in banca, la quipresente in coda per il bonifico di caparra per le vacanze estive. due persone davanti.
quando anche la seconda si è apprestata ad allontanarsi dal banco, ecco che entra un crocicchio di persone, 4 o 5. una di queste, un signore sulla cinquantina, senza guardarsi intorno va diretto verso il banco. io mi alzo per farmi vedere (anche se lo spazio non era certo quello di piazza san Pietro a Roma...) e percepisco il pelo rizzarsi, la frase stizzita "scusi, tocca a me" pronta a uscire, le unghie pronte a colpire oltre che un bel giudizio già piantato nel cervello della serie è arrivato il furbo che pensa di non fare coda, noi invece siamo gli scemi che aspettano il loro turno.
il tempo di provare queste emozioni e il tipo in questione si è allontanato lasciandomi campo libero.
tornando a casa, in quei 5 minuti a piedi che la separano dalla filiale della banca di famiglia, ho riflettuto su questo episodio e quello che ho provato.
un po' mi ha spevantato. siamo sempre troppo tesi, troppo pronti ad azzannare, a colpire l'altro il quale è a volte in torto pieno -e un'azzannata ci starebbe anche tutta ma non è certo giustificabile- a volte nel giusto e legittimo ma noi, a prescindere dallo stato dell'altro, tendiamo i nervi. non possiamo farci calpestare, non possiamo passare per scemi e mollaccioni, quelli che si fanno fregare facendosi passare avanti in coda in baca o dal panettiere. quindi meglio rizzare il pelo comunque. facciamo sempre in tempo, non sempre per la verità, a riappiattirlo.
invece no. non mi è piaciuta la mia reazione e questo istinto bestiale latente. e la soluzione non è esplicitarlo sempre, comunuque e in qualsiasi modo esca -come invece madre tv insegna quotidianamente- ma gestirlo al meglio, facendo in modo che il pelo non sia una reazione immediata a quello che occhi e orecchie percepiscono quotidianamente. bisogna pur difendersi in qualche modo!