.

dall'essere un milite del fuoco orgoglioso e dedito, col tempo Montag inizia a domandarsi cosa mai possa esserci nei libri di così pericoloso, visto tutto l'impegno che il governo mette nel volerli eliminare, fino a quando si renderà conto di esser sempre stato dalla parte sbagliata della barricata. il tutto inizia con la vista di una donna la quale preferisce bruciare insieme ai suoi libri piuttosto che abbandonarli. follia pura?

si ritroverà a unirsi a uomini di pensiero, professori universitari, scienziati, studiosi i quali, vivendo ai margini della società, custodiscono i libri nelle loro menti per non rischiare la vita e poter trasmettere un giorno (non troppo lontano, si vedrà) la conoscenza alle genti fino a quel momento lobotomizzate.

"...E quando la guerra sarà finita, uno di questi giorni, o uno di questi anni, si potranno riscrivere i libri, e la gente sarà chiamata, le persone verranno a una a una a recitare quello che sanno e noi ristamperemo ogni cosa, fino a quando le tenebre di un nuovo Medio Evo non ci costringeranno a ricominciare tutto da capo. Ma questa è la cosa meravigliosa dell'uomo: che non si scoraggia mai, l'uomo, o non si disgusta mai fino al punto di rinunciare a rifar tutto da capo, perché sa, l'uomo, quanto tutto ciò sia importante e quanto valga la pensa di essere fatto."

è un libro da leggere assolutamente, senza se e senza ma, non ci sono scuse per non farlo e sono contenta di averlo letto, questa volta fino in fondo.
anche questa volta, come tante volte, grazie ad A. 😘

adesso vado avanti con Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino, iniziato ieri sera e che penso porterò avanti in questo fine settimana, visto che da più parti del mio corpo mi si sta chiedendo di fermarmi e riprender fiato.

Love,
MC

09/12/2016

+42 *** MEZZANOTTE E CINQUE A BHOPAL *** H.MORO - D. LAPIERRE (o della fine del quarantaduesimo libro nel 2016)

non avrei mai pensato che un fatto di cronaca potesse appassionare come un romanzo.

si parla del come si sia arrivati alla catastrofe ambientale, medica, umana e psicologica che ha colpito Bhopal e la sua popolazione nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, in seguito alla fuoriuscita di una nube tossica dalla fabbrica americana Carbide, produttrice di pesticidi.

non saprei riportare in poche parole i fatti, preferisco rimandare a questo link, ma quello che so è che ho provato un senso di vergogna nel constatare, non per la prima volta, che il genio dell'uomo può portare a innovazioni meravigliose per il benessere e il progresso delle persone, come provocare disastri e danni ingenti, a lungo termine, impensabili, per quelle stesse persone.
per cosa? sempre per lo stesso motivo. i soldi.
che di per sé non fanno male, non sono dannosi. il danno lo provocano quando, per risparmiarli, non si rispettano le norme di sicurezza, non si formano i lavoratori come si dovrebbe, non si dice la verità, tutta la verità, nient altro che la verità...

sarà moralismo il mio, ma sempre lì torniamo.
se nel piccolo fare le cose fatte bene paga, se ne possono godere i frutti dopo, non varrà lo stesso nel grande? io credo di sì. tanto poi, in un modo o nell'altro, tutti i nodi vengono al pettine, che ci piaccia o no.

continuo ad avere carta per le mani, nonostante abbia interessanti ebook in attesa nel Kobo.
ieri sera ho iniziato Comédia infantil di Henning Mankell, sempre, ancora, dalla libreria delle zie di Genova.

Love,
MC

03/07/2014

HUNSUNG HERO - THAI LIFE INSURANCE (ovvero: come la pubblicità può farmi piangere!)

mi è arrivato questo video da mia mamma, a sua volta ricevuto da un amico e, porca paletta, mi ha fatto commuovere tutte e due le volte in cui l'ho visto.

uffa!

Love,
MC

30/05/2012

APPESI A UN FILO

siamo appesi a un filo. una una ragnatela appesantita dalla rugiada. bellissima da vedere, soprattutto in controluce, ma tanto fragile.
terremoti, alluvioni, incidenti stradali...

il mio pensiero va' a chi ha perso tutto, a chi ci ha lasciato la vita, a chi si vede portar via persone a cui vuole bene, a chi c'è rimasto sotto perché la struttura non era costruita secondo le regole previste, che forse tra tutte è la motivazione peggiore per dover accettare una morte.
come quella di chi perde qualcuno perché un matto, un asino, decide di girare al volante al momento sbagliato e cozzare frontalmente contro una macchina che va tranquillamente per la sua strada.

l'ho scampata.
non io, ma l'ho scampata dal perdere in una botta sola madre e nipote di sei anni e mezzo.
grazie alla cintura di sicurezza, grazie a un po' di fortuna, grazie soprattutto agli angeli custodi, si sono solo sfasciate due auto, c'è qualche livido, un po' di shock e un bel collare per due mesi a un collo che se avesse preso una botta diversa, magari qualche centimetro più sotto, si sarebbe spezzato e ciao.
siamo fragili eppure sempre straconvinti della vita, trincerati dietro pensieri della serie queste cose capitano agli altri, come se fossimo supereroi di fumetti, invincibili ed eterni, fatti di gomma indistruttibile.
fragili, appesi a un filo, con la nostra vita anche nelle mani di chi ci sta intorno (per esempio quando siamo al volante) ma non so quanto e se ce ne rendiamo conto. io penso di rendermene conto poco e solo quando succedono cose del genere, mi fermo e penso.
serve, sicuramente. ma dura poco, troppo poco se paragonato al prezzo che si paga per un attimo di distrazione.
tocca tenercela stretta, questa vita. e custodirla. per noi e per gli altri.


Love,
MC

07/11/2011

DI LAVORO E PENSIERI GIA' PENSATI

ultimamente scrivo poco, scrivo meno.
ultimamente mi sembra che le ore che ho a disposizione nella giornata si siano ristrette, come una maglia infeltrita, che se anche sull'etichetta c'è scritto Taglia M, in realtà è diventata una S. perchè hai fatto qualche casino col lavaggio, perchè sei ingrassato. fatto sta che ti sta stretta.
a me le 24 ore di ogni giorno spesso sembrano non bastare.
questa mattina, però, mi sono messa sotto a un'ora decente e adesso, alle 10.35, ho già fatto tutto quello che volevo. quasi. mi manca il lavaggio del cervello (lo shampoo) ed è fatta. ma dopo queste due orette tra i fornelli, mi sono seduta un attimo ed eccomi qui.
ultimamente, dicevo, le ore mi sembrano non bastare mai.
soprattutto arrivo alla fine di quelle concesse ogni giorno che non sono particolarmente soddisfatta.
non so se è per l'aumento di ore sul posto di lavoro (una, in realtà, lavoro part-time cinque ore al giorno) o altro.
penso però che l'aria che si respira ultimamente là, tra quelle quattro mura, al terzo piano di quel palazzo decisamente poco bello sulla Via Cristoforo Colombo...non sia rilassata come, invece, è stato fino a un paio di mesi fa. o come sicuramente potrebbe essere.
non parlo di ore che devono per forza passare piacevolmente - per me un lavoro è piacevole quando è il lavoro dei tuoi sogni, quello per cui la mattina ti alzi non vedendo l'ora di cominciarlo, quello che avevi in mente da bambino. nel mio caso sarebbe passare l'inverno sulle piste da sci insegnando a sciare, guardando il sorriso della gente venire da qualcosa che la rende veramente felice...
non parlo di ore che debbano esere sempre e comunque leggere, distensive e allegre. a volte capita, sì, ma sono giornate particolari.
non vorrei, però, nemmeno parlare di voglia di fuggire anzichè entrare quando è ora; o voglia di arrivare alla fine delle ciqnue ore il prima possibile; o contare i giorni che mancano alle prossime ferie; o sentirsi degli emeriti deficienti perchè ti ci fanno sentire, quando invece basterebbe conquistarsi la stima dei collaboratori dimostrando autorevolezza e capacità anzichè usare parolacce (sì, proprio quelle) per rendere più efficace un cazziatone.
invece di questo devo parlare.
non è bello vedere il proprio capo solo come il tramite delle comunicazioni dall'alto, come quello che ti approva le ore di straordinario che chiedi, come colui il quale da l'ok alla richiesta di ferie, permessi e cambi turno. come uno che sta lì per cliccare sul mouse e basta, quindi.
non è bello. solo che, con tutta la buona volontà, quando chi ha anche questo ruolo non fa altro per guadagnarsi la stima del suo gruppo...c'è poco da fare.
c'è veramente ben poco da fare.

l'ho già detto altre volte e il fatto di poterlo ripetere, significa che le cose non vanno bene.
in questi anni di lavoro, pochissimo ho imparato dai miei capi, lavorativamente parlando. tanto, invece, è stato il bagaglio che mi hanno lasciato -e continuano a lasciarmi, purtroppo per il mio capo attuale- che mi porterò dietro e terrò come formazione personale se mai un giorno dovessi coordinare dei lavoratori. poche cose, ma chiare: mi hanno insegnato come NON gestire i collaboratori, cosa NON dire, come NON dirlo, cosa NON fare.

peggio per loro.
tanto meglio per me.

20/07/2011

DI AFFIANCAMENTI E FEEDBACK




da qualche giorno mi sento come estraniata dal mondo. lontana, distante.
la vita è rimasta uguale, sempre tranquilla e contornata da quell'aria di rassicurazione importante che l'ha caratterizzata fino ad ora, soprattutto quando mi trovo tra le braccia del maritopreferito, eppure questa mattina qualcosa non mi sconfinfera.
già il fatto di aver iniziato e conitnuato a scrivere in prima persona, dopo mesi di quipresente...
sarà un segno? bello o brutto non lo so, e non so nemmeno se è un segno...

oggi al lavoro, appena arriverò (alle 17) mi aspetta il feedback da parte del mio coach, del manager (ma vogliamo parlare italiano? e che cavolo!) e di un altro cristiano a me sconosciuto, come completamento dell'affiancamento svoltosi ieri e venerdì.
pare che sui 130-140 clienti che quotidianamente ci chiamano (e a cui, nelle 12 ore di servizio, rispondiamo in 14) ce ne siano ogni giorno un paio non molto contenti del servizio. questo, però, è a trecentosessanta gradi e agli stessi gradi è il questionario al quale i nostri beneamati fornitori di stipendio rispondo il giorno dopo averci contattati. quindi, visto che prendersela con i ripetitori della rete, per i nostri capi, pare brutto....si scatenano sugli operatori. come se di vaff*****i non ce ne prendessimo già abbastanza ogni giorno! così dalla settimana scorsa sono iniziati gli affiancamenti a tappeto, che altro non sono che il coach seduto vicino, con le cuffie, per sentire sia noi che il cliente dall'altra parte del filo...

non sono in apprensione, però, per questo feedback mi sono anche fatta istruire da un collega sindacalista, su quello che potranno dirmi o meno per non entrare nel campo minato del mobbing. li aspetto al varco, senza nessuna ascia in mano ma certamente non smarrita.

vedremo.

18/03/2011

PAURA NUCLEARE

c'era da aspettarselo.
sondaggi alla mano, rovinosamente negativi negli ultimi mesi, il governo italiano e il suo capo, ascoltando le notizie sempre più tragiche che vengono dal Giappone e la paura che si dissemina nel mondo -e quindi anche in Italia- ha deciso di prendere tempo. una pausa di riflessione, ovvero: diciamo che ci ripensiamo perchè è quello che la gente vuole sentirsi dire.
dopo che mezza Europa vuole mettere il punto, dopo che siamo qui in attesa dell'esplosione definitiva, dopo che governo&Co hanno iniziato a farsela sotto perchè gli italiani su certe cose non li freghi e forse-forse al referendum andranno a votare l'abrogazione del nucleare, alt, fermi tutti.
è sempre così: pensano e dicono quello che la gente vuole sentirsi dire per stare tranquilla, per dormire tranquilla, per non vedere la realtà.

e la quiprsente è sempre più schifata.
una cosa è certa: fino alla morte potrà dire di non aver mai contribuito col voto e col pensiero alla vita "politica" di quello là.

...e inserisce questa lettera di Adriano Celentano, che dice le stesse cose che lei vorrebbe urlare in faccia a quello là.

29/12/2010

PENSIERI BLOCCANTI


questa mattina mi sono fatta coraggio e ho chiamato.
è sempre così. ogni volta che si avvicinano i controlli di routine per un paio di punti d'attenzione che non destano preoccupazione ma che sono da osservare di tanto in tanto, mi blocco.
scaccio il pensiero, tentenno, rimando, faccio finta di ignorare, di non doverlo fare, ma dura poco, anche perchè dovendolo fare, se non lo faccio io non me lo fa nessuno. anzi. sentirmi dire hai chiamato? è ancora peggio.
così ho iniziato la settimana scorsa, con la prescrizione delle impegnative da parte del medico di famiglia, tanto per fare una cosa alla volta e prendere confidenza con l'idea. poi questa mattina ho preso e chiamato e adesso, con due appuntamenti scritti sul calendario, già mi sento più tranquilla.

e poi questa volta per il prelievo del sangue c'è una congiuntura di numeri interessante: ticket già pagato per l'11.01.11, con il numero 001.
qualcuno mi ha detto di giocarmeli.
hai visto mai?

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