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14/06/2017

LA CHIESA DI PERA DI FASSA

qualche sera fa mi è tornata in mente la "nuova" chiesa di Pera di Fassa.
non so perché, ma mi è tornata in mente.

l'ho frequentata, insieme alla mia famiglia, negli anni 1988-1992, sempre nel mese di agosto, quando andavamo in vacanza in montagna per un mese intero. allora mi sembrava un tempo lunghissimo; bello, pieno, ma lunghissimo. ora pagherei oro per rifare vacanze di un mese.

la chiesa nuova
insomma, mi è tornata in mente la chiesa del paese, i suoi colori, la struttura...

ricordo che andavamo sempre alla messa del sabato sera per goderci appieno la domenica, che fosse programmata o meno una gita, e quindi a occhio e croce l'appuntamento sarà stato sempre intorno alle 17.30-18.00...
rivedo il cemento del pavimento, dei muri, il legno rossastro delle panche e delle finestre, il rivestimento delle candele dell'altare (che da lontano sembrava essere di cera e ricordo che in testa mi domandavo di continuo ma come fa a non consumarsi la cera, se la candela è accesa? 😅); le larghe vetrate alte, da cui vedevo un pezzo di cavo della seggiovia vicina che saliva a Ciampedie e, se ancora in funzione, vedevo anche passare di striscio un sedile da due posti che saliva...

solitamente quando uscivamo, vista l'ora, era freschetto e ho chiarissima in mente la scena di una volta in cui i miei si fermarono a parlare con un signore, guida alpina, che per combattere il freddo batteva i piedi uno contro l'altro, calzati un due scarponcini da trekking. ma tu guarda cosa ci si stampa nel cervello! 😁
la chiesa vecchia

la chiesa la raggiungevamo a piedi, era a 5 minuti da casa, quindi spesso dopo le docce post-gita uscivamo di nuovo a piedi per andare a messa: un po' di defaticamento non ha mai nociuto a nessuno!
altre sere, durante la settimana, i miei genitori andavano a messa mentre io e mio fratello (avevamo 10 e 14 anni...) restavamo a casa a giocare a carte, in attesa del loro ritorno.

non so perché mi sia tornato in mente questo luogo specifico di Pera, non c'è un motivo particolare, eppure è stato un ricordo piacevole quanto inaspettato. mi sembra tutto così lontano. anni e anni fa. ma tanti anni fa: quest'anno saranno trentuno anni dalla nostra prima vacanza in Val di Fassa...
brrrr

Love,
MC

14/08/2016

+25 OUTLANDER - CANNONI PER LA LIBERTA' *** DIANA GABALDON (o della fine del venticinquesimo libro nel 2016)

sono ripetitiva, me ne rendo conto, ma non potendo descrivere niente di quello che succede per rispetto verso chi non sapesse ancora nulla di questa storia, mi limito a dire che:
- novità e colpi di scena in questo undicesimo libro non mancano;
- Jamie e Claire stanno affrontando cose tali che a al giorno d'oggi altri si sarebbero già sparati in autonomia piuttosto che vivere cose del genere;
- non ho proprio idea di cosa potrò trovare nelle prossime pagine di Destini Incrociati.

sì perché, come sempre da mesi a questa parte, finito uno avanti l'altro.
ho ancora la scorta dei libri delle zie di Genova presa a maggio praticamente intatta, non ho toccato quasi niente se non un paio di romanzi.
non ci posso fare niente, sono a un punto in cui devo arrivare fino in fondo (o, almeno, al fondo attuale, visto che zia Diana ne ha concepiti altri due, 'sta disgraziata!) e così tutti gli altri autori devono attendere.
non riesco a fare come dopo i primi tre, in cui mi sono imposta io stessa una pausa per non morire fagocitando la storia!

Corvara - Alta Badia
siamo tornati oggi pomeriggio da una dieci giorni in Sudtirol, finiti troppo velocemente eppure intensi, nonostante il tempo non sia sempre stato meraviglioso come ieri, quando siamo riusciti a fare l'ultima gita con una luce ed un cielo splendidi...
seguiranno specifiche, ora vado che domani si va al mare; cercherò di prepararmi psicologicamente, visto che martedì mi tocca ricominciare al centro di ascolto (=torno al lavoro).

Love,
MC

05/08/2016

DOVE IL GASOLIO COSTA MENO (almeno un pochino...)

siamo arrivati ieri, qui, a otto chilometri dal confine con l'Austria...dove siamo andati a fare il pieno di gasolio e abbiamo risparmiato circa 9 € sul totale, il che non è poi così poco, considerando il numero di pieni che si fanno in un anno.

a 10°C da questa mattina, non ci scoraggiamo, visto che il freddo conserva e che, diciamocelo, preferisco star qui con scarpe chiuse, pile e k-way piuttosto che a sudare di far niente a Roma! :-)
oggi abbiamo perlustrato Vipiteno e scoperto che esistono yogurt che "in Italia" non si sono mai visti...e che ovviamente sono bontà assolute! 

scrivo dal cellulare, visto che la rete wifi per il pc vacilla e a tratti é disponibile e a tratti no e non ho idea di come questa pagina si presenterà...

Love, 
MC

24/03/2016

+9 e +10 *** LA MAESTRA *** ELENA MOYA + LE DUE RAGAZZE CON GLI OCCHI VERDI *** GIORGIO MONTEFOSCHI (o della fine del nono e decimo libro nel 2016)

La maestra è stato un nostro regalo alle zie di Genova, entrambe maestre, in servizio permanente effettivo per quarant'anni; hanno visto varie riforme scolastiche, da quelle migliorative a quelle orrende...
glielo regalammo proprio per quella che è stata la loro vita e quello che era il titolo di questo romanzo che, devo dire, mi è piaciuto.
una storia di educatori di vario tipo, da quelli scolastici a quelli familiari (i genitori), che combattono per i loro ideali, a volte discutibili, molto più spesso rispettabili e positivi.
credo che l'autrice abbia messo parecchio del suo, a iniziare dalla nazionalità dei vari protagonisti, spagnoli e inglesi, lei che è spagnola e vive in Inghilterra da anni...

Successivamente ho letto Le due ragazze con gli occhi verdi, romanzo di tutt'altra radice, ambientato a Roma tra la metà degli anni Cinquanta e fino alla fine degli anni Novanta.
è la storia di tre generazioni, con il protagonista Pietro prima adolescente, poi giovane uomo e adulto, che ama. ama incondizionatamente e per sempre (è il caso di dirlo) Laura, unico vero amore della sua vita.
un romanzo a tratti lento, ma che mi ha colpito anche perché ambientato in posti che conosco, che ho visualizzato mentre leggevo.
finale inaspettato, romantico ma drammatico allo stesso tempo.

un bel romanzo per astrarsi dalla realtà di una Roma del duemilasedici che desta spesso preoccupazioni di vario genere...

adesso ho preso in mano Nessun uomo è un'isola di Thomas Merton.
e andiamo avanti.

Love,
MC

13/03/2016

+8 *** TEMPESTA *** LILLI GRUBER (o della fine dell'ottavo libro nel 2016)

lo sapevo che questo libro sarebbe durato poco.
lo sapevo perché conosco la Gruber scrittrice e perché mi era successo lo stesso con Eredità, di cui Tempesta è la prosecuzione.
molto brava a raccontarci la storia della sua Heimat, così come forse nessun libro di storia riuscirà mai a (voler) fare, dal 1939 circa alla fine della guerra.
mi ha impressionata la figura di Hella, nel '36 al congresso del partito nazista a Norimberga e dopo gli anni della guerra, prima ancora della fine di tutto, così rassegnata al punto di...

bello e coinvolgente.
da leggere.

adesso prenderò in mano La maestra di Elena Moya, che abbiamo regalato alle zie di Genova a Natale 2014 e che mi hanno passato, così come Tempesta era stato un regalo di Natale a loro!

la mia influenza continua con una fastidiosissima tosse e una voce-non-voce, per la quale non so come farò mercoledì a parlare in ufficio...me ne preoccuperò tra un paio di giorni.
intanto leggo.

Love,
MC

27/02/2016

NIENTE LIBRI, SOLO PAROLE

sono ancora alle prese con la lettura di Il seme sotto la neve di Silone. ostico anche questo. non c'è nulla da fare, io e questo autore non andiamo d'accordo. non voglio però lasciarlo a metà, mi disturba, voglio arrivare in fondo comunque, come volessi dargli speranza fino all'ultimo. chissà, magari a tre quarti di libri mi si aprono gli occhi e mi esalto!
oggi quindi niente recensioni, solo qualche chiacchiera tra me e me qua sopra.

allora, febbraio è agli sgoccioli e la nota maggiormente dolente di tutto questo è che domani, DOMANI, saremmo partiti per la settimana bianca a Bardonecchia se per n motivi non avessimo dovuto disdire e rinunciare, con revoca delle ferie ed enorme abbattimento morale da parte della sottoscritta.
quest'anno avevo proprio bisogno fisico di sciare, di avere un orizzonte lungo davanti agli occhi, lontano, con vette innevate e cielo, rocce e piste, rumore di lamine e di seggiovia in funzione...

vari i motivi della disdetta e una sola, da parte mia, la spiegazione valida alla quale mi sono aggrappata per non dispiacermi troppo, ovvero: le Alpi restano lì (o le Dolomiti, pure lì andremo!).
ci siamo detti che il 9 gennaio 2017 faremo di tutto per stare là, sulle piste di uno dei due paradisi dello sci, quando tutti se ne saranno tornati a casa dalle vacanze di Natale.
il nostro primo programma per il 2017 è questo, bello e pronto.
un solo "imprevisto" potrà impedirci di farlo. se sarà, lo chiamerò col suo nome quando si verificherà.

infine in questi giorni sono fissata con due canzoni: Mille volte ancora di Max Gazzè e Un giorno mi dirai degli Stadio, vincitori di Sanremo 2016.
le ho su Spotify ed è un continuo metterle e rimetterle, come mi succedeva da adolescente con le canzoni di Celine Dion!
la prima è amore vero, disperato e lasciato, la seconda è un papà che parla alla figlia, ed io, che non sono ancora mamma, ascoltandola penso a  mia nipote e mi commuovo.

Love,
MC





17/01/2014

NESSUN LIBRO FINITO, OGGI...

...solo pensieri sparsi.

alle 15 devo uscire per andare a lavorare.
sono pronta al 50%, ovvero la basica ristrutturazione del viso, che andare in società così come sono quando sto a casa, pare brutto (per chi guarda, ovviamente!), mi manca di vestirmi e son pronta.
pronta... pronta è un parolone.
ho una pigrizia fisica, oggi, da far paura.
è venerdì e mi sento come se fosse lunedì, il che corrisponde quasi al vero visto che domani sarà il secondo sabato lavorativo di fila, per di più con un turno becero: 13-18.
lunedì, però, faccio 16-21. vuoi mettere che fine settimana rilassante! ah sì sì, da morir di relax, signora mia.

ho fatto un giro per il web per constatare con profonda tristezza che da queste parti la neve è latitante, o per meglio dire latipoche.
a Ovindoli è una tristezza infinita, l'ovovia parte sulle pietre e se va bene la neve c'è solo sulle piste, con il marrone tutto intorno. Signur!

sulle Alpi, invece, è tutto un nevicare ed io penso ogni giorno a quanto mi farebbe bene vivere a due passi dalle vette dolomitiche, sempre loro, sempre le amate.

siamo qui, invece, e va bene lo stesso.
ma nella prossima vita nasco altoatesina, ve lo dico!

Love,
MC

23/07/2013

...E CHI L'AVREBBE MAI DETTO!

noi sicuramente no.
almeno, fino a ieri non l'avrei detto, non l'avremmo detto.

cos'è successo: a circa metà marzo io e il maritopreferito ci siamo organizzati, come ogni anno, in una ricerca di mercato per una casa in montagna, questa volta in Val di Fassa. ci piace poter scegliere, se possiamo, quindi iniziamo presto!
richieste, proposte, valutazioni, scelta.
bene, deciso.
due settimane ad agosto a Pozza, casa per due, vicino al centro del paese ma fuori dal casino, in mezzo alle prime Dolomiti che conobbi, tra il 1988 e il 1992.
ci volevo tornare per proprio per questo.


vita tranquilla per mesi, pensandoci ogni tanto, aumentando la frequenza dei pensieri con l'avvicinarsi del caldo da cui ripararsi, pensando a quali gite fare e quali no, per quest'anno, e ancora a quali ripetere, come praticamente ogni anno, perché sì, la ferrata Tridentina non possiamo non farla!

poi un bel giorno di luglio trovo una chiamata persa da mia zia, la sorella maggiore di mia mamma.
il lungomare di Ile Rousse
strano, penso, che mi chiami sul cellulare!
la richiamo dopo parecchie ore e mi trovo davanti una proposta: ciao nipotina! la casa di Ile Rousse si è liberata, chi ci doveva andare, non può più, abbiamo chiesto a tizio e caio, ma nessuno può: non è che vi va di venirci? noi saremo nell'altra, ma state tranquilli, non vi disturberemo!

il maritopreferito non c'era, io ero ancora al telefono e mi vedevo già in costume e infradito di giorno, e pantaloni di lino e canottiera di sera, a passeggiare sul lungomare a 1 metro sul livello del mare, che se ti va di rinfrescarti i piedi o preferisci camminare sulla sabbia, salti giù e sei in spiaggia.
erano anni che ci pensavo, il maritopreferito non c'è mai stato ed io, in vacanza  a casa della zia ci sono stata una volta sola, l'ultima, ben 18 anni fa, nel giugno del '95.

la proposta era troppo bella, pronta, impacchettata e ad hoc per noi. un regalo inaspettato. nessun lato negativo rispetto all'andare in Val di Fassa, se non la perdita della caparra ma che, sommata alla spesa del viaggio per la Corsica A/R, è sempre molto meno rispetto alla spesa totale del solo alloggio a Pozza.

tre giorni di pensamenti, di idee, di accettazione (soprattutto da parte del maritopreferito) dell'avere il costume addosso e non i pantaloni da trekking per queste vacanze 2013...ma poi alla fine abbiamo colto la palla al balzo e via!
la Corsica è sempre lì', così come il Trentino. ma a 18 anni dall'ultima volta e a 5 dall'ultima vacanza marinara da quando siamo sposati...beh, si può fare!

Love,
MC


15/07/2013

MENO TREDICI

Sassolungo e Sassopiatto - photo by Antonella
ebbene sì: sono tornata due giorni fa da una settimana di ferie, ma sono qui che conto i giorni.
con la giornata lavorativa appena conclusa, ho davanti ancora 13 giorni di lavoro effettivo, che per la precisione equivalgono a 65 ore di distanza tra me e le prossime ferie, quelle serie, quelle vere, quelle refrigeranti.

si può fare, ma sarà per questo o per qualcos'altro, oggi il pomeriggio m'è sembrato avere una durata di 90 ore, e non 5...

ce la posso fare.

Love,
MC

11/10/2012

BRUTTURE IN MONTAGNA - foto pubblicata su MONTAGNE360

io e il maritopreferito siamo iscritti al CAI, Club Alpino Italiano.
un po' per passione, un po' per sostenerlo, un po' perché, diciamolo, se sei socio e ti rompi un piede mentre sei in montagna e non puoi che tornare a valle in elicottero, il servizio è gratis (mentre se non sei socio, tornato a casa te lo paghi!). facciamo però che questo ultimo servizio non ci servirà mai e guardiamo solo al lato romantico della faccenda!
una conseguenza dell'essere iscritti, è l'abbonamento mensile alla rivista Montagne360.
sull'ultimo numero di ottobre 2012, un invito era rivolto ai lettori: inviateci foto di brutture in montagna, le pubblicheremo.
e così m'è venuto in mente di un'atrocità vista quest'estate a 2000 metri, nel cuore del cuore dell'Alta Badia,
all'arrivo dell'ovovia Piz Laila, sull'altipiano di Pralongià.

oltre agli enormi giochi per bambini che abbiamo trovato francamente eccessivi (non può diventare tutto un parco giochi, anche un prato a 2000 metri!) c'era anche un porco SUV BMW sottovetro, a rovinare il panorama sul massiccio del Sella.

Così ho preso la foto e l'ho inviata. verrà pubblicata, mi hanno mandato pochi giorni fa la versione pdf del prossimo numero di Novembre.

sarebbe stato meglio essere scelti per un magnifico panorama incontaminato, ma penso che sia una bella iniziativa del CAI: forse si prenderà coscienza che non possiamo rovinare una vetta o un prato o un lago o cosa con un traliccio o una cava o un cantiere o una malefica macchina messa lì per qualche migliaio di Euro.

vedere questo SUV lassù ci ha stupito, vista la famosa (e giusta) attenzione che gli altoatesini riservano al paesaggio che hanno, di cui vivono e che li ha resi abitanti di un paradiso dichiarato Patrimonio dell'Unesco...solo che anche qui, è altro che evidente, gli euri hanno dato alla testa!
peccato, lo facevamo più intelligenti e, visto che in casi come questi servirebbe, più intransigenti!

Love,
MC

19/08/2012

LA MIA ESTATE 2012


questa me la ricorderò come un’estate così, quella di tutte queste cose:

-          prima tripletta in quel di A. in provincia di Belluno, a 1600 metri, ma dal prossimo anno vediamo: anche se siamo appena tornati mi sta venendo voglia di mare (forse. anzi, no)
-          per la prima volta in vita mia ho dovuto fare i conti con i limiti muscolari, che mi hanno fatto sudare più del solito e messo alla prova con recuperi lunghi e lenti come non ho mai avuto
-          crisi davanti a una salita, con la paura di aver perso l’entusiasmo dell’alta quota
-          i prati verdi, gli abeti e le rocce chiare
-          il ghiacciaio della Marmolada sempre meno esteso, sempre più sciolto, che mi ha fatto venire i brividi e paura per il futuro
-          alcune gite mai fatte prima e fatte finalmente quest’anno
-          i nipoti addosso, sulle spalle, sulla schiena, in braccio, negli occhi, nel cuore
-          un patrimonio mondiale dell’Umanità intorno, che vallo a trovare un paesaggio simile
-          le Olimpiadi di Londra 2012
-          le cartine e i libri, anche per questa volta in parte presi in prestito dalla libreria di mio padre, su cui ho però dovuto prendere consapevolezza che sono da cambiare: venticinque anni sono tanti e in questo tempo i sentieri cambiano
-          le partite a scala quaranta
-          tre giorni di ferie presi prima della partenza effettiva: la mossa più intelligente che abbia potuto mai fare in fase di programmazione ferie annuali
-          un’estate da privilegiati: a quanto dicono le statistiche sei italiani su dieci sono rimasti a casa, quindi noi siamo tra gli altri quattro
-          la voglia struggente di tornare qui moltiplicati, il prima possibile
-          le lacrime di Alex Schwazer, che fanno più effetto stando qui, quasi dietro casa sua
-          il letto col piumino, il pigiama invernale, i calzini per dormire
-          le Dolomiti rosa all’alba e al tramonto
-     il ritorno in trincea lunedì mattina alle 9, e la presa di coscienza che peggio non potrebbe essere

Love,
MC

      (foto mia, vista del gruppo del Catinaccio Rosengarten dal Passo Pordoi)

03/08/2012

LISTA DI PENSIERI

- la maggior parte delle cose impacchettate, pronte da portare in macchina
- il caldo soffocante, che ormai ha sfracassato abbastanza, che ci sta stendendo ma che da domani ci lasceremo alle spalle (tiè!)
- la semifinale olimpica della sciabola maschile su Rai2
- il ventilatore che gira su se stesso, illudendoci con una specie di frescura
- le batterie di Nikon, Canon e telecamera a caricarsi
- il gretest hits 1979-2002 dei Simple Minds in downloading, che se continua a questa velocità sotto 0, non faccio in tempo a masterizzarlo per portarlo in viaggio. uffa!
- le ultime magliette da portare su, ancora da stirare, e che se continua con questa temperatura non stirerò MAI se non quest'inverno
- il frigo semivuoto, per fortuna, davanti a un tavolo invece pieno zeppo delle cose da portar via
- una stanchezza profonda, che chissà perché arriva sempre il giorno in cui devi fare le valigie
- tutto ciò che riguarda il lavoro già dimenticato, non so più niente: password, procedure, orari, volti, nomi.... bello!
- il pieno di nipoti fatto ieri, con loro 14 ore, a giocare, mangiare e poi avanti a indietro per il Rainbow Magicland, con un meraviglioso giro sulle montagne russe più esaltanti mai viste, che battono Mirabilandia alla grande!
- il pensiero che oggi è già il 3 agosto, che questa estate 2012 mi sta volando via e che settembre mi cadrà addosso con tutto il suo peso inaspettatamente
- il pensiero, decisamente migliore, che sono in ferie e che ho davanti ancora 16 giorni!


Love,
MC



29/07/2011

E DOMANI SI VA


e domani si parte.
le valige sono fatte, con scarponi, pantaloni lunghi, magliette e canottiere da trekking, zaini, pile, piumini, calzini e calzettoni, macchine fotografiche (serie e da tasca!), cartine, cd pronti con una new entry fresca fresca fatta ieri...
il maritopreferito è già giù che sistema qualcosa in macchina, che domattina se riusciamo ad essere fedeli al programma, alle 4 si accendono i motori e si va.
via, si va.
non è che me ne stia molto rendendo conto. questo luglio è volato, passato senza che quasi me ne accorgessi, scivolato tra le mani, pur con tutta la sensazione di lungaggine che i casini lavorativi solitamente portano con sè (e che hanno effettivamente portato).
oggi in ufficio è stato un conto alla rovescia fino alle 13. alle 12.59 declamavo con i colleghi "ragazzi un minuto mi divide dall'inizio delle ferie" e adesso quel minuto è passato e il resto delle ore è già inoltrato, nel pieno...e tra 24 ore saremo già a milleseicento metri, ragazzi.

love,
MC

30/12/2009

EROI E ANGELI


Per la prima volta da quando è a capo della protezione civile, sono d’accordo con Bertolaso: “Basta morti per colpa degli sprovveduti”, ha detto commentando la morte dei quattro volontari del soccorso alpino, ribattezzati “eroi e angeli” dai loro conterranei fassani, travolti da una slavina in Val Lasties, nel cuore del massiccio del Sella, a metà tra le province di Trento e Bolzano, accorsi lassù in cerca di due escursionisti (decerebrati) già travolti da una valanga.
Tante volte ho camminato (è proprio il caso di dirlo) in mezzo a quel massiccio, attraversando paesaggi lunari dai colori cangianti, tipici della roccia dolomitica. Lì la pendenza è molta e spesso, durante le mie escursioni, ho pensato che quei canaloni ripidi avrebbero potuto essere buonissimo pane invernale per i denti dei free-rider, per il fuori pista, per lo sci alpinismo. E infatti. Non ho niente contro chi scia fuori pista, io non lo faccio ma penso che, come ogni cosa, sia da fare solo se esente da rischi di qualsiasi tipo, per sé e per gli altri. C’è anche chi in pista, sulla neve battuta, corre come i bob da gara che sfrecciano a 100 e passa all’ora nel tunnel ghiacciato; più di una volta qualche sciatore (decerebrato) mi ha sfiorato passandomi sugli sci, facendo rischiare me e lui. Scontrarsi a quelle velocità sulle piste, può essere fatale. Lo è gia stato per qualcuno…
I due escursionisti del Sella erano stati avvisati, sapevano, l’allerta valanghe 4 su una scala da 1 a 5 era stata lanciata ma la testardaggine e la stupidità li ha spinti troppo oltre. Se lo sono meritato? No. Se la sono cercata. Un po’. Non per questo gli sta bene.
Peggiore per me è la morte di chi è andato a soccorrere qualcuno supposto già morto. Suonato il cellulare, hanno mollato tutto e sono andati. Coscienti di rischiare la vita, chissà se pronti fino in fondo a perderla veramente.
Uno dei soccorritori, Ervin Riz, era fratello di Martin, un altro volontario coinvolto nell’emergenza, scampato “volando sulla neve” come lui stesso ha dichiarato. Avevo conosciuto Martin insieme al maritopreferito (a quel tempo ancora fidanzatopreferito) alla Capanna Fassa al Piz Boè, piccolo rifugio a 3142 metri, cima più alta del Sella, che in estate gestisce insieme alla moglie. “…da giungo a settembre sono qui, in inverno faccio il maestro di sci e mia moglie lavora nell’albergo dei suoi genitori, a Canazei…” ci aveva raccontato la sera, dopo cena, con un bicchierino di grappa in mano…
Qualcuno sul web ha parlato del fratello Ervin, scrivendo “…la guida che nel 2005 mi ha accompagnato sulla Marmolada e che non dimenticherò facilmente…”.
E’ vero. La guida alpina che ti accompagna in vetta ti si imprime nel cervello.
Io ricordo perfettamente Germano, la guida alpina di Pozza di Fassa che accompagnò me e la mia famiglia in vetta alla signora delle Dolomiti il 29 agosto 1988. lo incontrassi oggi, lo riconoscerei subito e lo saluterei. Da più piccola della cordata (avevo 10 anni) avevo goduto del diritto di stargli attaccata per tutta la giornata, subito dopo di lui in cordata e solo per quel gesto, per quelle ore trascorse, per la totale fiducia con cui ci eravamo abbandonati alla sua guida per quel giorno, gli siamo stati e tuttora siamo immensamente grati.
Anche lui maestro di sci in inverno, fa parte del soccorso alpino e rischia la sua vita per salvarne altre. E non è perché Germano ci ha portati sulla vetta della Marmolada e mi dispiacerebbe, ma basta morti per colpa degli sprovveduti!

17/09/2009

CRONACHE DI VACANZE - 14

21 agosto 2009
Passo Valparola-Col di Lana-Pralongià-Passo Valparola

ultimo aggiornamento vacanziero.
non riusciamo a resistere alla tentazione di camminare anche il giorno prima di partire. una gita leggera, veloce, facile, defaticante quasi. il tempo bello ci chiama e non possiamo rispondergli standocene in casa, passeggiando per strade asfaltate o, ancora peggio, in casa a far valigie. a quelle ci penseremo questa sera.
partiamo quindi, ancora una volta diretti verso il passo Valparola. prima, però, ci fermiamo alla konditorei; la rinuncia del giorno prima di non comprare dolce per concludere la cena, aveva il suo motivo: fare colazione (la seeconda!) con krafen appena sfornato. e vuoi mettere...
con la pancia bella pienotta riprendiamo la strada e in breve arriviamo al parcheggio lungo la statale e imbocchiamo il sentiero numero 24. siamo soli. noi e le montagne, i prati, il sentiero scavato dall'acqua, i pini mughi attorno, l'umidità della notte che sale. questo stato di solitudine durerà praticamente per tutta la giornata, facendoci assaporare in maniera particolare la bellezza di questo paradiso in terra. il saliscendi ci accompagna fino a quando lasciamo alla nostra sinistra un bivio per il Col di Lana, lo stesso dove in Guerra italiani e austriachi se le diedero di santa ragione. noi proseguiamo in salita e ben presto la vegetazione sparisce e percorriamo una pietraia. gli occhi filano lesti tra le rocce: la vista, qualche giorno fa, di una bella vipera acciambellata in mezzo al sentiero, sulle pietre, è ancora impressa sulla mia retina e non vorrei imbattermi in altri esponenti della sua specie. l'inimicizia biblica tra la donna e i serpenti è realtà pura in me.
ci fermiamo a respirare e bere (il caldo è tanto e siamo sudati ovunque, anche sulle braccia), in silenzio. qui ci assale una sensazione di meraviglioso stupore e stiamo volutamente zitti. ascoltiamo il silenzio, definendolo rumore della Terra e proprio grazie a questo silenzio che riusciamo così bene mantenere, a pochi metri da noi una marmotta fa capolino dalla tana. si guarda intorno, sniffa l'aria, si gira e rigira e poi torna al riparo. riprendiamo a salire e in breve un fruscio ci raggiunge: un branco di sette-otto camosci corre, poco più in là. volano come il vento, forsennatamente, a rotta di collo giù per il pendio. quest'anno stiamo facendo il pieno di fauna montanara. proseguiamo e svalichiamo, riuscendo a vedere adesso anche il versante delle Dolomiti di Fassa e, anche questa volta, la Regina alla nostra destra.
arriviamo al bivio per proseguire per il rifugio Pralongià ma preferiamo continuare subito il giro per guadagnare tempo e arrivare prima a casa, che prima o poi queste valigie dovremmo pure iniziare a farle. la strada da lì fino al Valparola è bella, appassionante, un continuo cambiamento tra roccette, sentieri sdrucciolevoli, pietraie, vegetazione fitta. nonostante le previsioni, non ci sembra un'escursione così breve ma, come per tutte le altre fatte, meravigliosa per i panorami, anche qui sempre in evoluzione.
torniamo alla macchina e in breve ci troviamo a La Villa, a fare l'ultima spesa alto atesina di questo 2009. poi, stanchi ma felici torniamo a casa, fin troppo consapevoli di essere arrivati alla fine di questa permanenza bisettimanale in un posto veeramente paradisiaco dove, davvero, speriamo di poter tornare presto, e chissà che non sia per il prossimo inverno!

per vedere tutte le foto clicca qui

TRENTINO 2009

07/09/2009

CRONACHE DI VACANZE - 13

20 agosto 2009
Passo Falzarego- Piccolo Lagazuoi-Passo Falzarego


Durante la Prima Guerra Mondiale le montagne attorno al Passo Falzarego, dal Sasso di Stria al Castelletto sulla Tofana di Rozes, furono zona di fronte e ancora oggi sono visibili le tracce dei sanguinosi combattimenti. I due enormi coni di detriti ai piedi del Piccolo Lagazuoi sono stati aperti da esplosioni per mezzo delle quali Alpini e Kaiserjaeger cercarono di annientare le postazioni nemiche. E’ in corso il rinnovo di tutte le postazioni e di numerosi camminamenti, la riapertura di gallerie a la restaurazione di vecchi forti, sia austriaci che italiani…
Così parla la guida. Siamo incuriositi e vogliamo andare a vedere. Il maritopreferito vorrebbe scendere dal Piccolo Lagazuoi attraverso la galleria bellica, 1100 metri di tunnel scavati nella roccia, in parte attrezzati ma da percorrere con lampada frontale e caschetto. Non è per l’equipaggiamento in sé, abbiamo tutto. È la situazione che non mi convince. Qualche giorno fa, infatti, durante il giro delle Tre Cime, sono entrata in una galleria lunga sì e no 8 metri, con ben due feritoie abbastanza ampie e non ho provato una bella sensazione. Forse l’idea di avere roccia sopra, il fatto di non poter ergermi in tutto il mio metro e settanta, non so…ma mi sono sentita mancare l’aria e sono dovuta uscire, lasciando al maritopreferito il piacere di scattare foto, per altro molto suggestive, da quei buchi. È per questo, quindi, che non mi sento di percorrere un chilometro e più al buio, nel cuore della montagna. Non saremmo soli, il percorso sarebbe sicuro, ma tant’è non riesco ad affrontare la situazione: ho paura di bloccarmi nel bel mezzo della galleria e piantami lì. Decidiamo, quindi, di scendere dalla via normale ma una volta arrivati al bivio per il sentiero che porta al Falzarego, decidiamo che no, non possiamo tornare alla macchina in tarda mattinata, sarebbe poco dignitoso per chi il giorno prima ha fatto la Tridentina. E allora cambiamo itinerario e allunghiamo il brodo, passando oltre la linea austriaca, sotto la Tofana di Rozes. Lungo il sentiero troviamo trincee italiane ancora quasi perfettamente conservate, con tanto di pezzi di latta arrugginiti, filo spinato e ruderi di postazioni forse per gli ufficiali, in cemento. Non fosse per l’erba cresciuta tra le pietre e l’evidente senso di abbandono, si direbbero strutture sistemate lì non più di una decina d’anni fa. Poco oltre, sotto la Tofana, un piccolo altare di porfido ricorda un combattente trentino arruolato nelle fila italiane. Proseguiamo e cambiamo versante: ora vediamo le Cinque Torri, il Civetta e la Marmolada. Rivediamo il percorso fatto durante la prima gita, quando andammo al Nuvolao e scoprimmo questo meraviglioso versante dolomitico. Nella discesa riusciamo anche a riposare un po’ le gambe e le ginocchia correndo giù per un piccolo ghiaione, che ci fa divertire e accorciare le distanze tra il sentiero ripido e la carrozzabile che, per un bel tratto, ci accompagnerà quasi fino alla fine.
Ci imbattiamo ancora in ruderi bellici, vere e proprie strutture ampie, a due piani dove a detta del maritopreferito poteva trovarsi l’ospedale e, forse, il quartier generale. Proprio mentre siamo intenti nell’analisi storico-architettonica dei suddetti, ci imbattiamo nel sindaco di Roma, Gianni Alemanno il quale, a conclusione di una arrampicata in zona (pare sia un freeclimber e lì intorno vediamo su alcune torri, grazie al binocolo, alcuni alpinisti impegnati in discese in corda doppia), torna a CoVtina, dove sta trascorrendo le ferie, sul sedile posteriore di una jeep della Guarda di Finanza. Peccato non aver preso al volo la nikon per fotografarlo, peccato non avergli potuto comunicare, gentilmente, lo sdegno nel vederlo sottrarre al pubblico servizio un mezzo dello Stato, che noi paghiamo, che dovrebbe essere disponibile per qualsiasi emergenza (tanto più in montagna) e non certo per scarrozzare un sindaco in ferie, che non ha voglia di usare cambio e frizione della propria auto o pagarsi un taxi. Purtroppo si tratta di scene già viste in altre caldi estate, ma questa ci indispone al punto che fino all’arrivo al Falzarego diventa argomento di (viva) conversazione.
In breve arriviamo al parcheggio, liberiamo i piedi dai pneumatici da roccia e ce ne torniamo a Colfosco, per l’ennesima volta in queste vacanze, baciato dal sole.
Passiamo al maso dello speck per far spesa per noi e familiari senza, però, passare dalla Konditorei, questa volta: abbiamo programmi mangerecci per domani mattina!

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TRENTINO 2009

05/09/2009

CRONACHE DI VACANZE - 12

19 agosto 2009
Ferrata Tridentina.


Sveglia alle 6. Vogliamo uscire non dopo le 7 per arrivare all’attacco della via entro le 7.30…e sì che siamo a 15 minuti dal parcheggio per l’attacco, ma calcolando i tempi per la vestizione dell’imbragatura, la calzata di scarponi&co, constateremo di aver fatto i conti bene: alle 7:30 quasi precise ci agganciamo al chiodo e iniziamo la salita.
Questo tratto di ferrata non l’avevo mai fatto: le precedenti tre volte ero sempre partita dal Passo Gardena. Iniziamo presto, ma siamo comunque in buona compagnia, sia davanti che dietro. Subito prima di noi c’è una famiglia tedesca con tre figli, che avranno tutti tra i 10 e i 6 anni. La più piccola, costantemente sotto l’occhio vigile della madre, in fondo alla cordata, se ne va su come un ragnetto, andando qualche volta in crisi laddove il passo da fare è troppo lungo per le sue gambe. Mi rivedo, ancora una volta in quegli ormai famosi 20 anni fa, quando a 10 anni feci per la prima volta questa ferrata. Mio padre aveva teso tra me e lui un cordino supplementare, da utilizzare in caso di necessità, ma lui stesso racconta come non lo sentì mai tendersi e si trovò più volte, nei passaggi critici, a domandarsi come facevo a “passare di lì”. E così oggi guardo con tenerezza quella bambina con le trecce che spuntano sotto il casco da arrampicata, l’imbragatura e gli scarponcini di vibram e torno indietro col tempo e la memoria!
In tre ore arriviamo al ponticello sospeso, il mitico, che, superando una profonda crepa, congiunge la Torre Exner all’altopiano del Pisciadù e poi, velocemente, arriviamo al Rif. Pisciadù, dove ce la godiamo fino alle 12.30.

La discesa per la Val Setus è decisamente ripida, stretta e impervia, ma grazie al cavo fisso di cui usufruiamo in più punti e ai pneumatici nuovi di cui anche il maritopreferito è dotato, non abbiamo problemi. Incontriamo più di qualcuno che sale: volgendoci indietro e valutando il lavoro delle gambe in discesa, classifichiamo la Val Setus in salita più faticosa della ferrata, per cui ci diciamo che quando torneremo al Pisciadù, lo sarà sempre attraverso la Tridentina! E, visti i precedenti e l’amore che ci lega a questa ferrata, tante volte torneremo qui, altrettante saliremo questa torre!
Verso la fine del sentiero assistiamo ad una lite furibonda tra una coppia di ceki che ci precedono lungo il sentiero. La cosa ci diverte, facciamo finta di tradurre quello che si dicono e non possiamo fare a meno di notare che le litigate sono litigate a tutte le latitudini e pur non capendo un accidente, è evidente che non stanno parlando di cosa mangiare a cena o che gita fare domani. Arriviamo al parcheggio che ancora la discussione (dopo una buona ventina di minuti) è in corso ma non ci preoccupiamo più: liberiamo i piedi dai pneumatici da scalata e belli belli ci dirigiamo verso Corvara, alla Konditorei, per regalarci due fette di strudel per il dopo cena di questa sera. Arriviamo però troppo presto, la pasticceria è ancora chiusa e allora, per non tornare a casa e rischiare di non aver più voglia di uscire, non mangiando così strudel (non sia mai che si perde un’occasione di mangiare il dolce!) andiamo al bancomat per allungare il brodo e far arrivare così l’ora X e poter, tra l’altro, fare anche merenda con due belle fette di torta alla ricotta! E quando ce freghi?!?!

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TRENTINO 2009

04/09/2009

CRONACHE DI VACANZE - 11

18 agosto 2009

Prati. Domani Tridentina, per cui oggi decidiamo di pascolare, letteralmente, nella zona sotto l’oggetto dei nostri desideri che domani diventeranno realtà per la quarta volta, sia per la quipresente che per il maritopreferito! Si sta bene al sole, su un prato di erba e fiori, con il rumore del fiumiciattolo vicino, eppure mi sento così “strana”.
Non è che sia strano di per sé stendersi su un prato una giornata a prendere il sole. Fa strano l’essere a 1600 mt e comportarsi come al mare e non andare per sentieri o attaccati al cavo fisso. Non ci siamo proprio abituati a fare questo tipo di cose in montagna, ma abbiamo deciso di fare uno “strappo alla regola”. Per una volta si può fare

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TRENTINO 2009

03/09/2009

CRONACHE DI VACANZE - 10

17 agosto 2009
Giro delle Tre Cime di Lavaredo.

Mattinata splendida. Il temporale di ieri sera ha spazzato via tutto e dei tuoni e lampi è rimasto niente. Come sempre il Pisciadù lassù risalta, illuminato dal sole, bianco com’è. Partiamo da Colfosco con un cielo mai visto, che ci accompagnerà fino a metà giornata. Arriviamo a Misurina dopo una bella ora di strada, lasciamo l’auto vicino al lago omonimo e prendiamo l’autobus che fa servizio navetta fino al Rif. Auronzo (2320 mt). Alle 10 iniziamo a camminare e da subito capiamo che non saremo né soli né in discreta compagnia: una marea di gente è riversata sui diversi sentieri che conducono a quello che anche noi prendiamo. Sorpassiamo, raggiriamo. Siamo sotto le pareti sud delle Tre che da qui non sembrano nemmeno loro: decisamente sono famose per il loro versante nord. Lungo il sentiero (che per ora è una carrozzabile) ne vediamo di tutti i colori: scarpe da ginnastica con 1 mm di suola, scarpette da città…ma non sarà l’unica volta, purtroppo, in cui ci imbatteremo in persone mal equipaggiate per un’escursione in montagna, foss’anche su un tratto di carrozzabile come adesso.
In breve arriviamo alla forcella Lavaredo, da dove le Tre attirano naturalmente ogni sguardo, e iniziamo a scattare quelle che in tutta la giornata diventeranno 108 foto. Proseguiamo per il Rif. Locatelli alle Tre Cime (2405 mt) dove, vista l’ora, restiamo per una buona mezz’ora. Non siamo ancora in troppi, per adesso, anche se in breve si materializza una vera e propria colonna di escursionisti diretti verso di noi. Decidiamo quindi di andare a mangiare un po’ più in là, lontani dalla folla in arrivo, seduti su due cenge che sembrano state messe lì apposta, rivolte alle Tre. Torniamo al rifugio per due caffè: € 3,20. Che Dio li benedica!
Riprendiamo la strada per proseguire il giro quando ecco, incrociamo una coppia. Osservo lei, con un fazzoletto verde in testa; mi cade lo sguardo sul volto e la osservo: sembra Silvia, penso. Forse è lei. Per verificare la chiamo e lei si volge verso di me, mi guarda, mi scruta e mi riconosce. E’ lei! Incredule andiamo una incontro all’altra e ci salutiamo calorosamente! A darci appuntamento qui, avremmo dovuto fare dieci telefonate per dirci su quale pietra eravamo per riuscire a incontrarci! L’ultima volta ci eravamo viste attorno al 1998 a Roma. Entrambe sposate, di 10 anni più vecchie ma ancora identiche, soprattutto nella gioia di rivedersi da quell’ultima volta! Ci sembra di essere arrivate lì insieme o di esserci date davvero un appuntamento! Fermiamo il momento con due o tre foto digitali e, dopo esserci scambiati i contatti, ci salutiamo. Lungo la strada, ripenso al fatto e sorrido contenta, raccontando al maritopreferito aneddoti della nostra gioventù insieme, delle nostre risate (tante) dei nostri momenti di confidenza…e con questo episodio ancora negli occhi, penso a quante volte, inconsapevolmente, magari sfioriamo conoscenti e amici in luoghi lontani da quelli abituali dell’amicizia con queste persone, senza saperlo. Chissà quante volte sarà capitato senza che me ne sia accorta!
Arriviamo all’Auronzo e attendiamo l’autobus per ritornare a Misurina. Da lì, torniamo a casa in un’oretta. Anche per oggi una giornata meravigliosa in mezzo a
queste montagne favolose!

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TRENTINO 2009

02/09/2009

CRONACHE DI VACANZE - 9

16 agosto 2009
Giornata di pausa. Decidiamo di andare dritti all’obiettivo: cerchiamo scarponi per comprarli e, nonostante le apparenze comunque sempre tutte confermate, ci dirigiamo a CoVtina, sapendo di andare a botta sicura. Il tragitto dal parcheggio al centro è a dir poco nauseante: una passerella continua di macchinoni, SUV di ogni tipo, Ferrari, Lotus e Corvette, per non parlare dell’abbigliamento dell’umanità presente. Una firma continua, vestiti da Via dei Condotti e Montenapoleone, griffe, capelli appena fatti dal parrucchiere, manicure perfette…
Chissà quanti di questi soggetti sono a posto con il Fisco. Ce lo domandiamo, perché la sensazione non è proprio quella di trovarsi in un posto di onesti, con tutto il rispetto per chi frequenta la cittadina ed è integerrimo, ovviamente! Ci sentiamo alquanto fuori posto, e siamo ben felici di far parte del gruppo di chi passa di qua e appartiene a un’altra Valle, molto più alla mano e frequentata da gente normale. Decisamente CoVtina non sarà mai meta di vacanze per la nostra famiglia, né estive né invernali! A parte questi dettagli umani, riusciamo nel nostro intento e torniamo vincitori. Da domani i miei piedini santi saranno protetti e al sicuro da improvvise perdite di copertone e gli scarponi saranno battezzati attorno alle Tre Cime di Lavaredo!
Dirigendoci verso casa, inizia a piovere ma ci fermiamo lo stesso in una piazzola al lato della strada, a mangiarci i nostri panini con lo speck home made, uniti a succhi di frutta teteski e Ritter Sport con ripieno di frutti di bosco, granella di nocciole e rhum -che non abbiamo ancora capito perchè là si trovano e nel resto d'Italia no!
Salendo verso il Passo Falzarego, che in questi giorni abbiamo valicato una quarantina di volte, permane il tempo capriccioso, ma poco ci importa, non siamo con uno zaino in spalla e nemmeno ce lo dobbiamo mettere a breve... quello di oggi sarà uno dei pochi temporali che vedremo!
Tornado verso casa, la macchina -non si sa come- si ferma da sola alla solita Konditorei Dorigo e le nostre bocche automaticamente ordinano alla signorina dietro il banco due fette di torta per il solito dopo cena. In qualche modo bisogna festeggiare il nuovo acquisto e benedirlo con l'augurio di fare il suo dovere sempre e comunque!

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TRENTINO 2009

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